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 #CzarnyProtest: diritto di aborto a rischio in Polonia

Articolo pubblicato il 26 settembre 2016
Articolo pubblicato il 26 settembre 2016

Lo scorso giovedì si sono svolte tre manifestazioni davanti al Parlamento polacco. Due, di cui una organizzata dal partito di sinistra Razem, hanno mostrato con fermezza la propria opposizione al progetto di legge del governo che prevede il divieto di aborto assoluto. Non lontane, alcune persone con dei cartelli rappresentanti dei feti insanguinati hanno fatto sentire la loro voce. 

Mentre sale la tensione tra i manifestanti davanti al Parlamento polacco, durante la prima lettura della proposta di legge sul divieto d’aborto l’élite politica del paese, ben protetta all’interno del palazzo, cerca di dimostrare il progetto di società che intende proporre. Stranamente però secondo i deputati del partito di governo Diritto e Giustizia (PiS) esso si basa nel crimine che le donne commettono interrompendo la gravidanza, anche in caso di stupro, problemi di salute o anomalia fetale.

La Polonia ha già peraltro una delle leggi più restrittive in Europa in materia di aborto. L’interruzione di gravidanza è permessa sostanzialmente solo in tre casi, ma se la proposta di legge fosse approvata queste tre eccezioni di fatto non esisterebbero più, e le donne che decideranno di interrompere la propria gravidanza, insieme a quelle che la praticheranno, saranno passibili anche del carcere.

Lo scorso giovedì, durante la sessione parlamentare, i deputati sono stati invitati a esprimere il proprio voto su due disegni di legge: uno che introduce il divieto di aborto totale, mentre l'altro, completamente diverso, raccomanda un maggiore studio dell'educazione sessuale a scuola e che consente l'aborto le prime 12 settimane di gravidanza.

Il Parlamento ha respinto la proposta del divieto totale di aborto. Ed il referendum sulla questione (voluto dall'opposizione) non avrà luogo. Ed ora?

Mareck Kuchinski, presidente del Sejm (il Parlamento polacco, n.d.r.), ha suggerito che il progetto dovrebbe essere analizzato dalla Commissione per le politiche sociali e della famiglia, nonché dalla Commissione di giustizia e dei diritti umani. «Questa battuta non è più divertente» hanno affermato le attiviste del gruppo  Save Women, che ricordano l’invito alla grande manifestazione che si svolgerà il prossimo 1 ottobre.

Dominika, che ha partecipato alla manifestazione della scorsa settimana contro tali proposte, ha descritto l’atmosfera: «Quasi tutti erano vestiti di nero. Molte persone erano con i loro bambini. I manifestanti cattolici erano sparsi qua e là. Pregavano e brandivano degli orribili cartelli con dei feti insanguinati. Il clima generale era di disperazione. Inquietante».