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Da Budapest a Praga: il porno cambia città, e anche i suoi attori

Articolo pubblicato il 18 maggio 2012
Articolo pubblicato il 18 maggio 2012
Sulla scia del cambiamento democratico, l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno assistito al profondo radicarsi nei loro costumi dell’industria del film a luci rosse. Dall’età dell’oro del porno-gay alla difficile situazione delle attrici hard: tuffo in due paesi, dove prospera l’industria del porno.

«La capitale europea del porno». Ecco quello che, a quanto sembra, è diventata Budapest, fin dall’avviarsi del processo di transizione democratica. Diretta conseguenza dell’uscita dal comunismo, la nuova costituzione autorizza la pornografia. Gli ungheresi, immersi in una società un tempo molto più liberale, non sono pudibondi. I politici non sono poi tanto stupidi. Molti, nel business del porno, vedono un’opportunità economica senza precedenti.

Così le produzioni occupano lo spazio di un nuovo sbocco finanziario e, forti del costo bassissimo di fabbricazione in Ungheria, attirano non poche telecamere nella capitale. D’altronde, la dimensione low-cost del porno ungherese si traduce, nella realizzazione, in un’evitabile mancanza di mezzi. Vicini alla serie B, i film sono montati alla carlona, caratterizzati da una colonna sonora scadente e un’illuminazione degna dell’epoca dei Fratelli Lumières. Che importa, l’industria ungherese del porno gode di una manodopera altamente apprezzata all’estero.

Che non si discuta sul fisico dei giovani ungheresi, ma si sappia che la loro apertura mentale nei confronti del sesso è particolarmente apprezzata dai produttori di film porno.

Tempo di crisi… anche per il porno

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Tuttavia, dopo più di una decina di anni d’oro, la crisi si insinua negli ingranaggi dell’industria cinematografica in generale, e del porno in particolare. A Budapest, negli anni 2000, si giravano 300 film all’anno. Ora se ne contano poco più di 100. Per uno dei grandi giganti dei film a luci rosse, Istvan "Kovi" Kovacs, direttore della casa di produzione Luxx Video, c’entra molto la crisi finanziaria dell’Europa, ma chiama in causa anche lo sviluppo crescente di internet e, di conseguenza, della pirateria. Risultato: il porno si delocalizza poco a poco in Europa orientale, a scapito di un paese la cui industria di film a luci rosse generava più di 600 milioni di euro nel 2008. Cioè lo 0,5% del PIL.

I problemi che ha incontrato l’industria del porno a Budapest sono stati sufficientemente importanti perché la Repubblica Ceca diventasse uno dei nuovi bastioni del genere. Dunque, Praga è quello che Budapest era 10 anni fa: la terra promessa. Costi di produzione molto bassi, leggi liberali che regolano la pornografia e un’«offerta» abbondante di ragazze carine pronte a cedere a tutte le follie dei produttori per poter entrare e restare nell’ambiente… Secondo uno studio del Parlamento europeo, queste ultime ricevono in media dai 200 ai 300 dollari alla giornata, considerato che un film necessita di circa 5 giorni di ripresa. In paesi in cui la situazione economica della popolazione è relativamente difficile (il salario medio lordo in Ungheria è di 600 euro mensili), le ragazze sono facilmente tentate di raggiungere la capitale per andarci a fare fortuna.

Tuttavia, per alcune di loro, le condizioni di lavoro sono terribili. A volte, letteralmente sfruttate dalle agenzie di casting, le attrici hard devono girare per ore delle scene che i registi giudicano sempre « insoddisfacenti» ma che, in seguito, rivendono senza scrupoli. Le attrici non sono pagate per queste «ore supplementari» e non ricevono nessuna percentuale in caso di successo del film. Altra faccia nascosta di questa industria: il traffico umano. Benché essa non lo generi direttamente, le attrici contribuiscono a incrementare il fenomeno. Alcuni non esitano a farsi spacciare per produttori di porno per adescare le donne e farle precipitare così nell’incubo della prostituzione.

Praga, capitale del porno gay

Detto ciò, i film a luci rosse riguardano anche gli uomini. Sebbene gli attori hard godano di tutt’altro statuto. Esempio: a Praga, la situazione attuale economica è anche la conseguenza dello sviluppo del porno gay. La città dai cento campanili è diventata uno dei luoghi delle produzioni più importanti al mondo e non conta meno di 15 studi dedicati a film gay. Questi ragazzi, 100% etero – e insistono molto su questo – hanno trovato nel porno-gay un modo per fare soldi con facilità, proprio mentre la disoccupazione nella Repubblica Ceca sta raddoppiando, sin dal 2008. Alcuni hanno delle ragazze, altri sono sposati ma la ragione per cui girano dei film porno gay è semplicissima: guadagnano tre, cinque oppure otto volte di più girando delle scene di porno gay. E’ difficile pronunciarsi su dei dati precisi. Tuttavia, sappiamo che l’industria del porno gay rappresenterebbe tra 10 e 12 miliardi di dollari del totale dell’attività del porno in Repubblica Ceca. Quindi circa la metà.

Comunque sia , il business dei film a luci rosse, man mano che si delocalizza, si radica sempre più in profondità nelle economie dei paesi dell’Est. Un business che si prende gioco della buona regola dei mercati – approfittando delle produzioni a basso costo per prosperare. E che, per incrementare la sua attività, passa sopra alla sfortuna di molte attrici. E adesso, dopo l’Ungheria e la Repubblica Ceca, a chi tocca?

Foto di copertina: (cc) aeneastudio/flickr; Testo: La Cicciolina © cortesia della pagina Facebook; ragazza: (cc) Victor Ferrer/flickr e scena di porno gay: (cc) Philippe Leroyer/flickr