società

Cronache dal paese dei merli neri: ( 7 )

Articolo pubblicato il 15 settembre 2014
Articolo pubblicato il 15 settembre 2014

Agli inizi del 2000, il Kosovo fu davvero teatro di un traffico di organi perpetrato dai guerriglieri kosovari sui prigionieri serbi? Un uomo, inviato dalle istituzioni europee, tenterà di dare più risposte possibili. Si tratta di Dick Marty, "avvocato del diavolo" a Losanna.

VII - Buffet freddo a Lugano

Dick Marty, membro dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, ha un nome da sbirro americano ma è un procuratore svizzero. Nel giugno del 2008, l'istituzione dei diritti dell'Uomo, con sede a Strasburgo è incuriosita dalle rivelazioni del libro della Del Ponte. Così il Consiglio chede a Marty d'indagare.

«Il Consiglio mi ha permesso di lavorare in tranquillità con le  fonti garantendogli il totale anonimato. Io o il mio assistente abbiamo personalmente incontrato i testimoni: oggi sono terrorizzati.  Alcuni sono stati uccisi e intere famiglie sono state sottoposte a pressioni o intimidazioni. Ho lavorato in modo assolutamente confidenziale, non ho conservato nulla sul pc, né nomi né scritti», spiega Marty, mentre addenta in modo famelico il suo pomodoro e mozzarella nel bar di una stazione svizzera dove mi ha dato appuntamento.

Nel suo rapporto sui trattamenti disumani e sui traffici illeciti di organi in Kosovo, il procuratore menziona la tragica sorte riservata a  «300 0 400 prigionieri serbi ed albanesi», vittime d'un traffico clandestino internazionale di organi. Oltre alla «casa gialla» di Burrel, Marty individua «tre siti in Albania serviti come postazioni strategiche». Descrive una «fattoria a Fushë-Krujë, vicina all'aeroporto di Tirana, trasformata in clinica improvisata, dove i prigionieri venivano abbattuti, generalmente con un colpo alla testa poco prima del prelievo dei reni inviati poi all'estero». Le tariffe d'un rene al mercato nero? Circa 50mila euro. Ci venivano finanziate le attività di guerriglia dell'UÇK.  

Scarica e leggi il rapporto in PDF.

Secondo Marty, «ci sono migliaia di desaparecidos nella guerra del Kosovo. Che siano o meno stati uccisi nel quadro di un traffico di organi non cambia nulla: sono probabilmente morti», dichiara. «Il traffico riguarda sicuramente solo una pugno di persone. Più importante a mio avviso è il legame tra politica e potere e l'impunità accordata ai capi del Kosovo». Nella sua inchiesta, Marty ha riportato fatti, luoghi e soprattutto una lista di nomi. Quelli di vecchi guerriglieri dell'UÇK, passati da boss della criminalità della regione ai più alti livelli di potere in Kosovo. «Tutti si conoscono a Pristina, una piccola cittadina. La gente del posto fa favori agli stranieri e viceversa. Molti che lavoravano per l'UNMIK oggi sono consiglieri politici di primo piano nel governo».

Il procuratore svizzero denuncia anche il ruolo giocato da Hashim Thaçi, divenuto nel frattempo, Primo ministro in Kosovo. «Thaçi durante e dopo la guerra, è stato la testa di un numero incalcolabile di attività illegali, dal traffico di eroina al controllo dei centri detentivi segreti in Albania dove i prigionieri venivano torturati, arbitrariamente uccisi o erano vittime del traffico di organi», scrive. Dal 1999, l'FBI aveva avvisato i dirigenti americani che Thaçi era un criminale di lungo corso. «Il passato è passato, noi abbiamo bisogno di qualcuno per il futuro», ha pragmaticamente risposto la Segretaria di Stato, Madeleine Albright, che aveva bisogno di una base per l'intervento aereo dei militari. A febbraio 2008, è proprio Hashim Thaçi che proclama unilateralmente l'indipendenza dell'antica provincia serba, con gran dispiacere di Belgrado. L'entusiasmo nelle vie di Pristina è al massimo per la nascita del "Kosovo fiero, indipendente e libero". Una scultura gigante è subito eretta davanti all'antico palazzo dello sport, che si chiama Newborn, cioè neonato. «Forse, l'indipendenza del Kosovo è arrivata troppo presto, o c'è stato uno sbaglio», glissa Marty. «Io ho solo una certezza oggi: la collusione dei politici con tutti i tipi di traffici esistenti in Kosovo, armi, prostituzione, droga o esseri umani, che siano».

Caso o coincidenza, quando Marty presenta le sue conclusioni al Consiglio d'Europa, un altro scandalo travolge il governo kosovaro: l'affare della clinica Medicus. Per Dick  Marty, non c'è dubbio, l'affare Medicus e quello dell'immediato dopo guerra sono «legati», sia per l'attività sia per la pletora di alti funzionari implicati.

Marty pensa che è proprio la clinica Medicus che ha «preso le redini» all'inizio del 2000 del traffico clandestino a scapito dei prigionieri di guerra serbi, in un certo senso istitutionalizzando il crimine di guerra. «I nomi degli stessi personaggi sono citati in entrambi gli affari. E la clinica Medicus funziona da una dozzina di anni, epoca in cui la comunità internazionale era presente in Kosovo.» Dick Marty, pertanto, citato a comparire nel 2012 per l'inchiesta penale sulla Medicus, ha rifiutato di recarsi a Pristina, avvalendosi dell'immunità diplomatica. «Le mie conclusioni sulle prigioni segrete della CIA in Europa dell’Est hanno generato le stesse reazioni. Mi hanno accusato di calunnie e mi hanno denunciato», confida serenamente il vecchio Procuratore. «La rete di Wikileaks ci è arrivata ed ha confermato tutto quello che avevo scoperto. Accadrà lo stesso per il traffico di organi in Kosovo.»

AVETE LETTO UN ESTRATTO DELL'INCHIESTA DEDICATA AL TRAFFICO DI ORGANI IN KOSOVO. POTRETE CONTINUARE A SEGUIRE QUESTA FORMIDABILE STORIA DAI CONTORNI DEL THRILLER SU CAFEBABEL. PER LEGGERE TUTTO IL DOSSIER IN LINGUA ORIGINALE CLICCA QUI.