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Discriminazione in Germania: "Tornatene in Corea!"

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2011
La rappresentazione della Germania come paese di integrazione di flussi migratori è diventata, ormai da lungo tempo, solo una leggenda. Già da parecchi anni molte persone lasciano il paese perché non riescono ad inserirsi. Tra di loro vi sono anche giovani molto promettenti che fanno le valigie a causa della discriminazione.

Martin è nato in Germania, ha studiato scienze politiche negli Stati Uniti e in Belgio e parla fluentemente tre lingue straniere. Ciò nonostante non riesce a trovare un posto di lavoro che corrisponda alle sue capacità. «Tutti dicono che i coreani e i vietnamiti sono da prendere ad esempio di integrazione in quanto riescono ad adattarsi, sono motivati all'apprendimento e sono fedeli al loro paese. Ma a che servono tutti questi complimenti se non hanno le stesse possibilità dei loro colleghi tedeschi?», si chiede Martin Hyun in un perfetto tedesco, anche perché il tedesco è la sua lingua madre.

«In quanto persona nata e cresciuta in Germania mi hanno davvero offeso»

«Quando mi sono candidato per un posto di lavoro presso il Ministero degli esteri, la prima domanda che mi hanno fatto è stata: "Sarai leale alla Germania nonostante tu sia coreano?". Invece agli uffici tedeschi del Comitato olimpico internazionale mi hanno chiesto se avessi intenzione di fare lobby per la candidatura della Corea alle Olimpiadi. In quanto persona nata e cresciuta in Germania mi hanno davvero offeso».  La maggior parte dei colloqui di lavoro che Martin ha sostenuto presso famose aziende tedesche si concludevano con la solita amichevole raccomandazione: "Sarebbe meglio per te cercare un lavoro in Corea poiché potresti sicuramente aver successo grazie alle tue competenze tecniche e linguistiche".

In Germania mancano circa 70.000 lavoratori specializzati

Le statistiche danno ragione a Martin. La Germania, che con difficoltà si era rassegnata al fatto di essere un paese di grande immigrazione in cui circa un cittadino su cinque ha origini straniere, deve ormai abituarsi al contrario: il flusso emigratorio cresce già da tre anni. In media circa 15.000 persone lasciano il paese ogni anno. Oltre alla gentrificazione della società e al tasso di natività più basso d'Europa, la Germania, che è il paese più popolato dell'Unione Europea, ha registrato negli ultimi otto anni un calo della popolazione di circa un milione di abitanti.

Le sue opinioni sull'immigrazione hanno creato scalpore in GermaniaDa tempo i dati economici e gli esperti hanno dato l'allarme: la Germania sta perdendo competitività. Medici, ricercatori e ingegneri emigrano e non si tratta più solo di tedeschi. Coloro che fanno le valigie e se ne vanno sono sempre più giovani immigrati o figli di immigrati che, come Martin, non vedono prospettive di crescita per la loro carriera. Basti pensare che al momento l'economia tedesca necessita di 70.000 lavoratori specializzati e il tentativo di attirare nuova manodopera qualificata dai paesi esteri ha avuto pochissimo successo: nel 2009 la residenza è stata concessa solo a 142 lavoratori specializzati.

La fuga di personale straniero qualificato ha alimentato il dibattito sul fallimento dell'integrazione degli immigrati in Germania, dibattito che era stato scatenato da Thilo Sarazzin nel 2010 con le sue tesi controverse riguardo i mussulmani. All'epoca il Cancelliere federale Angela Merkel aveva annunciato il fallimento assoluto del multiculturalismo in Germania; invece secondo il ministro degli interni de Maizière era solo il 15% degli immigrati a rilevare problemi di integrazione.

«Stiamo parlando di discriminazione e razzismo»

Circa 900 rappresentanti dell'élite turca in Germania hanno protestato con una lettera aperta contro il dibattito a senso unico portato avanti dal mondo politico e dai media: «La fiducia e l'impegno che abbiamo nei confronti del nostro paese e della nostra società soffrono per questa situazione». La lettera di protesta si riferisce ad uno studio condotto dalla fondazione Friedrich-Ebert secondo la quale circa un terzo dei cittadini tedeschi sono d'accordo con le seguenti affermazioni:«Gli stranieri vengono nel nostro paese per sfruttare la protezione sociale»; «Per combattere la carenza di posti di lavoro dovremmo rispedire gli immigrati al loro paese». «Non si tratta di integrazione, stiamo parlando piuttosto di discriminazione e razzismo, ma anche del fatto che gli immigrati sono frustrati perché non hanno le stesse opportunità dei loro colleghi tedeschi nel mondo del lavoro», insorge così, parlando di integrazione, Kenan Kolat, presidente della comunità turca in Germania. Quattro studenti su cinque che hanno origini turche provengono da famiglie emarginate dal sistema educativo; nel caso dei tedeschi invece questo riguarda soltanto il 16% degli studenti.

Nel mondo del lavoro non funziona allo stesso modo

Un altro esempio che ci porta a riflettere sul problema dell'integrazione in Germania è il caso di Kadir Sak, 23 anni, tedesco da ormai due generazioni e proveniente da una tipica famiglia dell'Anatolia. Sua madre beneficia del programma Harzt-IV (sussidio per i disoccupati tedeschi). Nonostante le loro origini Kadir, suo fratello e sua sorella sono riusciti ad essere ammessi all'università. Egli vorrebbe diventare insegnante ed essere un esempio per i bambini che come lui non hanno origini tedesche. Tuttavia dubita sempre di più del paese in cui vive e si rende conto che, nonostante voglia sentirsi tedesco, lui sarà sempre considerato prima di tutto turco.

E tutto questo nonostante il suo aspetto non riveli in alcun modo le sue origini. «Mentre io sembro tedesco, mio fratello ha la pelle e i capelli scuri e infatti per lui è ancora più dura». Anche Kadir e sua moglie pensano di seguire l'esempio di tutti quei lavoratori specializzati turchi che sono ritornati nel loro paese d'origine, ma è consapevole che anche in Turchia incontrerà delle difficoltà. «A casa parlo tedesco con mia moglie, lo trovo più facile che parlare il turco. Dopo che mi sentono dire solo qualche frase capiscono subito che sono tedesco. Mi trovo tra due mondi, ma in realtà non appartengo né ad uno né all'altro», dice Kadir scrollando le spalle. Tuttavia non ha alcuna intenzione di abbandonare il suo obiettivo: «La società tedesca», afferma Kadir, «ha sempre più bisogno di immigrati qualificati, lo dice anche la Merkel!».

Questo articolo è stato pubblicato il 16 novembre 2010 in forma abbreviata nel quotidiano ceco Hospodářské noviny

Foto: (cc)Loving Earth/flickr; Sarrazin (cc)oparazzi photos/flickr; Multikulti (cc)Gertrud K./flickr