società

Combattere la crisi con l'arte: i "preraffaeliti" di siviglia

Articolo pubblicato il 14 aprile 2014
Articolo pubblicato il 14 aprile 2014

Chi pensate di incontrare a Siviglia, una città in cui il tasso di disoccupazione per la fascia d'età tra i 25 e i 44 anni è del 50,6%? I beautiful losers spagnoli, naturalmente: giovani senza lavoro né voglia di vivere, per i quali emigrare è l'unica soluzione possibile. Chi ho incontrato io? I rappresentanti dell'avanguardia di Siviglia, i "preraffaeliti contemporanei spagnoli".

"La crisi? Davvero vuoi parlare di questa brutta cosa?" Così risponde Álvaro Díaz, non appena gli parlo della situazione di Siviglia, mentre saluta un gruppo di giovani che stanno entrando nella "Red House". Álvaro è un trentenne di Huelva e Red House è una galleria- caffetteria che ha aperto nel 2012 insieme a sua moglie, Cristina Galeote. I due si sono laureati alla Real Academia de Bellas Artes di Siviglia e sin da subito sono sembrati due persone molto interessanti.

"Come avete avuto l'idea di aprire questo locale e qual è la vostra filosofia?", chiedo loro. Non abbiamo molto tempo per parlare, perché la Red House è piena già di prima mattina. "L'idea ci è venuta viaggiando a Madrid, Londra, Berlino e Mosca", spiega Álvaro. "Lì abbiamo avuto modo di conoscere spazi creativi come questo e abbiamo deciso di tentare l'impresa a Siviglia, dove non esisteva niente del genere". Ma non si tratta solo del progetto in sé, perché Álvaro spiega che la filosofia dietro la realizzazione della Red House, e il nome stesso del locale, é un omaggio a William Morris, un preraffaellita inglese del XIX secolo. La cosa diventa interessante. Il disordine e la tristezza, la delusione dei giovani laureati disoccupati, l'immobilità e la crisi? Così si immagina la Spagna di oggi. "Si", ammette Álvaro, "la crisi preoccupa tutti, ma la nostra filosofia è di seguirla senza perdere l'ottimismo, contagiare gli altri con la propria visione positiva, contribuire allo sviluppo dello spirito imprenditoriale e creativo della Spagna e creare spazi in cui la gente possa passare il tempo insieme agli altri aiutandosi reciprocamente in un momento tanto difficile" - mi spiega, mentre saluta un altro avventore.

In que­sta fol­lia c'è or­ga­niz­za­zio­ne

In effetti, lo spirito ottimista e comunitario di William Morris è ben visibile. La Red House si presenta come una grande sala da ricevimento con parecchi comodi divani e tavoli robusti. La presenza di elementi tanto eterogenei rende l'interno dell'edificio piuttosto eclettico, senza che questo perda la propria coerenza d'insieme. Il locale è anche una galleria dove si vendono opere d'arte: quadri dipinti da artisti provenienti da tutta la Spagna, vecchi monopattini usati per installazioni artistiche, mobili retrò. Su una delle pareti contempliamo una serie di foto Polaroid di Dash Snow che immortalano organi genitali maschili e femminili. La "Casa Rossa" di Morris, che ha ispirato Álvaro e Cristina, era stata pensata per soddisfare le esigenze sia pratiche che spirituali dei suoi frequentatori. "Red House è un posto in cui la gente si sente a casa propria e allo stesso tempo può stare a contatto con l'arte. Organizziamo regolarmente esposizioni e concerti in cui promuoviamo artisti locali", afferma compiaciuto, Álvaro. William Morris e i preraffaeliti criticavano l'influenza della Rivoluzione Industriale sull'arte e sulla percezione degli oggetti della quotidianità, mentre tentavano di recuperare l'artigianato e le pratiche artistiche tradizionali. Álvaro e Cristina condividono gli stessi principi. Tutto ciò che si vende e si usa alla Red House è prodotto localmente, eccezion fatta per la birra californiana che mi viene offerta. "Apprezziamo molto la cucina tradizionale andalusa, ma cerchiamo di offrire ai nostri clienti anche prodotti diversi", spiega.

Clicca qui per vedere la galleria fotografia sul Red House

FAR­MA­CIE A KABUL E CAF­FET­TE­RIE A SI­VI­GLIA

Ciononostante, la lunga strada che hanno dovuto percorrere i fondatori di Red House per aprire il locale non è stata gradevole quanto l'effetto finale. "È più facile aprire una farmacia a Kabul che una caffetteria a Siviglia". Le parole di Álvaro sono solo l'introduzione di un discorso molto critico nei confronti del governo spagnolo. "Un paese con un tasso di disoccupazione così alto dovrebbe incoraggiare la gente ad aprire una propria attività. Ma in Spagna succede esattamente il contrario", afferma.

"E non vi viene voglia di andarvene, come gli altri?", domando. "Ci piace molto viaggiare, ma Siviglia è la nostra città, qui abbiamo la nostra famiglia, i nostri amici. Non potremmo aprire un locale simile con lo stesso capitale altrove, come Londra, per esempio". Secondo Alvaro i giovani artisti spagnoli con spirito d’iniziativa incontrano meno difficoltà in Spagna in tempo di crisi, rispetto per esempio a medici o giovani architetti. "Siamo fortunati, perché essendo artisti possiamo dedicarci a diverse attività. Cristina vende le sue opere e partecipa a esposizioni, io giro diversi film, per esempio video musicali". Racconta anche che a Siviglia i giovani imprenditori fanno affidamento l'uno sull'altro. "Un mio collega ha aperto da poco un negozio di tatuaggi. Noi lo aiutiamo e promuoviamo il suo negozio su facebook.  Anche noi dobbiamo molto ai nostri familiari e ai nostri amici. Mio padre è architetto e, dato che in questo periodo non lavora, ha potuto dedicare il suo tempo alla realizzazione della Red House, per renderla uno spazio funzionale, oltre che bello”. 

La crisi fi­ni­rà un bel gior­no

"Hai notato un cambiamento, col passare del tempo, nella gente che frequenta la Red House? È sintomatico del cambiamento della società di Siviglia in generale?" Voglio sapere se durante la crisi gli spagnoli hanno smesso di frequentare caffetterie e gallerie. "All'inizio la gente non capiva il concetto", afferma Álvaro. "Pensava che si trattasse di un negozio di mobili o di una galleria tradizionale. Fino a pochi anni fa a Siviglia non c'erano posti del genere, ma adesso le cose stanno cambiando", prosegue ottimista, "i giovani creativi, che hanno lasciato Siviglia alla ricerca di un lavoro, cominciano a tornare nella loro città per cercare di dedicarsi ad altro. Molti di loro aprono un'attività in proprio".

Mi rendo conto che Cristina e gli altri lavoratori della Red House cominciano a essere veramente occupati e non voglio trattenere Álvaro più del necessario. Per finire, decido di ritornare alla mia prima domanda. "La crisi di sicuro non finirà domani, ma non durerà neanche per sempre", risponde Álvaro. "Non è facile pensare ad altro, ma troppe preoccupazioni non portano da nessuna parte. Presto apriremo un nuovo spazio, il No Lugar (Non luogo, ndt). Cerchiamo di essere positivi e sopportare le difficoltà della vita".

E tanto meglio! Perché se una farmacia a Kabul non può certo cambiare la mentalità della società, o contribuire alla conoscenza dell’arte e alla promozione dei giovani artisti, spazi come Red House hanno invece  delle ottime probabilità di successo.

per ac­ce­de­re alla gal­le­ria della red house clic­ca qui.

© foto: Va­len­ti­na Cala Ka­ta­rzy­na Pia­sec­ka

Que­sto re­por­ta­ge fa parte del­l'e­di­zio­ne di Si­vi­glia del pro­get­to EU­to­pia: Time to Vote, che ha avuto luogo dal 19 al 23 feb­bra­io. Il pro­get­to è co-fi­nan­zia­to dalla Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, dal Mi­ni­ste­ro degli este­ri fran­ce­se, dalla fon­da­zio­ne Hip­po­crè­ne e la fon­da­zio­ne di Char­les Leo­pold Mayer. A breve sa­ran­no pub­bli­ca­ti anche i re­por­ta­ge da Cra­co­via, Stra­sbur­go, Bru­xel­les, Ber­li­no, Vien­na e Bra­ti­sla­va.