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Clim City: giochiamo a non ammazzare il pianeta?

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 26 febbraio 2009
Gioco, svago, ricreazione, relax, “cazzeggio”: molti si ostinano a considerare il gioco come un’attività relegata solo ai giorni festivi o pensano che sia qualcosa di puerile e banale. Invece il vero gioco è ben altro: è sempre un’attività seria e con delle regole, ricca ed educativa.

In questi giorni è apparso nel panorama dei giochi educativi CLIM CITY: un nuovo gioco on line con il quale l’associazione scientifica di Bordeaux intende far prendere coscienza ed informare sul deterioramento ambientale e sulle conseguenze che può provocare a tutti. Sulla schermata appare una regione francese divisa in una zona montana, una marittima ed un’area urbana, di circa centomila abitanti. Il giocatore deve ridurre lo spreco di energia (di un 25%), le emissioni di gas dell’effetto serra.

A questo scopo il giocatore ha a disposizione un periodo di tempo di 50 anni, durante i quali deve intervenire su insediamenti imprenditoriali, cittadinanze ed istituzioni. Come? Con 250 azioni o possibilità di comportamento. Logicamente, non appena il giocatore accede al gioco, deve attivarsi, perché lentezza o inattività vanno a suo discapito. Questo gioco ci regala circa 300 documenti scritti, visivi e sonori, che sono un materiale inestimabile per docenti ed alunni e che, oltre a poter essere consultati, si possono scaricare.

Unioni anti-ecologiche?

La validità di questo supporto e tutt’altro che futile in questi tempi in cui la sensibilizzazione Sull’ambiente ed il conseguente effetto serra sono una preoccupazione in costante aumento, un allarme lanciato da scienziati, governi ed aree danneggiate. Tuttavia, non mancano quelli che la vedono diversamente. Sammy Wilson, membro del Democratic Unionist Party e Ministro dell’ambiente dell’Irlanda del Nord, è appena riuscito a stroncare una campagna di informazione su questo argomento nel suo Paese, spiegando che il riscaldamento climatico non dipende dall’azione dell’uomo. Ma perché sono sempre gli stessi a trovarsi d’accordo sulle stesse cose? Sammy Wilson, Vaclav Klaus, Berlusconi, Aznar, Mariano Rajoy e compagnia.