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Due mamme per un “bebé Thalys”

Articolo pubblicato il 13 luglio 2007
Articolo pubblicato il 13 luglio 2007
Aumentano le coppie lesbiche francesi che optano per l’inseminazione artificiale in Belgio o in Olanda a causa della severa legge nazionale sulle adozioni.

"Bebé Thalys". Marie-Pierre non sopporta più questa espressione. E neanche, aggiunge, quella di «turismo procreativo». Lesbica e madre di famiglia, considera deplorevoli queste frasi fatte che a suo avviso «non rendono giustizia a quello che è, prima di tutto, il desiderio di avere un bambino, il progetto di una coppia che vuole formare una famiglia». Il fenomeno dei "bebé thalys" – dal nome del treno che collega Parigi a Bruxelles e ad Amsterdam – per ora è ancora poco rilevante, ma sembra in aumento. Sempre più lesbiche francesi, infatti, si recano in Belgio o in Olanda per concepire un bambino.

Marie-Pierre e la sua compagna decisero di ricorrere all’inseminazione artificiale nel 2000. All’epoca avrebbero preferito l’adozione, ma la legge francese la proibisce alle coppie omosessuali, contravvenendo al diritto europeo: l’articolo 13 del Trattato di Amsterdam condanna infatti le discriminazioni "fondate sulle tendenze sessuali".

«Per poter adottare – spiega Marie-Pierre – una di noi avrebbe dovuto far finta di essere celibe e nascondere la propria omosessualità durante gli accertamenti per ottenere l’approvazione della Direzione degli affari sanitari e sociali.».

Cliniche della fertilità prese d'assalto

Accantonata l’ipotesi adozione, resta quindi un’unica soluzione: l’inseminazione. In Francia, però, solo le coppie eterosessuali con problemi di sterilità possono ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Molte lesbiche, quindi, scelgono di andare in Olanda o in Spagna. Martine Gross – ricercatrice del Centro nazionale della ricerca scientifica e autrice di un libro sull’omogenitorialità – afferma che la percentuale delle donne che si sottopongono a questo trattamento è in costante aumento: dal 2001 al 2005 sarebbe salita dal 40% al 60%.

La soluzione è divenuta talmente popolare che le cliniche della fertilità belghe hanno dovuto creare percorsi riservati alle coppie lesbiche francesi. Nel 1998 il centro universitario Erasme aiutò una trentina di loro ad avere un figlio. Nel 2000 si contavano già 170 pratiche. Fu persino necessario promuovere campagne per il reclutamento di donatori di seme. Nel 2002, visto l'aumento di domande, l’ospedale stabilì un tetto massimo di 600 casi all’anno. Altri istituti hanno deciso inoltre di fissare delle fasce orarie destinate alle lesbiche francesi.

Anne Delbaere, dottoressa dell’istituto Erasme, sottolinea quanto la scelta dell’inseminazione sia «frustrante sia per le donne sia per i medici che desiderano aiutarle. È ora che i politici francesi agiscano e la smettano di nascondere la testa sotto la sabbia».

Secondo alcune stime, 600 “bebé thalys” attraverseranno la frontiera franco-belga subito dopo il loro concepimento. Anche in Spagna l’inseminazione è possibile ma viene praticata in cliniche private. «Qui è due, tre volte più costosa che in Belgio» precisa Franck Tanguy, membro dell’Associazione dei Genitori Gay e Lesbiche.

Ipocrisia latente

In Francia solo la madre biologica gode di un riconoscimento legale. A differenza dei paesi confinanti, le famiglie omogenitoriali non sono riconosciute e non possono rendere nota la loro situazione nei censimenti ufficiali. Secondo Martine Grosse l’omogenitorialità riguarderebbe dai 200mila ai 300mila bambini. Un sondaggio realizzato nel 1997 per la rivista "Têtu" rivelò che circa l’11% delle lesbiche e il 7% dei gay erano genitori. Una stima probabilmente raddoppiata in 10 anni.

Giorno dopo giorno le coppie omosessuali con figli vivono in una situazione di mancato riconoscimento dei loro diritti e di profonda ipocrisia. La compagna di Marie-Pierre, che quotidianamente si prende cura dei loro tre bambini, è una straniera agli occhi della legge: non può firmare la pagella, far parte del consiglio di classe né prendere decisioni sulle cure mediche. In caso di separazione spetta al genitore biologico occuparsi dei bambini: il co-genitore non ha alcun diritto in merito. Se quest'ultimo muore, poi, non può lasciare nulla in eredità ai figli.

Ironia della sorte, Marie-France racconta che «la Caisse des allocations familiales (sorta di Cassa di previdenza per la famiglia e l'alloggio, ndr) li riconosce come nucleo familiare e che la sua compagna avrebbe perfino potuto beneficiare del congedo parentale.»

Fortunatamente nel quotidiano i casi di discriminazione riferiti dall'Associazione dei Genitori Gay e Lesbiche sono rari e l’educazione dei bambini prosegue senza ulteriori problemi. Così i nomi di entrambe le mamme figurano nel dossier dell’assistenza materna e l’ambiente sanitario le considera una coppia di genitori. Normali.