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Estelle Swaray: «La donna più single al mondo»

Articolo pubblicato il 28 marzo 2008
Articolo pubblicato il 28 marzo 2008
Una chiacchierata con la 28enne rapper, cantante e produttrice, per capire perché quest'inglese di origine senegalese, ha lasciato Londra per l'America. Dopo una collaborazione con il rapper americano Kanye West e dice di «essere stanca di aspettare il principe azzurro».

Dove arriverà il successo di Estelle? (Foto: © 2007 Andrew Zaeh)

A Parigi per un giorno, in un lussuosissimo hotel degli Champs-Elysées. Estelle, 28 anni, dice: «La prima cosa che mi viene in mente pensando a questa città è Carrie di Sex and the city. Andando in giro vorresti essere lei». Ci racconta di essere una fanatica della moda, soprattutto dopo aver visitato i magazzini Lafayette: «Stavo comprando dei vestiti nuovi dopo aver perso il mio bagaglio in aeroporto. Ma a un certo punto sono dovuta scappare dalla rue Faubourg St Honore (famosa strada parigina fiancheggiata da negozi di classe, ndr), perché stavo soffocando».

«I fucking hate cabbies, cabbies suck»

Il giornale inglese The Times sostiene che dopo dieci anni passati nell'industria della musica, l'attitudine musicale di Estelle non è cambiata. Un rapido sguardo alle parole del suo primo single 1980, e all’album del suo debutto The 18th Day (2004), che l'ha fatta diventare una star, per capire chi è la giovane artista.

Cresciuta nella zona occidentale di Londra: «Zii e fratelli che entravano e uscivano di prigione, tre letti per sei bambini, in chiesa tutto il giorno e tutti i giorni». Poi i giorni di “guerra con i tassisti” a Brooklyn, dove si trasferì all’inizio del 2007. «I fucking hate cabbies, cabbies suck» (“detesto i tassisti, sono odiosi”): così ci descrive la sua esperienza, improvvisando una canzone.

Come mai ha deciso di lasciare il suo Paese?

«Ne avevo abbastanza di questa merda, sono stufa, volevo staccare per un pò», ammette. «Sono arrivata ad un punto in cui il troppo è troppo. Troppa falsità e troppa ipocrisia, la gente è pazza. Avevo bisogno di allontanarmi e capire chi sono diventata». È stata lei stessa a finanziare il suo ultimo disco, Stellarents, «permettendo alla mia carriera di andare avanti visto che nessuno sapeva cosa fare di me». Estelle, che nasce come rapper, ha stupito tutti diventando produttore e iniziando a suonare: «Non sono qui per soddisfare le preferenze di nessuno», dice. «Prendere o lasciare».

Collaborare con Kanye West

Estelle fa parte di quel ristretto gruppo di artisti inglesi, come Leona Lewis, Dizzee Rascal, De la Soul, che sono riusciti a sfondare Oltreoceano. «Il problema è che andiamo là, ci adeguiamo a loro e non siamo più noi stessi», dice infervorandosi. «Sto lì e faccio musica per ragazzi e ragazze che sanno di cosa parlo», dice riferendosi ad American Boy, il cui primo single uscirà il 31 marzo. «Non voglio essere nessun altro che me stessa. Non bisogna avere troppe presunzioni, basta accontentarsi di poco».

Sembra che se la stia cavando molto bene. Parole come “semplice” e “facile” continuano a saltar fuori parlando del suo passaggio in America. Lasciata l’etichetta britannica, è diventata prima stella della Homeschool Records di John Legend. Il suo album contiene una traccia prodotta dal DJ inglese Mark Ronson, «prima che fosse Mark Ronson» (famoso produttore e musicista inglese, ndr).

Ci spiega come è nato American Boy: «Ero con Will.i.am dei Black Eyed Peas, e cercavamo di far piacere la musica house a John Legend. Cazzeggiavamo quando Kanye West entrò e cominciò a fare due giri di stepping. Cominciammo a rappeggiare e ne uscì una vera e propria melodia». Poi continua, quasi stupita: «Non volevamo fare qualcosa alla Jamiroquai, né tantomeno house, pop, punky o bass». Quando il suo manager le ha detto che di fronte a quel testo Kanye West “ha rappeggiato” non ci poteva credere. «Ne ha fatto del freestyle! Mi diede l’opportunità di un vero e proprio duetto invece che una semplice comparsa».

Estelle e la sua collaborazione con Kanye West in American boy

Il wolof del nonno

«Maa ngi fii rek», così risponde Estelle quando le chiediamo come se la cava con il wolof, la lingua ufficiale del Senegal, paese originario della madre e dove vivono ancora alcuni dei suoi familiari. «La sto smettendo di imbastardire la lingua perché la gente comincia ad insultarmi». Potrebbe anche non parlare la lingua materna, ma sta programmando di ritornare in Senegal la prossima estate per uno spettacolo. «Mio nonno è senegalese, sarebbe un onore fare qualcosa in suo ricordo, è morto l’anno scorso».

E per quanto riguarda il ritorno in Europa? «Tornerò più avanti, dipende da dove e quando avrò un compagno e quando avrò voglia di un bambino. Sarà il mio corpo a dirmelo».

Ma torniamo al punto. «Sono la donna più single del mondo», sospira tristemente. «Sono molto impegnata e indipendente. Molti uomini vedono questo come una minaccia. Sono stufa di pensare al principe azzurro».

La sua vita amorosa ha ispirato Shine. «Mi ci sono voluti quattro anni per inciderlo, sono cresciuta, ho cambiato etichette e città, la mia vita è migliorata molto. Ogni singola traccia è collegata alla mia vita reale e temo anche che un ragazzo venga da un momento all'altro e mi denunci».

Dance, motown, soul, zouk e reggae, tutti generi praticati da sua madre (senegalese) e dal suo patrigno (dell’isola di Grenada), e che hanno influenzato tantissimo la sua musica, che lei definisce «vera conversazione, nessuna predica. Ho vissuto quelle esperienze con certi ragazzi e probabilmente non avrei dovuto fare certe cose. Ma questo è il cuore del lavoro. Sono io, non posso e non aggiungerò altro». Ci lascia con un sorriso prima di scappare per prendere il treno che la porterà a Londra.

Le quattro cose che meglio la descrivono:

Dice di essere «figlia di sua madre»

Sul paragone mediatico con Lauryn Hill

«Sono orgogliosa del paragone, lei è una leggenda. Se la gente tra dieci anni ascolterà me come ascolta lei, allora anch'io entrerò di diritto in quella categoria!»

Sul soffrire di insonnia

«Non sono piacevole le mattine. Sono una nottambula, giro per club e studios. Svegliarmi tra le 7 e le 9 è una vera impresa, e ogni volta mi sveglio incazzata! Sono così…»