società

“Die Toten kommen”: le vittime del Mediterraneo bussano alla porta della Merkel

Articolo pubblicato il 17 giugno 2015
Articolo pubblicato il 17 giugno 2015

Dopo aver suscitato scalpore con l'"Europäischer Mauerfall" – il furto delle croci poste in memoria delle vittime del Muro di Berlino – ora il collettivo di artisti "Zentrum für politische Schönheit" porta i morti del Mediterraneo in Germania, contro “l’isolamento e la mancanza di solidarietà tra i paesi europei” e portando così l’attenzione su un problema costantemente rimandato.

Con la campagna di crowdfunding "Die Toten kommen" (Arrivano i morti, n.d.r.), il collettivo di artisti tedesco Zentrum für politische Schönheit (Centro per la bellezza politica, n.d.r.), vuole portare i profughi morti nel Mediterraneo «nel cuore dell’Europa», per dare loro una degna sepoltura. «Da questa settimana non lasciamo più i morti a marcire in fosse comuni o in celle frigorifere nel sud dell’Europa» dicono nel video pubblicato il 14 giugno per promuovere la campagna, mostrando le foto dei  17 profughi annegati alla fine dello scorso anno, ammassati l'uno sull'altro in una cella frigorifera. 

Portiamo il problema in Germania

L'11 novembre 2014 con l'"Europäischer Mauerfallil collettivo aveva staccato le croci bianche poste a Berlino in memoria delle vittime del Muro proprio in coincidenza dell'anniversario della sua caduta – per spostarle a Melilla, una delle ultime frontiere esterne dell'Unione europea, in solidarietà con gli oltre 30 mila migranti vittime della "Fortezza Europa" (e in polemica con le autorità tedesche).

Ora il video di "Die Toten kommen" mostra gli scavi e le tombe dissotterrate. «Insieme ai loro cari, ai servizi funebri, imam e preti, abbiamo aperto le tombe indegne e esumato i cadaveri. Li presentiamo ai loro assassini burocratici sotto gli occhi del pubblico europeo».   

Il 2015 ci presenta già adesso dei numeri sconvolgenti. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ci informa che il numero delle vittime del Mediterraneo è 30 volte maggiore rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Mentre la politica europea continua ad avvitarsi sulla teoria, con il piano dei 10 punti, e pianifica, come ci informa Wikileaks, interventi di terra in Libia, lo Zentrum für politische Schönheit è riuscito ad ottenere quantomeno un risultato con la sua campagna di sensibilizzazione: portare il problema dell’immigrazione letteralmente davanti alla porta di casa delle persone.

Buone notizie

Il crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo è riuscito a raccogliere in pochi giorni quasi 32.500 euro. Grazie a questi fondi, sono già in programma i primi due funerali delle «vittime della chiusura dei confini europei». Per evitare proteste e azioni d’intralcio, l’indirizzo dei cimiteri berlinesi viene comunicato 6 ore prima delle funzioni. Il primo funerale si è svolto ieri al cimitero di Gatow, a Berlino.

Su Facebook è possibile lasciare un pensiero di condoglianze e di partecipazione rivolto ai familiari. Geli, ad esempio, scrive: «Dovremmo avere imparato che girare la testa dall’altra parte uccide gli esseri umani. Apparentemente non lo abbiamo imparato. Le mie condoglianze sono miste a vergogna. A vergogna e rabbia per l’indifferenza della nostra società. Perdonateci. Vi prego, perdonateci».

Domenica prossima a Berlino, alle 14, la manifestazione "Marsch der Entschlossenen" (la marcia della determinazione, n.d.r.) dovrebbe portare i cadaveri davanti alla Cancelleria federale, con in testa al corteo una scavatrice. Il giardino davanti alla casa di Angela Merkel diventerà un enorme cimitero, un monumento a coloro che, pieni di speranze, si sono messi in viaggio verso l’Europa. Perché gli emigranti non hanno semplicemente prenotato un volo per l’Europa? Costa meno ed è anche meno pericoloso. Questa domanda, posta dal Professor Hans Rosling nella serie You Tube svedese Gapminder, non potrebbe essere più semplice. Anche la risposta è cristallina: la direttiva europea 2001/51/EC impone alle compagnie aeree che permettono l’ingresso in Europa a migranti illegali, senza documenti, di rimpatriarli a proprie spese.

Se questo elemento non è molto redditizio per le compagnie, è invece irresponsabile da parte dell’Europa delegare il destino dei profughi allo sportello di un check-in. E mentre lo Zentrum für politische Schönheit scava tombe a Berlino, un interrogativo macroscopico rimane ancora immutato: quanto ancora dovrà avvicinarsi il problema dei profughi, perché l’Europa inizi a ripensare la sua politica di accoglienza?