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Essere transessuale in Spagna: una dura lotta contro la discriminazione

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2010
Articolo pubblicato il 12 febbraio 2010
Mentre gli omosessuali, le lesbiche e i bisessuali, rifiutati in passato, sono riusciti poco a poco a farsi un posto nella società, per i transessuali la situazione resta complessa. Uno sguardo sulla realtà spagnola.

La società spagnola negli ultimi 50 anni ha fatto notevoli progressi. Solo nel 1954, Franco, grazie alla modifica della legge riguardante i vagabondi e i malviventi, faceva in modo che molti omosessuali e transessuali fossero incarcerati e ricevessero maltrattamenti di ogni tipo. Sembra che il dittatore tentasse di sradicare questo "vizio" a forza di bastonate e facendo morire di fame le persone.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Legalmente, i transessuali possono cambiare nome dal 2007, dopo l'approvazione della "Legge che regolamenta la correzione dei registri anagrafici in materia di sesso delle persone". Quando un transessuale decide di vivere con il sesso a cui sente di appartenere, può cambiare nome, senza bisogno di sottoporsi prima ad un’operazione. Per poter fare la modifica all'anagrafe bisogna rispettare dei requisiti: il medico deve aver diagnosticato la disforia del genere e devono essere trascorsi almeno due anni in sintonia con il nuovo sesso.

Cambiare sesso

La transessualità continua a essere raffigurata nei manuali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità come disturbo psichico, cosa per cui le organizzazioni transessuali di tutto il mondo hanno protestato pubblicamente il 16 ottobre 2009. Questa considerazione implica che i transessuali si debbano sottoporre a valutazione psichiatrica per poter accedere a un trattamento ormonale e/o chirurgico, ma anche che lo stato sociale copra i costi di tali operazioni, almeno in alcune comunità autonome della Spagna.

Secondo il dottor García-Camba, primario del reparto psichiatrico dell'Hospital Universitario de la Princesa de Madrid, è di importanza primaria che nel processo di cambio del sesso intervenga un'equipe di psichiatri, psicologi e chirurghi per valutare se si tratti di un caso reale di transessualità e non di qualche altro problema psicotico o di confusione di ruoli, per sostenere psicologicamente il paziente. In nessun caso per iniziare un trattamento psichiatrico di riconversione dal transessualismo. «Lo psichiatra deve far vedere al paziente che sta dalla sua parte; deve valutare e fare una diagnosi, ma solo per aiutarlo», assicura. Esiste un movimento di transessuali che lotta contro la catalogazione della transessualità come disturbo mentale, anche se in molte occasioni si legittima il disturbo mentale, visto che facilita l'accesso al servizio sanitario. Secondo Sonia Fernández, responsabile della sezione trans del COGAM (Colectivo de gays, lesbianas, transexuales y bisexuales de Madrid), riuscire a cambiare è importante, visto che, spiega, «nella sanità pubblica non si trattano solo malattie, ma anche le gravidanze, che di sicuro non rappresentano una patologia». Nonostante ciò considera che ci siano maggiori urgenze, come il fatto che la copertura sanitaria debba essere estesa a livello nazionale.

Il 2010 è l'anno dei diritti dei transessuali a livello nazionale e la FELGTB (Federación Estatal de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales) sta realizzando una serie di campagne in cui tutto ruota intorno a questo collettivo. Lo slogan dell'orgoglio gay del 2010 sarà “Año para Transformar” (l’Anno per Trasformare), con l'obiettivo di far sentire la voce dei transessuali. La società li identifica subito con il mondo della prostituzione e dello spettacolo, pregiudizo che le associazioni vogliono cancellare.

Rifiuto della società

Foto di Dominic's pics /Flickr«Noi transessuali nasciamo in società sbagliate, non in corpi sbagliati». Con queste parole, Lizethe Alvarez Echeverri, transessuale colombiana stabilitasi a Madrid, dimostra fino a che punto loro soffrano per il rifiuto della società. La maggior parte di loro, quando decide di fare il grande passo e cambiare il ruolo assegnatogli alla nascita, deve scontrarsi con l'incomprensione di familiari e amici. Alcuni si vedono obbligati a cambiare città o anche paese, con in più la difficoltà dovuta al fatto che la maggior parte ha fatto solo studi di base, visto che molti abbandonano studi superiori o si ritirano prima di portarli a compimento a causa della discriminazione.

Tuttavia, Sonia Fernández spiega che lei è molto più integrata nella società da quando ha cominciato a vivere come donna. «Non ho dovuto cambiare né città, né quartiere e neanche lavoro. Adesso sono una persona molto più socievole - afferma - prima del cambiamento ero diventata una persona scontrosa: non uscivo di casa, andavo a lavorare e non parlavo con nessuno». Sonia dice che esiste una sorta di "transfobia", che molte volte è dovuta ad un fatto di ignoranza, non di cattiveria. «A volte non ho potuto ritirare dei pacchi alle poste perchè mi dicevano che la persona nella foto era un uomo e non capivano che ero io. Credo che nella vita ci siano due modi di affrontare queste situazioni: una è stare sulla difensiva, la seconda è essere ottimisti. Io scelgo la seconda».

Sonia si accorgeva di essere diversa dagli altri bambini di cinque anni, anche se in quel momento non sapeva esattamente quel che le succedesse. I suoi genitori l'avevano portata da svariati psicologi durante la sua adolescenza, finchè uno di questi aveva detto loro: «Vostro figlio non è omosessuale, quello di cui ha bisogno è essere una bambina», ed è stato così che hanno scoperto ciò che le succedeva, anche se sono passati degli anni prima che lei si decidesse a farsi operare.

Secondo uno studio publicato nel 2004 dalla Fundación para la Identidad del Género (FIG), in Spagna ci sono 31.938 transessuali, anche se solo 2.826 sono stati diagnosticati come tali. Questo vuol dire che solo il 10% vive in armonia con la sua condizione, mentre gli altri lo nascondono per i pregiudizi, la discriminazone sul lavoro, o semplicemente perché pensano di non essere capaci di accettarlo. Resta tanta strada da fare perché i transessuali possano avere una vita normale. Il primo passo l'hanno già fatto quelli che vivono facendo quello che sentono e sfidano i canoni che la società gli impone quotidianamente. Il secondo passo lo deve fare questa società, capendo, accettando e aprendosi per conoscere una realtà tanto vicina, che allo stesso tempo continua a essere sconosciuta.