società

Classi prépas: meritocrazia o privilegio di classe?

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2015

Se il destino delle prépas è strettamente legato a quello delle «Grandes écoles» che, dati alla mano, garantiscono alla nazione francese una formazione di alto livello per le classi dirigenti, tale dispositivo è tuttavia puntualmente incriminato come uno dei fattori aggravanti le discriminazioni sociali e territoriali all'interno del sistema dell’istruzione e della società francese.

La strategia educativa dello shock

«La posizione di HEC (École des hautes études commerciales) consiste, per il momento, nel considerare che il fatto di selezionare il 75% dei nostri studenti tra le fila delle CPGE (Classes Préparatoires aux Grandes Écoles) risponde perfettamente alle nostre esigenze. Tale sistema ci permette di proporre alle imprese dei profili che, oltre alle loro capacità e al loro potenziale intellettuale, dispongono di qualità umane, di coraggio, di tenacia e delle capacità di gestire i rischi e sopportare lo stress. La formazione intellettuale iniziale dispensata dalle CPGE rimane fondamentale. Compito della scuola è di sviluppare l’insieme delle altre competenze richieste» affermava nel 2003 Michel Raimbault, allora direttore di HEC, durante il seminario dell’UPS (Union des Professeurs de Spéciales).

In effetti duro lavoro, votazioni basse, stress, ottimizzazione del tempo e una buona dose di “corporatismo” sono da sempre il pane quotidiano dei giovani studenti delle prépas, che si preparano con spirito di “sacrificio” a compiere il grande salto verso l’eccellenza dell’insegnamento dispensato dalle «Grandes écoles»: chance che sarebbe stata accordata ai migliori sulla base di un principio di tipo meritocratico.

Come chiaramente affermato da Marc Even, presidente dell’APPLS (Association des professeurs de premières et lettres supérieures), le prépas, in quanto strutture di passaggio tra il sistema dell’istruzione secondaria e quella superiore, «sono preposte alla formazione dei quadri pubblici e privati di cui la nazione (francese) ha bisogno». Non potrebbe essere più chiaro.

Muriel Darmon, sociologa al CNRS e autrice di Classes préparatoires, la fabrique d'une jeunesse dominante [Éditions La Découverte, 2013], sottolinea come i futuri quadri francesi siano sottoposti a una vera e propria «strategia educativa dello shock» che mirerebbe, appunto, a stabilire una vera soluzione di continuità con il sistema scolastico precedente e a forgiare lo spirito della classe dirigente proiettata verso l’avvenire.

Ricordati da alcuni come anni “terribili”, da altri come il periodo più intenso e arricchente della vita, gli anni di prépas marcano gli studenti delle nuove generazioni forgiandone il carattere, offrendo loro strumenti intellettuali d’eccellenza e favorendo la creazione di quella rete relazionale indispensabile per il loro futuro professionale. Che si tratti di anni terribili o indimenticabili, di uno shock o di un rito iniziatico, poco importa: se superati, gli anni di prépas sembrano garantire l’inserzione socio-professionale delle élites francesi. Ma qual è il profilo di uno studente di prépas?

Le cifre

Scelte dopo il liceo dall'8% degli studenti, le statistiche mostrano che i figli dei quadri e delle professioni liberali rappresentano il 60% degli studenti delle grandi scuole d’ingegneria e il 68% delle grandi scuole di commercio. Solo l’11 % è in effetti rappresentato da figli di operai e impiegati, che pur costituiscono la metà della popolazione attiva in Francia.

Inoltre, il numero degli studenti appartenenti ai ceti popolari che frequentano le classi preparatorie è meno importante oggi che negli anni '50. Tutto il contrario del sistema universitario, che si è progressivamente democratizzato. È inoltre importante sottolineare che uno studente che frequenta le classes prépas costa in media allo Stato francese 14.000 euro contro i 9.000 di uno studente universitario.

Per comprendere questi dati, il cui bilancio fa emergere un’allarmante progressione delle disuguaglianze nonché una frattura evidente all'interno del sistema educativo francese, è importante prendere in considerazione la debolezza dell’università in Francia. Soppresse nel 1792, ricostituite nel 1899, le università d’oltralpe presentano oggi una situazione più che mai delicata dato l’impoverimento progressivo delle strutture esistenti e la scarsità di fondi pubblici destinati a sostentamento e sviluppo.

Regolarmente denunciata, sarebbe proprio la mancanza di una visione globale del sistema dell’insegnamento superiore francese a produrre uno squilibrio flagrante tra università e «Grandes écoles» al punto che, come confermano le statistiche, l’inserimento professionale al termine del ciclo di studi sarebbe assicurato solo all’uscita da quest’ultime. Tali disparità sono state tra l’altro messe in evidenza dal programma PISA (Programme for International Student Assessment), indagine promossa dall'OCSE per la valutazione internazionale dell'allievo che annovera la Francia tra i peggiori Stati europei in termini di equità del sistema scolastico.

Verso una riforma?

Ammesso che l’efficienza delle prépas garantisca alla Francia la formazione d’eccellenza delle future élites, come giustificarne la legittimità di fronte a delle statistiche che fanno emergere le disparità socio-culturali prodotte da questo sistema? Il dibattito è aperto e tanti sono i punti deboli del sistema "prépas", nato paradossalmente proprio da quegli ideali repubblicani e meritocratici che resero possibile un'iniziale democratizzazione dell'accesso all’eccellenza educativa rappresentata dalle «Écoles speciales» prima e dalle «Grandes écoles» in seguito.

Discriminazione sociale e tacita impostazione "corporatista": ecco gli argomenti principali di chi denuncia a gran voce la natura elitarista, per non dire classista, del sistema delle prépas; il che sarebbe, tra l'altro, all’origine di un’inevitabile tendenza alla “formattazione” delle élites francesi. «Uno dei caratteri più evidenti della selezione operata dalle classi preparatorie è che, malgrado tutti gli sforzi messi in atto, resta socialmente connotata»,  sostiene Yves Dutercq, professore di sociologia all’Università di Nantes.

In questo contesto, se numerose sono le istanze della società francese che avanzano con forza la necessità di riformare il sistema dell’istruzione in vista di una maggiore uniformità e uguaglianza, altrettanto numerose sono le misure in discussione per una possibile e prossima riforma delle CPGE. Dato che attualmente non rilasciano un diploma, alcuni ipotizzano di integrare le classi Prépas alle «Grandes écoles», altri di renderle equipollenti a un primo ciclo d’istruzione universitaria, lasciando poi la scelta allo studente di proseguire o meno gli studi in una «Grande école».

Installate nei licei, le CPGE sono da sempre gratuite, nel rispetto del principio della gratuità del sapere. L’argomento sostenuto da coloro che vorrebbero, oggi, introdurre una tassa di iscrizione con eventuali borse di studio – allineandole dunque al sistema universitario – farebbe leva, tra l’altro, sullo status sociale privilegiato della maggior parte degli studenti che le frequentano.

Indipendentemente dal partito preso, il dibattito in corso mette in luce le diverse problematiche di un sistema educativo caratterizzato dalle disparità, in cui le origini socio-culturali pesano in modo determinante sulla riuscita scolastica e professionale dello studente. Elitismo, meritocrazia o semplice eccellenza, le classi preparatorie continuerebbero dunque a giocare un ruolo decisivo nel processo di selezione e formazione delle classi dirigenti francesi a discapito della democratizzazione dell’intero sistema educativo e della coesione sociale della Nazione.

Leggi qui la prima parte della nostra inchiesta sulle classi prépas in Francia.