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Dopo le bombe: cosa succede nel Caucaso?

Articolo pubblicato il 15 agosto 2008
Articolo pubblicato il 15 agosto 2008
Si apre oggi a Bruxelles il vertice straordinario dei Ministri degli Esteri della Nato sul conflitto in Georgia. Un’analisi geopolitica della situazione nella regione: la politica di potenza russa e la volontà georgiana di entrare nell’Alleanza Atlantica. .

La guerra del Caucaso, più che una guerra tra georgiani e osseti, è parte di un preciso piano geopolitico. Tbilisi è pronta a tutto per aderire alla Nato, ma per questo deve riprendere il controllo del conflitto politico interno. Il Cremino cerca d’impedire l’allargamento dell’alleanza militare con l’Occidente e mostra, attraverso gli attacchi militari in Georgia, chi comanda nel Caucaso.

Rischiare per entrare nella Nato

Il Presidente della Georgia Michail Saakasvili ha corso un grande rischio: con una violenta azione militare ha cercato di riportare la rivoltosa provincia dell’Ossezia del Sud sotto il controllo georgiano. In questo modo ha cercato di risolvere uno dei “conflitti interni” che ostacolano l’entrata del Paese nella Nato. Il Presidente Saakaschwili aveva creduto che i russi si sarebbero tenuti fuori. Perché? L’Ossezia del Sud si trova sul territorio georgiano, dove le truppe russe non hanno nessun diritto., e speravano in un appoggio americano visto che la Georgia ha inviato almeno 2.000 soldati nella guerra contro l’Irak. E per gli Usa sarebbe un modo per controllare la Russia mettendosi dalla parte della Georgia. Ma Saakasvili ha sbagliato due volte: poche ore dopo i primi spari il Cremino ha inviato carri armati oltre il confine georgiano per prestare aiuti alla filo-russa Ossezia del Sud. “L’alleato Washington” ha piantato in asso il Governo di Tbilisi: per ora gli americani vogliono evitare il conflitto con la potenza nucleare russa.

Cuacaso: una polveriera

Inizialmente la guerra nel Caucaso era uno scontro tra due nazionalità, così come lo erano gli attriti che la regione si porta dietro da decenni. Tutto risale ad una funesta decisione presa da Stalin. Nel 1931 decise arbitrariamente di tracciare nuovi confini, dividendo così in due parti l’autonoma Repubblica d’Ossezia: la parte nord fu assegnata a Mosca e la parte sud a Tbilisi. Fin dall’inizio del 1990 la parte sud combatte per l’autonomia dalla Georgia e, a lungo termine, per la riunificazione con la parte nord. La guerra civile, che fino al 1992 ha imperversato nell’Ossezia del Sud, si stima sia costata la vita a circa 10.000 di persone. In 30.000 fuggirono, un terzo verso la zona centrale del Paese. La Georgia non avrebbe voluto rinunciare alla regione dell’Ossezia del Sud, e neppure all’altrettanto contesa Abkhazia. Entrambe le regioni sono, infatti, nella coscienza storica, una parte importante dell’identità nazionale. Saakaschwili vuole permette inoltre ai profughi della Georgia di ritornare alle regioni natali, promessa questa che gli ha permesso di vincere le elezioni.

Dall’annuncio dell’accordo per il cessate il fuoco nell’Ossezia del Sud nel 1992 e quello in Abkhazia nel 1994, in Georgia non sono cessate le agitazione, esplose poi il 7 agosto 2008. Michail Saakascwili deve riuscire a dominare il conflitto, altrimenti la Georgia non diventerà membro della Nato. L’entrata all’alleanza di difesa è un elemento importante della politica estera georgiana che, solo attraverso un legame stretto con l’occidente – come ritiene il Presidente – può liberare il Paese dall’influenza russa.

Per il popolo, la nuova guerra nel Caucaso è un conflitto di nazionalità; per il resto del mondo invece si tratta di spietata geopolitica. Con l’attacco illegittimo alla Georgia, il Cremino ha dimostrato la nuova forza acquisita e Mosca, con la sua dura offensiva mascherata come sostegno alle “truppe della pace” russe nel sud del Caucaso, vuole in realtà, prima di tutto, impedire l’adesione georgiana alla Nato. Sulla loro entrata all’alleanza di difesa insistono particolarmente gli Stati Uniti. In un piano strategico del Pentagono, che fu reso pubblico otto giorni prima dell’inizio della guerra, tanto la Russia quanto la Cina, furono indicate come potenziali nemiche. L’allargamento della Nato verso oriente, in Paesi come l’Ucraina e la Georgia, sarebbe un elemento importante per tenere a freno il potere della Russia in questa zona. E così il conflitto s’inasprisce. La Russia scende in campo, e forse anche gli Stati Uniti. Questo rende la polveriera ancor più esplosiva di quanto già non lo sia.

Florian Willershausen, l'autore di questo articolo, è membro della rete di corrispondenti n-ost.