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Claude Turmes: «La sinistra deve riconciliarsi con le emozioni»

Articolo pubblicato il 29 maggio 2009
Articolo pubblicato il 29 maggio 2009
Convinto che passata la crisi il petrolio ritornerà a 250 euro al barile, il leader e candidato ecologista alle elezioni europee si rammarica del fatto che in Europa ci siano imprese che guadagnano a costo dello spreco energetico.

I dati interni di ogni partito verde europeo non sono lusinghieri di fronte alle elezioni europee. Le previsioni più audaci auspicano al massimo un leggero aumento di un paio di seggi sui 42 che hanno oggi. I rispettivi sondaggi nazionali, se aggregati su scala europea, diventano più severi e prevedono una leggera diminuzione. Tutto ciò, dopo i cinque anni durante i quali l’ideologia ecologista ha maggiormente impregnato la politica internazionale. La stessa cosa succede alla sinistra mondiale di fronte ai partiti liberali e conservatori in piena crisi del liberalismo economico.

Antifascismo, mulini a vento e yoga

Imagen del Partido Verde Europeo«Se la sinistra vuole vincere, dovrà riconciliarsi con la sua concezione delle emozioni». Lo afferma Claude Turmes, vicepresidente dei Verdi europei ed eurodeputato da 10 anni. Questo lussemburghese smilzo e slanciato, con i capelli brizzolati raccolti in parte da un codino, e con grandi occhiali da topo di biblioteca, trasmette senza parlare una certa aria di ascetismo mescolato a timidezza adolescenziale. È la sobrietà che ci possiamo attendere dall’ideologo della grande promessa elettorale dei verdi europei: il Green New Deal, ispirato alle grandi riforme che il nordamericano Franklin D.Roosevelt ha lanciato negli anni Trenta per uscire «dall’unica crisi che possiamo comparare con quella attuale». «La destra non ha mai rinnegato le emozioni. Il fatto è che si fonda su emozioni troppo primitive. Obama è un esempio di ciò che la sinistra deve fare in Europa: il suo discorso si basa anche sulle emozioni, come Roosevelt negli anni Trenta, che vinse due elezioni dando fiducia contro dei candidati di estrema destra, mentre l’Europa perdeva la sua battaglia contro il fascismo ed il nazismo». Sensibile allo sviluppo del mondo interiore di ogni persona, ha ben chiaro che il Green New Deal (Nuovo Patto verde) non può essere alimentato solamente da economia e fredda razionalità statistica. «Deve rappresentare un pilastro che promuova la crescita personale, come suonare il pianoforte, leggere o fare yoga», conclude Turmes.

La Corea del Sud e la Cina investono di più nel verde di Germania e Francia

Imagen: Partido Verde EuropeoDai tempi di Roosevelt ad oggi, la classe media mondiale è passata da 300 milioni a 2 miliardi di individui. Questo fatto non solo esige un’entità di gran lunga maggiore per un piano di recupero mondiale, ma anche implica una pressione molto più incisiva da parte dei cittadini insoddisfatti. «Le energie ed i materiali rinnovabili devono essere il motore di questo piano di recupero», insiste, senza gran sorprese, Turmes, «poiché sono mercati locali che producono valore aggiunto e posti di lavoro laddove si investe». Contro coloro che annunciano che la bolla economica del futuro si sta creando oggi nel mercato delle energie rinnovabili, Turmes risponde che «sono necessari milioni di pannelli solari, milioni di mulini a vento e centinaia di impianti a biomassa». Non teme alcun surriscaldamento dell’economia in quanto «questi investimenti», riassume, «sono per l’economia reale». Anche se la crisi attuale ha avuto origine in America, l’Europa sta soffrendo di più. Nel primo trimestre del 2009, gli Stati Uniti hanno perso l’1,6% del proprio prodotto interno lordo, mentre l’Europa ha perso per la strada il 2,9%. Il piano di recupero di Obama è molto diverso da quello di Barroso in Europa, e molto più consistente. Tuttavia, quello che i verdi europei sottolineano è che, mentre la Corea del Sud impegna l’80% del proprio piano di recupero per la scommessa nelle tecnologie ed industrie verdi, e la Cina il 40%, Francia e Germania non superano il 15%. «Se continua così, l’Europa perderà la battaglia dell’economia mondiale, della rivoluzione verde, come ha già perso la battaglia delle tecnologie dell’informazione», avverte il nostro intervistato con molta calma. L’incognita è sapere come finanziare questa rivoluzione in piena contrazione del credito mondiale. Per questo, i Verdi propongono che la Banca europea degli investimenti destini 5mila milioni di euro del Piano Barroso in crediti per sviluppare il settore della eco-industria. «Dal momento in cui un mulino a vento inizia a funzionare, sta producendo e contribuendo ad una minore dipendenza dal gas russo».

Imagen del Partido Verde EuropeoEd un’altra delle idee ricorrenti tra gli ecologisti europei è la ricerca dell’indipendenza dei settori: alimentare ed energetico. «Io non sono un isolazionista», previene Claude Turmes a modo di conclusione, «ma ogni anglo della Terra ha interesse ad essere sovrano dal punto di vista alimentare ed energetico per evitare i conflitti. Se c’è una guerra in Iraq è perché c’è il petrolio. La stessa cosa può accadere nel futuro con gli alimenti se continuiamo a considerarli come una mercanzia qualsiasi e permettiamo che si speculi sul prezzo del grano». Tutto questo eviterà all’Europa di dissanguarsi a forza di assegni destinati alla Russia o all’Arabia Saudita.