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Cowspiracy: gli allevamenti minacciano il nostro pianeta?

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 19 febbraio 2015

[OPINIONE] Causa principale di spreco di acqua, di distruzione di molte specie animali e luoghi protetti, la produzione di carne ha effetti devastanti sul nostro pianeta. Tutto ciò accade sotto gli occhi di un'Europa inerme, così come le grandi multi-nazionali che continuano ad arricchirsi.

Qualche anno fa, mi imbattei in un documentario di Al Gore intitolato Una scomoda verità e ne rimasi scioccata. Ero già a conoscenza dei problemi ambientali che affliggevano il nostro pianeta eppure le immagini di orsi polari in fin di vita nell'Artico - e lo scorrere di dati empirici al riguardo - mi colpirono profondamente. Da quel momento ho iniziato a prestare maggiore attenzione a tutte quelle azioni che avrebbero potuto avere un qualsiasi effetto nocivo sull'ambiente, come lavarmi i denti con il rubinetto chiuso, spegnere tutte le luci accese inutilmente in casa, riciclare i rifiuti evitando di gettarli a terra (specie le gomme da masticare!) e tante altre piccole cose che possono davvero fare la differenza.

Tuttavia dopo aver guardato un altro documentario, Cowspiracy: il segreto della sostenibilità, mi sono resa conto che il pianeta è ben lontano dall'affidare le proprie sorti soltanto agli sforzi di noi comuni cittadini. A quanto pare, la più grande minaccia alla preservazione della Terra risiede nel bestiame. Ed è così che ho iniziato a svolgere delle ricerche i cui risultati non hanno fatto altro che portare all'estremo le mie preoccupazioni. L'abitudine di mangiare carne, che accomuna gran parte degli esseri umani, sta letteralmente demolendo il nostro pianeta e ciò accade perché il bestiame allevato per la produzione di beni alimentari e caseari produce una grande quantità di metano e ossido nitroso ovvero gas serra che finiscono per bloccare più calore che diossido di carbonio.

Cowspiracy (2014) - Il trailer

Lo scorso anno in Germania, il metano rilasciato da alcune mucche chiuse in un deposito di legname ha causato un'esplosione. Certo, il fatto ha scatenato l'ilarità generale eppure si è trattato di una riproduzione in piccola scala di un problema molto più vasto. Questo episodio non è stato altro che l'esito della fermentazione enterica, un processo digestivo tipico nei ruminanti come bovini, capre e pecore: un fenomeno che provoca una forte emissione di gas metano.

Secondo Cassandra Brooks, dello Standford Woods Institute For the Environment, «nel 2020 la produzione di carne sarà raddoppiata a causa sia dell'aumento di consumo di carne pro capite sia della crescita demografica. Gran parte di questa crescita passerà attraverso i sistemi industrializzati di produzione animale e ciò eserciterà un impatto ancora più forte sull'ambiente globale. Le nazioni coinvolte in questo processo dovranno far fronte ad imponenti trasferimenti di energia “virtuale”, acqua e nutrienti, con effetti sia sui territori locali sia su quelli più distanti. Tutti questi eventi e previsioni ci offrono la possibilità di proporre politiche che vadano ad alleviare gli aspetti negativi di questi processi, mettendoci in condizione di affrontare le molteplici conseguenze prodotte dai sistemi industrializzati di produzione animale».

L'atteggiamento dell'UE

La decisione da parte dei vertici mondiali di ridurre il surriscaldamento globale di almeno due gradi, si scontra con la totale assenza di misure che blocchino l'emissione massiccia di gas serra nell'atmosfera. Quando si tratta di politiche di prevenzione, l'Unione Europea non sembra essere disposta a stimolare una conoscenza sociale del problema. Per Giovanni La Via, parlamentare a Bruxelles, «le persone sono a conoscenza del fatto che i cibi che mangiano abbiano un ruolo importante sulla propria salute ma ciò che non conoscono è l'impatto che la produzione ed il consumo di tali cibi abbia sul pianeta e sulle sue risorse».

Anja Hazekamp, parlamentare europea e rappresentante olandese del Partito per gli Animali sostiene che «l'impegno a far sì che la popolazione europea mangi meno carne si scontra con quella che è l'attuale politica agricola dell'Unione Europea che spende circa metà del proprio budget per i sussidi all'agricoltura e alla pesca promuovendo i prodotti agricoli europei inclusi carne e prodotti caseari».

Inoltre, nell'ottobre 2014, in una lettera indirizzata alla Commissione Europea, intitolata 'Costruire un sistema alimentare europeo sostenibile', la stessa Hazekamp ed altri trentasei parlamentari presentarono il problema del bestiame insieme ad un programma sull'alimentazione sostenibile che, invece di essere pubblicato nel 2011, come era stato previsto, non vide mai la luce. La Commissione, sotto la presidenza di Jose Manuel Barroso, rispose con un comunicato dal contenuto poco chiaro in cui non c'era alcun riferimento al motivo della cancellazione del programma.

La produzione di carne è causa di spreco di tonnellate di acqua preziosa utilizzata per l'irrigazione oltre che dell'estinzione di specie animali e della distruzione di grandi territori come l'Amazzonia. In questo modo, sottoponiamo il nostro pianeta ad una pesante condanna pur di soddisfare i lussi dell'uomo e l'effetto boomerang di questo atteggiamento è già chiaramente percepibile.

Prima il profitto, poi il pianeta

Provate a pensare alla carne servita nei giganti del fast food (McDonald's, Burger King, KFC, solo per citarne alcuni) e considerate non solo la sua bassa qualità ma anche le quantità di prodotto di cui queste aziende hanno bisogno per mandare avanti le proprie attività. Ovviamente a loro non importa affatto dei problemi ambientali che causano al pianeta. L'importante è guadagnare.

E voi, volete rimanere indifferenti a tutto questo? Le mie preoccupazioni non riguardano solo il presente, vanno oltre. Penso ai miei piccoli nipoti e all'intera generazione che verrà dopo di noi e sono queste riflessioni a rafforzare in me la convinzione che bisogna intervenire attivamente per attuare dei cambiamenti decisivi.