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Continuano gli ingorghi in Europa

Articolo pubblicato il 16 aprile 2008
Articolo pubblicato il 16 aprile 2008
Più della metà della popolazione mondiale vive in città e il congestionamento urbano in Europa è responsabile del 40% delle emissioni di Co2. Un panorama, tra Est e Ovest.

Come investono le città europee in trasporti e infrastrutture per ridurre il traffico nei centri urbani? Nell’estremo sud della Svezia, nella regione di Skåne, sono stati creati dei siti web dove è possibile consultare orari dei mezzi pubblici secondo una tabella che ci consiglia quali percorsi minimizzano le emissioni di Co2, come avviene in Inghilterra con il programma Act on Co2. Dopo che Londra ha dato l’esempio, nelfebbraio 2003, introducendo una tassa per entrare in auto in centro, Milano ha imposto un pedaggio a partire da gennaio 2008.

Intanto Berlino vorrebbe lanciare, in centro città, il City Maut environmental zone, e alcune città, ad esempio Firenze, hanno pensato di trasformare i centri storici in oasi per biciclette e pedoni. Londra ora vuole introdurre un sistema di noleggio biciclette, simile al Velib parigino.

I nuovi Stati membri: il caso di Vilnius

Parigi negli anni Settanta: non cambia nulla? (Foto: osbornb/ Flickr)

Vilnius è un esempio di città dove molto si è investito per l’ampliamento delle infrastrutture, in modo da evitare l’incremento del traffico. I fondi strutturali sono stati impiegati per lo sviluppo sostenibile del Paese, ma il significato di questo concetto è scarsamente compreso, tanto meno messo in pratica.

I Paesi del centro e dell’est Europa hanno ereditato un sistema di trasporto pubblico ben sviluppato sin dai tempi dall’Unione Sovietica, che lo considerava una priorità perché i veicoli privati rappresentavano un lusso.

Durante la fase di transizione, venendo meno i fondi pubblici, le automobili private hanno rapidamente preso il sopravvento. Ora i Governi locali non sono né disposti a sostenere gli investimenti né pronti a regolamentare la scelta del trasporto attraverso politiche apposite. Spendono invece soldi per sviluppare infrastrutture che a loro volta incoraggiano l’acquisto di mezzi privati.

Muoversi di meno, lavorare da casa

Naturalmente ci sono delle eccezioni. A Budapest si sta costruendo le quarta linea della metropolitana, mentre Sofia ha sistematicamente ampliato, negli ultimi anni, la sua rete metropolitana.

Ma mentre in alcune città europee come Londra il trasporto pubblico è sviluppato, la domanda è comunque in continua crescita. Questo fa lievitare significativamente la spesa pubblica. Come possono fare gli specialisti che si occupano di trasporti ed ecologia a ridurre la domanda di mezzi di trasporto? Si potrebbe incentivare la gente a lavorare da casa, usando la tecnologia Internet per evitare gli spostamenti (video conferenze, Skype) e pensando una ridistribuzione a livello regionale di infrastrutture e servizi pubblici.

Tradotto dal lituano da Vytautas Povilas Jurgaitis

Foto nel testo: Parigi (osbornb/ Flickr), Madrid (_lev_/ Flickr)