società

E il Kosovo festeggia il primo anniversario

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
A un anno dalla proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo lo Statuto di Pristina, benché riconosciuto da molti stati, resta appeso alla Corte di Giustizia internazionale. E, mentre la Serbia medita di entrare nell’Ue, pare non abbia rinunciato a riprendersi l’ex provincia

A giugno 2008, dopo nove anni di reggenza dell’Onu, la maggioranza etnica albanese al Governo ha preso il potere. A dicembre, l’Onu ha passato polizia, giustizia e dogana nelle mani della tardiva missione europea Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo, stabilita nel febbraio 2008). Il 21 gennaio, le forze armate del Kosovo, un esercito nazionale di fatto, ha rimpiazzato il corpo di protezione del Kosovo, regolato dall’Onu, e in gran parte disarmato. Dal 17 febbraio 2008, cinquantaquattro membri dell’Onu hanno riconosciuto il Kosovo. Cinque stati dell’Ue si sono rifiutati, anche se è stato raggiunto un accordo con la Serbia.

Un Kosovo ancora diviso sulla linea etnica

I movimenti della Serbia sulla scena internazionale, così come in Kosovo, frustrano gli sforzi di Pristina. Fornendo delle strutture parallele per la salute, l’educazione e la sicurezza sociale, la Serbia continua a mantenere i serbi kosovari fuori dalla portata delle autorità albanesi. A marzo, il quotidiano kosovaro Koha Ditore ha reso noto che Belgrado ha stanziato circa 50 milioni di euro per pagare i serbi kosovari che lavorano per il Governo. A giugno, un’assemblea avversaria è stata disposta nella città etnicamente divisa di Mitrovica. L’ufficio serbo di Gracanica emette passaporti serbi. Ciò fa si che il Kosovo sia diviso sulla linea etnica. A novembre, il piano in sei punti per Eulex ha ottenuto l’appoggio del consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma invece di confermare l’indipendenza del Kosovo, la commissione dell’Ue ha sviluppato uno stato neutrale. In un’intervista per l’agenzia Beta di Belgrado il 14 novembre, il Presidente serbo Boris Tadic si rallegra: «L‘Eulex assicura il funzionamento della risoluzione 1244, l’unico atto internazionale che asserisce l’integrità della Serbia». La Serbia avrebbe «strumenti sufficienti per influenzare la situazione nelle aree popolate da serbi».

(litherland/ ctot_not_def/ DumbYellowDog/ Flickr)

La Serbia nell’Ue

Alla Serbia potrebbe essere concesso lo status di candidato già alla fine del 2009. Il report sul progresso ha affermato che Belgrado è decisamente avanzata per quanto riguarda quei requisiti chiave per essere membro della Ue, come la completa collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale per l’Ex-Jugoslavia (Icty). Ma le relazioni con le nazioni vicine sono altra storia. L’Ue ha già utilizzato la sua “carota” quando, ad aprile, ha offerto alla Serbia “l’accordo di stabilizzazione e associazione” (Saa) per sostenere – con successo – le possibilità di Tadic alle elezioni parlamentari di maggio. Il suo Governo pro-europeo, ha messo da parte la posizione oltranzista dell’ex Primo ministro Vojislav Kostunica ed ha aperto al dialogo. Belgrado ha reintegrato gli ambasciatori che aveva precedentemente richiamato da quei Paesi che riconoscevano il Kosovo. Spetta alla Corte di Giustizia internazionale (IcJ, massimo organo di giurisprudenza dell’Onu) cercare di sbrogliare la matassa della legalità dell’indipendenza del Kosovo.

(GNU-FDL/ ds.org.yu/ zorandjindjic.org/ Wikimedia)Ma, la Corte di Giustizia internazionale ci ha metterà del tempo, cosa che permetterà alla Serbia di concentrarsi sull’entrata nell’Ue, cosa che Tadic ha seguito con cura. Belgrado crede che questo possa succedere senza che lo “statuto” sia definito, come nel caso di Cipro del 2004. La sola cosa che la Serbia può fare è limitarsi a chiedere a quelli che non hanno riconosciuto il Kosovo di sottoporre la loro opinione all’Icj oppure bloccare la partecipazione di Pristina alle organizzazioni internazionali. «Il Kosovo non sarà né membro dell’Onu né dell’Ocse. Non farà parte delle organizzazioni mondiali», questo avrebbe detto, secondo Afp, il 28 febbraio 2008, il Ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic. Belgrado spera che dopo la sua entrata nell’Ue e dopo che la Icj abbia fatto il suo dovere, il Kosovo possa tornare nelle sue mani. In un’intervista per l’agenzia FoNet di Belgrado, il 2 gennaio, Tadic ha aggiunto che la Serbia stava pensando a una soluzione sia per gli albanesi che per i serbi in Kosovo. L’Ue sembra voler concedere qualcosa alla Serbia, come annunciato dal Ministro degli esteri francese Bernard Kouchner. Le nazioni europee non appaiono unite, ecco perché l’Ueriuscirà ad imporre una soluzione solo con parecchie difficoltà. Il quotidiano Blic ha diffuso la seguente notizia: se il Kosovo del nord si unisse alla Serbia, allora l’Ue e gli Usa potrebbero chiudere un occhio, e il sud potrebbe essere riconosciuto.

Tadic, in un’intervista per la Rts di Belgrado il 29 settembre scorso, ha detto che la «divisione non è in programma»,. Ma «qualsiasi cosa è meglio che concedere tutto a uno, togliere tutto a un altro». Fino a quando l’Icj non emetterà il suo verdetto, non verranno fatti grossi passi avanti. Se la Serbia diventasse membro dell’Ue, o se il Kosovo avesse successo nel riuscire a far integrare la minoranza serba, ci potrebbe essere uno scambio di posizioni.