società

Dall'ascia al portafogli: Vienna e i Signori del Danubio

Articolo pubblicato il 10 agosto 2011
Articolo pubblicato il 10 agosto 2011
Negli ultimi 3.000 anni, gli abitanti del Danubio son passati dal combattere per le miniere di ferro e sale a essere impeccabili burocrati che cooperano in forum regionali. Non portano più lunghe e sudicie barbe, ma basette perfette e occhiali da designer; e invece di una spada sporca di sangue, sfoderano iPhone e portafogli.
Sotto il loro controllo tutto è armonioso ed efficace, pulito, lineare, come se avessero raggiunto l'apice della civilizzazione centro-europea. Ritratto di un fiume e dei suoi guardiani.

Vienna, 29 giugno. Si celebra il Danube Day. 54 lavoratori pubblici e di imprese subappaltate (Acque di Vienna, Via Donau, l'associazione AQA) trascorrono la giornata liberando il Parco Nazionale Donau-Auen da specie invasive. Nonostante il sole cocente, ci sparpagliamo nel bosco per raccogliere piante spinose e accumularle nella parte posteriore di alcuni SUV. L'ambiente è ingenuo e puritano, come un cristiano primitivo. Il prendersi cura dell'ambiente un giorno all'anno rivela un disinteresse comune, senza ambiguità, per questo gran parte degli ecologisti fanno finta di sorridere. Ci sediamo su un bel prato per pranzare, circondati da insetti e piante alte. Più tardi bisognerà introdurre alcune specie benigne in un terreno recentemente arato.

Qual è l'obiettivo concreto del Danube Day? Susanne Brandstetter, del Ministero dell'Ambiente e una delle organizzatrici, ricorda lo slogan della campagna: "Get active to the river" (impegnati per il fiume). "C'è bisogno di unire la gente con le idee e le necessità. Per questo contiamo in questo e altri progetti come Generation Blue, che dispone di 20.000 euro, per dare coscienza alla cittadinanza". Il Danube Day commemora la firma della Convenzione per la Protezione del Danubio, avvenuta nel 1994. È la parte simbolica di una complessa struttura burocratica con molti attori e un protagonista principale che bagna mezza Europa.

La gerarchia danubiana

Intorno al Danubio si è alzata una piramide di potere con tre livelli: alla base c'è una rete di imprese, lobbies e ONG che studiano e progettano dighe, canali e centrali idroelettriche, e fanno informazione. Sopra queste stanno i ministeri di 14 paesi bagnati dal fiume, che valutano le idee della base e forniscono i mezzi. E in cima alla piramide, coordinando la strategia globale, si trova l'ICPDR (Comitato Internazionale di Protezione del Fiume Danubio), che ha sede in un imponente edificio di Vienna e finanziato dalla Commissione Europea mediante la Danube Strategy . Seduto in cima c'è un uomo alto e distinto, il segretario esecutivo Peter Weller, che non smette di sbuffare e strofinarsi gli occhi come se necessitasse di una buona vacanza. "Il nostro compito è unire i paesi e le forze, discutere progetti, offrire una prospettiva internazionale. Sembra un po' astratto. Si tratta di riuscire a far sì che i paesi portino a termine i propri impegni".

ViennaChe ruolo giocano le imprese private? "Abbiamo l'iniziativa 'Business friends of the Danube', con la quale le imprese si impegnano a contrastare l'inquinamento, ridurre il consumo di acqua e finanziare attività di comunicazione come il Danube Day. Ogni paese presenta un caso differente: Coca Cola collabora in Austria, Siemens a Budapest..." E le compagnie cosa ricevono in cambio? "Pubblicità e i vantaggi di collaborare con la comunità. Non si tratta di cercare benefici di breve durata".

Il responsabile della comunicazione, Benedikt Mandl, presente durante l'intervista, si alza in piedi e mostra una mappa piena di ramificazioni. Vuole salutarmi con un'affermazione epica: "Il Danubio è il fiume più internazionale del mondo", dichiara con estrema serietà. "Raggiunge, con i suoi affluenti, 19 paesi con una moltitudine di lingue e culture; rappresenta una varietà enorme. Molta gente dice che l'acqua, essendo una risorsa limitata, può generare conflitti. Però non deve essere così... Nel caso del Danubio l'acqua unisce. Spinge più alla cooperazione che alla guerra". Tutto sembra positivo, trasparente e funzionale. E i riversamenti tossici? E le mire oscure delle multinazionali?

Rive differenziate

Il professore dell'Università BOKU e presidente dell'associazione Accademia Danubiana, Werner Kvarda, occhi chiari e barba bianca, è una di quelle persone che incarnano la saggezza. "La cosa più importante è cambiare lo stile di vita attraverso l'educazione. Qui viviamo in Austria, e mi piace, però è un'isola felice. Dobbiamo parlare di ciò che succede negli altri paesi". Secondo lui, il Danubio è anche il simbolo delle disuguaglianze regionali: "In Austria l'acqua ha un'alta qualità; possiamo andare con i nostri nipoti a nuotare nel fiume. Però a mano a mano che scendiamo verso il sud Europa, fino ai Balcani, la sensibilità cambia e l'acqua perde qualità".

Phyllus Rachler, esperto di acque pulite del WWF, ha poco da recriminare. "Non ci opponiamo alla navigazione, però puntiamo ad adattare le imbarcazioni al fiume, e non il contrario. Il Danubio è anche per la gente, non tutto ha un valore in denaro". A differenza di altri ecologisti, Wolfgang Rehm non sorride affatto; forse perché la sua militanza iniziò con proteste e accampamenti assediati dalla polizia. Il suo laboratorio è cosi fatiscente e pittoresco come la ONG che dirige: Virus, che, nonostante il nome apocalittico, lavora con umiltà e quasi nessun pretesto. Wolfgang ha un aria da Don Chisciotte centro-europeo. "Bisogna saper differenziare i diversi tratti del Danubio. Per questo la Danube Strategy ha fallito; è un catalogo di idee scoordinate che non si incastrano l'una con l'altra. Per esempio: non ha saputo identificare né neutralizzare le minacce potenziali che esistevano in Ungheria e che causarono la catastrofe dell'anno scorso".

La battaglia di Hainburg

Il Parco Nazionale Donau-Auen, che si estende da Vienna a Bratislava, oggi è un luogo dove è possibile fare un picnic o un bagno tra le ninfee, e anche un simbolo di collaborazione politica. Nel gelido inverno del 1984, quella rigogliosa vegetazione sulle rive del Danubio fu teatro di un evento importante per l'ecologismo austriaco. Il Governo voleva costruire nella località di Hainburg una centrale idroelettrica che, secondo i critici, avrebbe compromesso l'ecosistema danubiano; così nacque la mobilitazione. Wolfgang Rehm lo racconta in prima persona. "Io aiutavo a guidare la gente attraverso il bosco, a fornire cibo e coperte alle tende e a chi dormiva vicino ai falò". Mi mostra una foto in bianco e nero in cui ha 18 anni, porta gli occhiali da sole e i capelli lunghi, e sta nelle prime file di una manifestazione. "Eravamo circa 7.000 persone stanziate in otto accampamenti; eravamo organizzatissimi, a volte dovemmo dar da mangiare ai poliziotti che lottavano per mandarci via!". Il Governo proclamò una tregua di Natale, ma si mantennero gli accampamenti. Alla fine il progetto fu annullato. "Fu un gran risultato", afferma Wolfgang con orgoglio.

Gli abitanti del Danubio non vanno più alla ricerca di miniere di sale, non combattono più per dei territori medievali, e neppure sguazzano nel fango delle trincee di una guerra mondiale. Hanno smesso perfino di occupare le foreste per manifestare. Il Danube Day 2011 si è concluso con una visita ufficiale: la ministra dell'Ambiente austriaca e e altri rappresentanti politici posano davanti agli obbiettivi mentre piantano un alberello. Ostenta il suo potere in tre modi: arriva quasi 20 minuti in ritardo, stringe trenta mani in tre minuti ed è l'unica che indossa tailleur e tacchi alti. Dietro la foto c'è un cartello che dice: "I love Danube".

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto: home-page (cc) snywell/flickr; testo : sito officiale Danube´s Day; video/youtube