società

Essere studenti in tempo di guerra

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 02 dicembre 2008
L’associazione francese Etudes sans frontières offre a giovani di paesi in guerra la possibilità di studiare all’estero. Costruire un futuro di pace è l’obiettivo dei suoi volontari. Intervista.

In molti paesi in guerra il diritto allo studio e la possibilità di fare carriera non sono garantiti scontati. L’Ong Studi Senza Frontiere (Etudes sans frontières) – fondata a Parigi nel 2003 da Rafael Glucksmann, figlio del filosofo Andrè Glucksmann, insieme ad altri studenti francesi – si propone di offrire un’opportunità a giovani che vivono in zone devastate da conflitti, o politicamente instabili, come nel caso del Ruanda o della Cecenia. Cinquecento studenti europei sono membri attivi di questa rete, presente in Spagna, Italia, Germania e Francia. La sua presidentessa, Aurelia Chaudagne, ci racconta come funziona.

Come aiutate i giovani che non possono studiare nel loro Paese d’origine?

(www.etudessansfrontieres.org)«Se la situazione di un Paese e le nostre risorse, in termini economici e umani, lo consentono offriamo delle borse di studio e organizziamo l’accoglienza degli studenti in Francia e Europa. Le spese del soggiorno sono totalmente a nostro carico, e agli studenti viene offerta assistenza sul piano amministrativo e socio-culturale. Sono già centonovanta gli studenti che hanno beneficiato di questo programma nell’arco di cinque anni».

Cosa devono fare gli studenti per aderire al vostro programma?

«Attualmente operiamo in zone come Cecenia, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo e nel Sahara Occidentale, dove dei corrispondenti di fiducia ci aiutano nella ricerca dei candidati. Gli studenti devono riempire un dossier, e incontrare successivamente i corrispondenti locali che effettuano una prima selezione. Noi ci occupiamo in seguito della selezione finale, basandoci sulle candidature, e su eventuali suggerimenti dei nostri corrispondenti. Il criterio più importante resta comunque la motivazione e le aspirazioni future del candidato».

Come finanziate le vostre attività?

«Le nostre risorse finanziarie poggiano soprattutto sulle offerte della gente, e su alcuni finanziamenti di enti pubblici e privati. Ci aiutiamo anche attraverso iniziative speciali: le cartoline di auguri che stiamo vendendo in questo periodo sono un esempio. Il nostro budget è molto limitato, e vincola fortemente lo sviluppo dei nostri progetti. Per esempio, finanziare una borsa di studio di un anno in Ruanda (mille euro circa) non è la stessa cosa che accogliere uno studente ceceno a Parigi (tra diecimila e dodicimila euro)».

Quali sono i compiti dei vostri volontari?

«I volontari dell’associazione aiutano in occasione di attività speciali, o si dedicano ad un progetto specifico durante tutto. I nostri volontari possono inoltre fornire corsi di supporto agli studenti stranieri, organizzare visite culturali, occuparsi dello stand dell’associazione in occasione di fiere o altri eventi, coordinare azioni volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, oppure curare mostre e conferenze. I volontari possono anche gestire il budget per un determinato progetto, lavorare nella parte comunicativa, o addirittura proporre nuovi progetti studiandone la fattibilità. Spirito d’iniziativa e competenze di ogni genere sono naturalmente i benvenuti. Prediligiamo in modo particolare volontari che hanno disponibilità di più ore alla settimana per tutto l’anno».