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Cronache dal paese dei merli neri: (12)

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 19 ottobre 2014

Agli inizi del 2000, il Kosovo fu davvero teatro di un traffico di organi perpetrato dai guerriglieri kosovari sui prigionieri serbi? Ecco la conclusione della nostra inchiesta che suona come una campana a morto dall'UE. E restano molte questioni aperte...

Dopo più di tre anni di investigazioni, il comunicato stampa è infine arrivato: l'inchiesta sul traffico di organi dell'Unione Europea è ufficialmente «terminata». Il 29 lugio 2014, durante i conflitti in Ukraina ed a Gaza, il Procuratore Clint Williamson ha tirato le sue conclusioni. Ed è un vero colpo al cuore al "circo mediatico" estivo con un accusa molto pesante: crimini di guerra e crimini contro l'umanità. L'inchiesta dell'UE conferma le affermazioni di Carla Del Ponte e del rapporto Marty. Durante il conflitto in Kosovo, alcuni membri dell'UÇK hanno ucciso dei Serbi per prelevare e vendere i loro organi. Secondo Williamson, «ciò è avvenuto per un numero molto limitato di persone. Meno di una decina». Ciò non toglie che questo rimanga una «pratica orribile, una tragedia terribile e il piccolo numero non riduce affatto la ferocia del crimine». Si evoca la possibile accusa per una «decina» di personaggi tra i «più alti livelli» degli ex partigiani, ma i nomi non sono ancora noti. 

Nel 2015 Williamson dovrà presentare il suo rapporto definitivo ad una giurisdizione in una paese ancora sconosciuto. Lo scorso aprile, su diretta pressione dei suoi partner occidentali, il Kosovo ha accettato in linea di principio la creazione di un Tribunale Internationale Speciale, che dovrebbe indagare sui crimini di guerra commessi nel Paese ed essere integrato nella giurisdizione di Pristina, pur accogliendovi investigatori e magistrati internazionali. Per tentare di limitare le pressioni sui testimoni, si levano delle voci che chiedono una delocalizzazione dell'istituzione. Hashim Thaçi ha dichiarato che questo «ingiusto» tribunale rappresenta «il più grande insulto per il Kosovo», ma che la sua creazione è inevitabile. Il Kosovo è pronto ad affrontare il suo passato? Gli Europei passano la mano: fanno bene o fanno male? 

«Non ci saranno nuove inchieste perché manca la volontà politica. Bisogna evitare di muovere le acque in Kosovo»,  aveva profetizzato Carla Del Ponte. In un decennio, sono state condotte ben sei inchieste sul traffico di organi, da Belgrado a Bruxelles passando per Pristina. Presupposti scioltisi come neve al sole, indizi spariti, accuse abbandonate, intimidazioni e negazioni urlate, incoerenze incomprensibili e colpi di scena incredibili si sono succeduti. Non appena si cerca di vedere il quadro globale, si nota l'assoluto tempismo di molti eventi e come le divulgazioni collimino con alcuni eventi diplomatici chiave. Il calendario delle rivelazioni si sovrappone all'agenda geopolitica della regione e soprattutto al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Come se un misterioso deus ex-machina tirasse le fila di colpi di scena che non hanno mai nulla di casuale

Vedi la timeline degli avvenimenti

L'autonomia del Kosovo è un fatto compiuto. Nondimeno, alcuni giuristi sottolineano che il riconoscimento a priori di un traffico di organi, penalmente considerato un crimine contro l'umanità, avrebbe pesantemente ipotecato il processo d'indipendenza. Come riconoscere ad ex guerrillieri accusati di crimini di guerra una qualsivoglia legittimità politica? Perché riconoscere uno Stato autoproclamatosi indipendente e governato da criminali di guerra? Qual'è la parte di responsabilità della comunità internazionale che ha ampiamente sostenuto i ribelli dell'UCK? Soprattutto, come giudicare in modo imparziale un crimine di guerra? 

Con la sua indipendenza, a tutt'oggi non accettata da tutti i paesi della comunità internazionale, il Kosovo, questo "Frankenstein del diritto internazionale", ha creato un pericoloso precedente. Quello per cui è possibile ridisegnare le frontiere, intervenire militarmente e sostenere una dubbia guerriglia che, una volta al sfuggita al potere, non avrà più controlli. È anche possibile privatizzare un paese in rovina, mentre, talvolta, un decennio di presenza internazionale simboleggia la corruzione più che un qualsiasi consolidamento di un fragile status quo. 

Quindici anni dopo la guerra, le sole certezza sul traffico di organi, sono le centinaia di dispersi, i cui resti non sono ancora stati ritrovati. La sofferenza dei loro familiari è tangibile, l'attesa insopportabile. Con il suo silenzio la comunità internazionale contribuisce a soffocare un'incredibile saga, che mescola l'imbroglio geopolitico e l'affare giudiziario. Senza prove materiali, né cadaveri, né protezione dei testimoni, l'ennesima giurisdizione speciale sarà in grado di fare completamente luce sui fatti? 

È più complicato creare la pace che fare la guerra. Miraggio interrotto da testimonianze offuscate, visi mascherati, indizi volatili o semplicemente classica storia balcanica a verità variabile, la vicenda del traffico d'organi illustra un groviglio di ferite ancora aperte che non hanno ancora finito di sanguinare, tra il popolo serbo e kosovaro. In mancanza di soluzione in un aula di tribunale, la storia arriverà presto sugli schermi. La fiction permette a volte di andare molto vicino alla realtà. Il regista Emir Kusturica ha deciso di farne l'argomento del suo prossimo film. Quanto a Ilir, non ha più risposto alle mie chiamate. Fu lui a spiegarmi che "Kosovo" deriva dalla parola serba «kos» che significa «merlo nero». Durante il "giro", la tradizionale passeggiata serale in famiglia, ovunque in tutto il paese, si può sentire il canto dei merli confondersi con quello del muezzin. Tempo dopo il nostro incontro, ho scoperto che la sua famiglia appartiene ad uno dei clan mafiosi tra i più potenti in Albania, vicino a Hashim Thaci. È stato lui ad avermi chiesto di scrivere la storia del suo paese.

AVETE LETTO UN ESTRATTO DELL'INCHIESTA DEDICATA AL TRAFFICO DI ORGANI IN KOSOVO. POTRETE CONTINUARE A SEGUIRE QUESTA FORMIDABILE STORIA DAI CONTORNI DEL THRILLER SU CAFEBABEL. PER LEGGERE TUTTO IL DOSSIER IN LINGUA ORIGINALE CLICCA QUI.

Potete leggere la nostra inchiesta integrale in questo link.