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Da Mare Nostrum a Triton: Cosa cambia per i migranti?

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2015

Cos'è Triton? Partiamo dal nuovo dispositivo di sorveglianza dei confini nel Sud del Mediterraneo, per creare un dossier sulle migrazioni alla luce di alcune politiche UE. Una serie di articoli e interviste per approfondire una delle questioni più attuali del nostro tempo.

Il 1° novembre 2014 è stata inaugurata Triton, la nuova operazione della Commissione europea per "gestire le migrazioni" nel Mediterraneo centrale sotto la guida dell'agenzia Frontex. Triton nasce ufficialmente per fornire sostegno a Mare Nostrum, l'operazione che ha impegnato la Marina militare italiana nel salvataggio e nell'assistenza in mare di quei migranti che, dalle coste del Nord Africa, provano a raggiungere l'Europa. L'area operativa di Triton è il Sud del Mediterraneo, incluse le isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione) e le coste intorno alla Calabria. Le attività non andranno oltre le 30 miglia nautiche dalle coste italiane, «lì dove, invece, si era spinto Mare Nostrum», ha precisato dal ministro degli Interni italiano Angelino Alfano.

La funzione primaria, secondo quanto dichiarato da Frontex, è la "gestione delle frontiere". La disponibilità a fornire equipaggiamenti è arrivata da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia. Appena 8 dei 27 Stati membri. Il personale specializzato, invece, è stato messo a disposizione da 12 Paesi: Spagna, Francia, Finlandia, Romania, Svizzera, Norvegia, Germania, Olanda, Svezia, Portogallo, Austria e Polonia. Al momento l'agenzia prevede un impiego mensile di due navi d'altura, due imbarcazioni, quattro motovedette, due aerei e un elicottero. Gil Arias, direttore esecutivo di Frontex, ha già chiesto agli Stati Membri un maggior supporto tecnico.

Triton, Hermes, Aeneas: come Frontex vigila il Mediterraneo

In cosa consista Triton rimane poco chiaro. La Commissaria UE Cecilia Malmström, battezzando Triton il 7 ottobre scorso, ha affermato che l'operazione è stata «cucita sulle necessità e sulle richieste delle autorità italiane» e che la sua finalità è quella di rafforzare la sorveglianza dei confini e di supportare gli sforzi umanitari di Mare Nostrum. Una settimana dopo, il ministro Alfano ha comunicato la chiusura di Mare Nostrum a partire dal 1° novembre, con un processo di dismissione progressiva che terminerà entro gennaio 2015. L'impegno per il salvataggio in mare dei migranti, che doveva rafforzarsi e completarsi con Triton, è quindi venuto meno. Eppure le due operazioni nascevano per essere complementari, non alternative. Mare Nostrum era nato in seguito al 3 ottobre 2013, giorno in cui morirono 366 eritrei che viaggiavano su una barca, poi affondata, nelle immediate vicinanze di Lampedusa. Il clamore, l'indignazione e il dissenso dell'opinione pubblica internazionale, insieme alla disponibilità dell'allora presidente della Commissione Barroso a mettere nuovi fondi a disposizione dell'Italia, hanno consentito l'avvio di questa iniziativa.

In Italia numerose organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, hanno protestato per la gravità dell'interruzione di Mare Nostrum e a sostegno della sua essenziale presenza nelle coste del Mediterraneo per tutelare vita e integrità dei migranti, dato che queste attività non rientrano nelle priorità di Triton. In realtà Mare Nostrum è nata affiancandosi ad Hermes, operazione di Frontex per contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria verso le coste italiane, e Aeneas, con cui la stessa Frontex vigila sulle coste pugliesi e calabresi nel mar Ionio. La missione di salvataggio in mare risulta sin dall'inizio subalterna rispetto all'obiettivo primario posto dall'UE in materia di migrazione: proteggere le frontiere.

Da confini a cimiteri. Quanto costa proteggere le frontiere?

Nel 2011, i primi 40 giorni di Hermes sono costati ai cittadini europei 2,6 milioni di euro. Poi, il costo mensile di Mare Nostrum è stato pari a 9 milioni di euro per un totale di 114 milioni solo nel 2014 con un contributo, da parte della UE, di 1,8 milioni di euro. Dunque, si è trattato di uno sforzo economico prettamente italiano. Per Triton il contributo previsto da Frontex per il 2014 è di 5 milioni di euro, con 2,9 milioni mensili messi a disposizione per novembre e dicembre. Con queste cifre, il costo annuale sarebbe di circa 35 milioni di euro ma senza operazioni di salvataggio nelle acque internazionali, come avveniva con Mare Nostrum.

Questi i costi europei solo per l'area Sud del Mediterraneo. E quali costi in termini di vite umane per "proteggere le frontiere"? Da circa un decennio l'UE ha trasformato i propri confini in un grande cimitero, come denuncia la piattaforma Fortress Europe, impegnata da anni nel monitoraggio dei morti (e dei dispersi) ai confini. Il Canale di Sicilia è l'area più colpita, con i viaggi diretti in Italia da Libia, Egitto, Tunisia e Malta. Sorte analoga lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal verso la Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra. Si va incontro alla morte anche nell'Egeo, viaggiando tra la Turchia e la Grecia ma anche dall'Egitto alla Grecia e dalla Siria a Cipro.

Come in una storia kafkiana, i Governi dell'Unione Europea pongono una serie di barriere che rendono più complesse e pericolose le modalità di ingresso dei migranti. Allo stesso tempo, si scandalizzano se le persone rischiano la vita per scavalcare quelle barriere, tentando a volte (spesso in extremis) di salvarle.

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Prima parte del Dossier Immigrazione.