società

E voi, siete femministi o egalitaristi?

Articolo pubblicato il 13 aprile 2015
Articolo pubblicato il 13 aprile 2015

[OPINIONE]

In pieno dibattito su questi rapper da due soldi che denigrano le donne e che mi fanno venire voglia di dire «ah, il rap era meglio prima», rispondo al mio interlocutore (che sembra trovare tutto questo molto divertente): «Per fortuna che ci sono ancora dei rapper come Akro che non hanno paura di passare per femministi».

Lui sembra piuttosto perplesso. Nel giro di poco, mi accorgo che non conosce nemmeno la definizione del termine femminismo, che si limita ad associare a una banda di megere rabbiose. Eh no, femminismo non è sinonimo di odio nei confronti degli uomini. 

Come ha detto Emma Watson nel suo discorso del 20 settembre, in occasione del lancio della campagna HeForShe, «il femminismo si può definire come la convinzione che uomini e donne debbano godere degli stessi diritti e delle stesse possibilità. Si può dire femminista chiunque creda nell'uguaglianza politica, economica e sociale tra sessi».

Continuo per la mia strada e gli spiego che si tratta di una causa da prendere sul serio. Nel 2015, ci sono ancora donne che non hanno il diritto di guidare la macchina, di ricevere un'educazione appropriata e che assistono alle conferenze sedute per terra perché non hanno diritto a una sedia come gli uomini. Ci sono paesi in cui gli stupri possono essere commessi impunitamente. E un presidente turco che afferma che «le donne non dovrebbero essere considerate al pari degli uomini». Come se non bastasse, una donna su tre è vittima di violenza coniugale. È scandaloso, amorale, rivoltante, scioccante e potrei continuare a lungo con altri sinonimi.

Fortunatamente, in questi ultimi anni abbiamo assistito al rimpopolarsi del movimento femminista (ma, sfortunatamente, non del termine in quanto tale). E sono state sempre di più le personalità influenti a schierarsi a favore di questa causa. Christina Aguilera lo aveva già fatto, anche se in modo piuttosto volgare, nel suo video Can’t Hold Us DownBeyoncé lo ha rivendicato riprendendo parte del discorso di Chimamande Ngozi Adichie nella sua FlawlessPatricia Arquette ha fatto lo stesso durante la cerimonia degli Oscar ed è stata applaudita da Meryl StreepGucci ha lanciato la campagna internazionale Chime For Change. Ci sono delle femministe radicali, un po' meno eleganti e ben più provocatorie di Emma, che mostrano seni nudi e che rispondono al nome di Femen. E poi ci sono uomini come Guy-Bernard CadièreDenis Mukwege, tutti e due medici impegnati nella lotta alla violenza contro le donne. È vero, il messaggio viene spesso trasmesso in maniera maldestra e non sempre intelligente, ma è chiaro: uguaglianza dei sessi, ovunque e per tutti.

Dopo aver illustrato la definizione di "femminista" al mio interlocutore, ecco che questo mi risponde che secondo lui il termine scelto non è dei migliori. Se è l’uguaglianza per tutti che stiamo difendendo, tutto ciò lo dovremmo chiamare umanista oppure egalitarista, controbatte. Non gli do subito ragione e, ancora esaltata per come ho argomentato la mia tesi, resto ferma sulle mie posizioni, rivendicandomi una femminista. Eppure lui non ha torto. Anzi. Lui, come molti altri uomini, avrebbe potuto essere un attivista migliore se il termine femminismo non avesse comportato una connotazione così negativa. In alcune interviste che mi sono capitate sottomano, spesso gli uomini cominciano le loro frasi con un «non mi definirei femminista. Piuttosto, sono per l'uguaglianza tra sessi...». Cari signori, sì, voi siete dei femministi o, se preferite, degli egalitaristi. Infondo, che importanza ha il termine utilizzato? 

Stiamo tutti difendendo la stessa causa.