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Emigranti, fedeli e nuovi bergamini. I sikh, dal Tempio d'Oro all'Europa

Articolo pubblicato il 16 aprile 2012
Articolo pubblicato il 16 aprile 2012
La diaspora degli indiani di religione sikh ha interessato, negli ultimi anni, diversi paesi dell'Unione Europea, oltre alla tradizionale meta di destinazione, il Regno Unito.
Vi presentiamo oggi uno dei primi immigrati in Italia: dopo un lungo periodo di difficoltà economica, il signor Singh è riuscito a trovare lavoro come panettiere e a gettare le basi di una delle comunità più importanti del paese. In cambio, ha dovuto privarsi di uno dei simboli di appartenenza alla sua religione.

Dinamiche complesse hanno contribuito nel corso degli anni a delineare i tratti della migrazione sikh. La peculiarità del fenomeno è riconducibile alla ricorrente politica dell’India in momenti storici ben precisi. Stando ai dati forniti dall’Annual Report del 2011 diffuso dal Ministry of Overseas Indian Affairs, tra i 27 milioni di indiani sparsi nel mondo, circa 3 milioni sarebbero sikh, molti dei quali sono andati ad accrescere la presenza di forti comunità regionali del tessuto sociale europeo.

In fuga dall'India per un posto fisso in panetteria

Il signor Singh è un uomo sulla sessantina, alto e smilzo, col mento ben rasato e un capello corto chiuso perfettamente da due basette appena accennate. Indossa una camicia beige e un pantalone grigio. A prima vista difficilmente sarebbe riconoscibile come sikh. La tradizione religiosa impone infatti le “cinque K”, ossia i cinque segni distintivi obbligatori per ogni fedele battezzato: Kesh, la barba e i capelli lunghi; Khanga, il pettine; Kara, il braccialetto di ferro; Kirpan, il pugnale; Kach, un paio di pantaloni fino al ginocchio.

Prima di entrare nel tempio è obbligatorio coprirsi il capo con una bandana, solitamente distribuita all'ingresso.

Il forte simbolismo, insieme al classico turbante, ha contribuito spesso a creare facili stereotipi ed ambigui accostamenti. Per non parlare delle difficoltà con la polizia, per giustificare il possesso di un pugnale. Siamo di fronte a una ritualità pratica, concreta, esibita come un segno indissolubile di appartenenza.

Il sobrio salotto di casa Singh a Cori, in provincia di Latina (Roma), è abbellito da due quadri appesi alle pareti. Il primo è un’immagine del Tempio d’Oro di Amritsar (vedi la foto di copertina). Il secondo invece è una foto del padre, vecchio fedele militante ucciso negli scontri con l’Esercito Indiano nel giugno del 1984, durante l’Operazione Blue Star. A seguito dei feroci scontri perpetratisi nella città sacra del Punjab in cui morirono più di mille persone, Indira Gandhi fu assassinata da una sua guardia del corpo sikh, e gli anni che seguirono videro lo scatenarsi di pogrom in tutto il paese. Fu in quel periodo che Singh fuggì dall’India.

Dopo un breve periodo trascorso in Grecia, raggiunse l’Italia, diventando uno dei primi a insediarsi nella regione laziale e a gettare le basi di una delle comunità più importanti del paese. Inizialmente lavorava la terra per poco più di un euro al giorno, poi col tempo, grazie soprattutto allo spirito di sacrificio e lavoro che contraddistingue la religione di Guru Nanak (il fondatore della religione), è riuscito a ottenere un posto fisso nella panetteria del paese.

Gli è stato fatto notare, tuttavia, che portare i capelli e la barba lunghi, il Kesh, ossia una dei 5 simboli della religione, non garantirebbe gli standard igienici necessari alla lavorazione del pane. E’ per questo motivo che non si è ancora battezzato. Il rituale infatti impone l’obbligo di rispettare tutte le 5 K della tradizione.

Sull'altare è custodito il Guru Granth Sahib, il testo sacro della religione. In segno di rispetto, tutte le persone, fedeli e ospiti, devono coprirsi il capo e togliersi le scarpe.

La comunità sikh in Europa

La spinta definitiva alla migrazione sikh verso l’Europa venne dalla crisi economica degli anni sessanta, e dalla crisi politica successiva all’assassinio della Gandhi. Per quanto riguarda l’Inghilterra, il punjabi è la seconda lingua più parlata dopo l’inglese e molte famiglie sono ormai giunte alla quarta generazione. Negli altri paesi il fenomeno invece è molto più recente e tutt’ora in atto, testimoniato dalla sempre più crescente presenza diGurdwara in tutti i Paesi dell'Unione Europea.

Se in Inghilterra le scuole diventano sikh su cafebabel.com

Il Belpaese è diventato la seconda meta di destinazione dopo l’Inghilterra. Nel 2000il Gurdwara di Novellara, nella provincia di Reggio Emilia, fu inaugurato dall’allora presidente della Commissione Europea,Romano Prodi, mentre nell’agosto 2011 a Pessina Cremonese è stato inaugurato il secondo Gurdwara più grande d’Europa, di 2.000 metri quadrati, e con una capacità di 600 persone.

Sono sempre di più i sikh che raggiungono l’agro pontino e la pianura padana per dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento. Un articolo comparso sull’International Herald Tribune ha messo in evidenza come il formaggio Grana Padano sia stato salvato proprio dai sikh, diventati i nuovi “bergamini” italiani (così si chiamavano i casari nel dialetto lombardo, mestiere quasi scomparso prima dell'arrivo dei sikh). Una comunità ormai ben radicata che, grazie a uno sforzo collettivo, è riuscita a raccogliere autonomamente i fondi per la costruzione del Gurdwara (letteralmente "la porta del guru", il luogo di culto del sikhismo) di Lavinio.

Il gesto ha una velanza rituale fortemente simbolica poichè, il passaggio del cibo indistantemente distribuito, nasce come opposizione al concetto di purezza tipica dell'Induismo.

La presenza dei sikh è continua e costante ormai da decenni, contribuendo in modo costruttivo a forgiare un nuovo ideale identitario europeo che dall’Asia si dipana tra le diverse province del Vecchio Continente. Una presenza destinata a restare, a differenza delle solite mode mediatiche sull’India.

E' possibile leggere l'articolo originale di Mario Paciolla sul babelblog L'Europeo Napoletano.

Foto del tempio d'oro di Amritsar: planemad/flickr; Foto nel testo: © Ilaria Izzo