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«Ci prestate Zapatero?» Il femminismo a Roma resiste

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Edda Billi, toscana, da più di 40 anni lotta per l’uguaglianza tra i sessi, «a due passi dal Vaticano».

Il movimento femminista romano è nato negli anni Sessanta e Settanta, quando in via Pompeo Magno, tra il Vaticano e Piazza della Libertà, le romane si organizzavano per rivendicare più uguaglianza. Nel 1983 nasceva il Centro Femminista Separatista, convertito oggi in Casa Internazionale delle Donne, un’organizzazione senza fini di lucro che raggruppa più di 40 associazioni femministe. «Quando il movimento cominciò a funzionare, mandavano giornalisti maschi, ma noi chiedevamo che mandassero delle donne», ricorda Edda Billi, una delle sue fondatrici.

L’assassino ha le chiavi di casa mia

Una recente sentenza del Tribunale di Cassazione italiano ha considerato reato obbligare una donna a inginocchiarsi per pulire il pavimento. Decisione che potrebbe simbolizzare questa nuova direzione che la società prende per difendere i diritti delle donne. Ma il suddetto tribunale è stato accusato dai movimenti femministi di essere maschilista e conservatore. Non molto tempo fa, i suoi giudici hanno decretato che “nel lavoro, un’isolata e impulsiva palpata al fondoschiena non costituisce molestia sessuale”, e in un’altra occasione che una donna non poteva essere stata violentata, dato che “indossava dei jeans stretti”.

La principale lotta femminista è rivolta a combattere la violenza contro le donne (leggi il dossier di cafebabel.com). «Io preferisco chiamarla violenza sessista, e non sessuale. La parola sessuale è troppo bella per associarla alla violenza», sottolinea Edda Billi, accennando un sorriso fugace. È il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza verso le donne, e le romane che si concentrano a Largo Argentina per reclamare, a gran voce, la fine delle violenze, non hanno voglia di scherzare. Durante la manifestazione si recitano proclami femministi, si leggono discorsi e si agitano striscioni dove si possono leggere slogan destabilizzanti come “home, bloody home” (casa, sanguinosa casa) o “l’assassino ha le chiavi di casa mia”. Tuttavia, all’una, momento caldo della manifestazione, ci sono solo 200 donne... e quasi nessun uomo. Non si vedono nemmeno donne giovani, né alla manifestazione né all’assemblea che si tiene nel pomeriggio.

Nuove leggi fatte da uomini

A Roma la partecipazione femminile a livello politico è vergognosa. Dei 17 membri dell’amministrazione locale solo 5 sono donne, mentre, nel consiglio municipale, partiti come Alleanza Nazionale o Forza Italia (rispettivamente la seconda e terza forza politica della città) non hanno nessuna donna tra i loro rappresentanti.

A livello nazionale, nel governo Prodi solo 2 dei 18 ministeri con portafoglio sono diretti da donne. Il recente annuncio da parte del Ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, di una nuova legge per la protezione delle donne sembra non soddisfare le femministe. Paragonate al resto delle democrazie europee, le italiane sono sempre più isolate in Europa. Paesi come Germania, Lettonia o Finlandia, diretti da donne carismatiche come Angela Merkel, Tarja Halonen o Vaira Vike-Freiberga, si mostrano più egualitari in questi campi. In Francia, la candidata alle prossime elezioni presidenziali, Ségolène Royal, ha giù annunciato che la prima legge che approverà sarà dedicata alla lotta contro la violenza sessista.

Infine, molte romane vedono nella Spagna l’esempio migliore. Irene Giacobbe, dell’associazione Power Gender, scherza: «Ci prestate Zapatero un paio di mesi?». La politica egualitaria del socialista spagnolo è ben vista tra le femministe romane, che elogiano la sua politica di parità che stabilisce lo stesso numero di uomini e donne ministri, la nuova legge spagnola contro la violenza sessista o la sua < a href=http://www.lasprovincias.es/valencia/prensa/20061121/opinion/empresas-igualdad-genero_20061121.html target=”_blank”>proposta di legge di pari opportunità effettive tra uomini e donne.

Di mamma ce n’è una sola… ed è italiana

Ci sono opinioni diverse nella società romana e tra quelli che vi abitano. Alice, professoressa di inglese australiana stabilitasi a Roma da un anno e mezzo, assicura che «la società australiana è molto più maschilista di quella romana, dato che le scuole là sono solo per bambine o per bambini». Tuttavia, Edda Billi pensa il contrario, e smentisce il mito che accorda alla “mamma” tutto il potere dentro casa. «Chi detiene il controllo in casa è la televisione, giudice onnipotente della società contemporanea» spiega. Il programma “La Pupa e il Secchione” ne è un chiaro esempio. Uomini e Donne è un altro esempio del maschilismo nella televisione italiana nel quale alcuni ragazzi e molte ragazze, disinibite e sempre più svestite, fingono di volersi fidanzare tra loro.

Inoltre, il maschilismo che esercita la televisione a Roma è aggravato dalla presenza del Vaticano e dalla sua visione maschilista della famiglia. La Casa Internazionale delle Donne si trova nel quartiere Trastevere, «il più vicino possibile al Vaticano, giusto per dare fastidio», scherza un’altra attivista che vuole rimanere anonima. La denuncia delle femministe riassume la situazione che vive la donna romana: «La strategia vaticana lascia le donne a casa e rafforza il ruolo tradizionale della donna come subalterna. Con un silenzio pesante, complice, della nostra società».