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Copyright sui libri per non vedenti. Nell'UE c'è chi non fa sconti

Articolo pubblicato il 19 giugno 2012
Articolo pubblicato il 19 giugno 2012
Immaginatevi una libreria dove il 95% dei libri venga tenuto sotto chiave ed escluso dalla vendita. Immagina che altri clienti in quel negozio possano curiosare liberamente e comprare qualsiasi libro vogliano. Come vi sentireste? I non vedenti si trovano di fronte una tale “carestia di libri” ogni giorno.

L’Unione Europea dei Ciechi (EBU) stima che il numero dei non vedenti e degli ipovedenti in Europa sia di circa 30 milioni complessivamente (Paesi UE e non UE). Se siete una di queste persone, potreste avere la possibilità di leggere lo stesso libro come chiunque altro. Leggerlo in “formati accessibili”, come braille, audio, a caratteri grandi o nel caso degli e-book, attraverso il software text to speech. Il vostro problema non è l'invalidità, ma la disponibilità. Il 95% di tutti i libri pubblicati non sono mai fatti in "formati accessibili" affinché i non vedenti possano comprarli o prenderli in prestito da una biblioteca. I pochi che si possono reperire sono prodotti principalmente da enti di beneficenza con budget limitati.

Quella legge sul copyright

Quando gli enti di beneficenza convertono la versione stampata o digitale di un libro in un “formato accessibile”, stanno ovviamente facendo una copia del libro. Questo non infrange la legge del copyright in paesi in cui c’è una “eccezione” legale alla legge sul copyright a beneficio delle persone cieche. Tuttavia, solo un terzo dei paesi nel mondo ha un’eccezione del genere. Inoltre, se un’organizzazione per ciechi in Gran Bretagna, ad esempio, cambia il formato di una versione digitale dell’ultimo libro di Harry Potter in modo che sia facilmente convertibile in braille o a grandi caratteri, la legge sul copyright impedisce che quella “copia originale” venga spedita a un’altra organizzazione per persone cieche in un altro paese di lingua inglese. Ciò significa che il tempo e il costo per cambiare il formato deve essere replicato dalle organizzazioni per i non vedenti in diversi paesi dall’altra parte della Terra, al costo di migliaia di euro e di sforzi raddoppiati. Sono soldi che si sarebbero potuti spendere aumentando i titoli disponibili.

Se solo ci fosse un accordo che richiedesse a tutti i paesi di permettere un’eccezione riguardo la legge sul copyright per i non vedenti, e che autorizzasse la condivisione di questi ‘"formati accessibili" tra gli enti di beneficenza in tutto il mondo, i ciechi potrebbero leggere migliaia di libri in più. “Facciamo campagne per questo accordo da diversi anni ormai” spiega Wolfgang Angermann, presidente dell'EBU. "Una delle principali ragioni per cui non è stato trovato un accordo è perché i negoziatori della UE lo hanno contrastato e procrastinato. Il Parlamento Europeo è dalla nostra parte". Ma non il Consiglio europeo o la Commissione europea.

Quelli che si oppongono

A differenza della maggior parte dei paesi nel mondo, gli stati membri della UE - ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca - finora - hanno avanzato diverse resistenze al trattato, che l’Organizzazione per la Proprietà Intellettuale Mondiale (WIPO) a Ginevra potrebbe finalmente approvare a Luglio. Il motivo per la procrastinazione/opposizione che si nasconde dietro l’attività decisionale collettiva è duplice. In primis, c’è una forte lobby di editori in paesi influenti come la Francia e la Germania. Gli editori non sono, in generale, contro le agevolazioni in favore dei non vedenti, ma temono la creazione di un precedente per altri accordi internazionali, fornendo eccezioni al copyright per altri gruppi svantaggiati. In secondo luogo, gli stati UE si oppongono a esso a causa di un innato conservatorismo. La Francia è stato l’avversario più esposto e veemente. È quantomeno ironico che il paese inventore del braille sia il primo a opporsi.

Foto di copertina: (cc) _Max-B-/ Flickr/ anticameradelcestino.wordpress.com/; nel testo: © EBU