società

Cronache dal paese dei "merli neri" (2)

Articolo pubblicato il 12 agosto 2014
Articolo pubblicato il 12 agosto 2014

 Agli inizi del 2000 il Kosovo fu davvero teatro di un traffico di organi perpetrato dai guerriglieri kosovari sui prigionieri serbi? Qui il seguito della nostra inchiesta dove il problema è una villa colorata, delle vecchie Mercedes e una strana abitazione gialla.

II. c'è Una casa gialla nel bosco…

Nei Balcani, il silenzio è avolte di piombi a volte d'oro. Dalla fine della guerra, una vera omerta regna tra gli abitanti sulle estorsioni commesse dagli ex-membri dell'UÇK (Armata di libarazione del Kosovo, nldr). I guerriglieri sono ormai usciti dalla macchia per darsi alla politica. Molti degli antichi ribelli in mimetica, barba folta e kalachnikov sono addirittura diventati uomini influenti e potenti sia in Albania che in Kosovo. Abiti italiani, berline nere di grossa cilindrata e occhiali da sole.

La capitale albanese Tirana dove io arrivo una sera di Aprile, in primavera appare come la brutta copia di Roma: palazzi ocra, architettura di ispirazione fascista, balconi pieni grandi palme. L'atmosfera pare in piena ebollizione: bande di giovani scorrazzano giorno e notte e il caotico e stombazzante traffico di vecchie Mercedes anni 80 - o di sempliciotti a bordo delle loro carriole - spacca i timpani. In altri tempi triste e grigia, la città mostra oggi colori sgargianti grazie a Edi Rama, il sindaco, diventato a settembre 2013, primo ministro del paese e pittore professionista. Dopo la sua elezione nel 2000, ha creato molti spazi verdi, pulito le rive del fiume Lana che attraversa la città e, soprattutto, ha usato una terapia d'urto per "ricostruire la moralità degli abitanti". Le facciate dei vecchi edifici sono state ripitturate in giallo limone, rosso fuoco o verde mela, con l'effetto di grande varietà di colori urbani.

Questa valanga di colori urbani non fa comunque dimenticare gli anni neri della guerra. Nel day after del conflitto del Kosovo affiorano in Albania le prime voci sul traffico di organi. Un crimine odioso che sarebbe stato perpetrato nel Dopoguerra sui prigionieri serbi. Questi detenuti sarebbero stati imprigionati in campi di detenzione segreti posti in una zona di difficile accesso, le montagne a nord del paese, sulla frontiera del Kosovo. Secondo molti testimoni, il traffico sarebbe servito per rimpinguare le casse dell'Armata di liberazione del Kosovo e a sostenerne la resistenza.

Uno dei primi ad aver avuto notizie della storia è un giornalista investigativo albanese, nato lo stesso giorno in cui il sanguinario dittatore Enver Hoxha morì, nel 1986. Nascosto dall'atmosfera fumosa di un pub di Blloku, quartier generale della vecchia Nomenklatura comunista, Arben (nome di fantasia, ndlr) crea anelli di fumo con le sue sigarette. All'inizio del 2000, è un galoppino di Michael Montgoméry, un reporter di una radio americana che si interessa al fosco passato dell'UÇK. Il compito si rivela difficile se non impossibile per Arben. «In Albania, è quasi impossibile raccogliere informazioni su eventuali crimini di guerra, commessi dai soldati dell'Armata di Liberazione. Nessun Albanese parlerà mai male dell'UÇK. Sono i patrioti che hanno liberato il Kosovo dalla tutela e dall'oppressione serba. Poco importa quello che è successo durante la guerra. I guerrglieri dell'UÇK sono considerati eroi  e ci tengono a restarlo. »

Montgoméry arriva comunque a raccogliere numerose testimonianze di molti veterani, evidentemente presi dal rimorso. Nella sua radio un vecchio autista dell'UÇK, racconta di aver portato tanti prigionieri dentro una misteriosa «casa gialla», non lontano da Burrel, a nord dell'Albania, tra le montagne. Aveva ricevuto l'ordine dai sui superiori «di non toccarli». Lui descrive dei medici che si assicurano del «buono stato di salute» dei cattivi. Questa testimonianza ricorda quelle di altri autisti che menzionano termini come «organi, reni e direzione aeroporto». Secondo una fonte, dei camion varcavano regolarmente la frontiera con l'Albania, carichi di prigionieri, ma tornavano vuoti in Kosovo. Un altro osservatore svela a Montgoméry che l'UÇK «accumulò una fortuna trafficando con gli organi», dato che riceveca circa "45mila dollari" per ogni corpo.

Arben accompagna Montgoméry a Burrel per verificare le informazioni che lui ha raccolto e verificare e identità dei testimoni. Lui stesso ha grandi difficoltà a credere alla storia. "Burrel è un paesino disperso tra le montagne. Le vie sono pessime. Nessuna infrastruttura. L'ipotesi di prelevare e trasportare gli organi fino all'aeroporto di Tirana, in pieno conflitto kosovaro, quando i militare erano dovunque nella regione, e non dialogavano certo tra loro, mi pareva impossibile, anzi mi sembraava tirata per i capelli."

Nonostante ciò loro trovano davvero la famigerata «casa gialla», un grande casale non lontano dalla cittadina. Non é dato sapere chi siano i proprietari così decidono di abbandonare l'inchiesta. Nel 2003, Michael Montgoméry passa la mano. Convinto che i funzionari internazionali incaricati in Kosovo di amministrare il paese nel periodo post bellico avrebbero avuto maggiori mezzi umani e materiali per proseguire l'inchiesta, passa le informazioni alla MINUK, la missione provvisoria delle Nazioni Unite incaricata della ricostruzione del paese.

Avete appena letto il secondo estratto dell'inchiesta dedicata al traffico di organi in Kosovo. per tutta l'estate, potrete seguire questa formidabile storia dai contorni del thriller sul vostro unico magazine europeo, per niente noioso. Più informazioni  qui.