società

COP21: giovani, impegnati e cosmopoliti

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 10 dicembre 2015

La conferenza sul clima di Parigi è un formicaio di circa 50.000 persone. Tra loro diplomatici, delegati dei governi, ma anche moltissimi giovani. Hanno viaggiato anche per migliaia chilometri, perché volevano essere a Parigi, la città dove oggi si può scrivere la storia del cambiamento. 

Nei giorni scorsi Temily Tavangar ha attraversato sette fusi orari, il mar Caspio e il mar Nero. Questa ragazza malese, studentessa di sociologia a Hong Kong, ha il compito di raccogliere nuove idee per un'università più ecosostenibile. A Parigi la 25enne ne approfitta anche per scambiare qualche idea sulla sua tesi di dottorato con altri studiosi e ricercatori. È affascinata dal rapporto tra religione e sviluppo: il cambiamento climatico ha sempre una dimensione morale ed etnologica, sostiene Temily. La sua tesi: delle comunità più coese potrebbero reagire meglio alle variazioni dettate dai mutamenti climatici. 

La Nazione dalla quale proviene Ali Mohamed è tra le più povere del Pianeta. Quale "Least Developed Country" (Paese sottosviluppato, n.d.r.) il Sudan è stigmatizzato entro un ben preciso sottogruppo. Alla Conferenza sul clima di Parigi, Ali Mohamed rappresenta il suo Paese e fa parte del movimento internazionale giovanile per il clima Adopt a negotiator (adotta un delegato, n.d.t.). Computer alla mano, segue le conferenze e scrive degli articoli che rendono accessibili al grande pubblico i temi delle trattative: tre dei suoi pezzi sono già stati pubblicati su alcuni giornali sudanesi. Per Ali è importante tenere i suoi connazionali aggiornati e soprattutto presentare loro delle alternative ai combustibili fossili. «Spero che per il 2020 avremo un'agenda sul clima chiara e inequivocabile,» dice.

L'obiettivo di Leah Good è arginare la corruzione. La trentenne inglese lavora per l'ONG International Transparency e coordina, dal suo ufficio berlinese, i progetti sparsi in tutto il mondo. Il suo compito è monitorare gli investimenti destinati a misure per la protezione del clima, per accertarsi che il denaro sia effettivamente investito per l'ambiente, invece di essere dirottato su altri interessi. Alla COP21 l'attivista sta cercando di dialogare soprattutto con i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo. Fino a sabato potrete incontrare Malcolm Araos-Egan presso uno degli innumerevoli stand informativi della COP21. A Parigi lo studente di Montreal rappresenta il dipartimento di geografia della McGill University. Attualmente il giovane ricercatore sta lavorando a un progetto chiamato TRAC3 (Tracking Research on Adaptation to Climate Change Consortium), che si occupa di studiare le diverse forme di adattamento della natura in seguito al cambiamento climatico. Alla COP Malcolm presenta i risultati del suo soggiorno di ricerca in Bangladesch, dove ha trascorso la scorsa estate raccogliendo dati per la sua tesi di dottorato. 

Un anno fa, Ari Yehudit Richter ha iniziato a lavorare ad un documentario, che parlerà di cooperazione internazionale e tutela dell'ambiente. Come vengono prese le decisioni a livello globale e come si passa all'azione? La giovane ha trovato le risposte prima ai negoziati sul clima di Bonn, e in questi giorni a Parigi. L'autrice, nonché assistente alla regia, ha ormai accumulato una quantità enorme di materiale: fin d'ora sa che il montaggio la terrà impegnata per diversi mesi.

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Leggi il nostro progetto speciale sulla COP21: #21faces, 21 storie di giovani da 21 Paesi europei.