società

Chomutov, confine ceco-tedesco: prostituzione, malattie e manifesti con teschi

Articolo pubblicato il 03 giugno 2010
Articolo pubblicato il 03 giugno 2010
Confine ceco-tedesco: dei manifesti ai bordi delle strade mostrano delle donne che indossano miniabiti e ammiccano ai passanti. Ma nei loro volti e nei loro abiti ecco comparire un teschio. Siamo a Chomutov: le prostitute offrono in lingua tedesca e in lingua ceca, malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide, la gonorrea e l'HIV.
Simona Kmonickova, che vive vicino alle strade della prostituzione, ha ideato i manifesti. Al fine di proteggere le sue tre figlie, la donna adopera quasi tutti i mezzi a sua disposizione per assicurare che la prostituzione scompaia dalla strada.

Simona Kmonickova è una bella donna. Sulla quarantina, bionda, di medie dimensioni. E ci sono sempre uomini che la confondono per una prostituta. Perché la strada in cui ora vive era nel passato uno dei più noti luoghi di prostituzione - la via Lipska nella città di Chomutov, - una strada di raccordo diretta a nord, verso il confine tedesco. È là che arriva un gran numero di clienti alla ricerca di sesso a buon mercato. Ma il sesso può essere pericoloso.

Per questa ragione, da un po' di tempo a questa parte, sono stati esposti dei cartelloni che dovrebbero frenare la voglia del cliente imprudente. In modo drastico, questi cartelloni mettono in guardia contro le malattie sessualmente trasmissibili. I manifesti raffigurano una donna con un miniabito, a volte con il teschio, a volte con un viso normale. «Offro: sifilide, gonorrea, HIV» è scritto accanto, in tedesco e in ceco. Altri manifesti informano sulla criminalità legata alla prostituzione. La campagna è stata ideata da Simona Kmonickova.

Una madre in lotta contro la prostituzione di strada

È venerdì pomeriggio, e la 41enne torna a casa con le sue due figlie, Adela e Barbora, dalla lezione di danza. Le due gemelle di 7 anni, bionde come la madre, si precipitano sul divano davanti alla TV. «Abbiamo già vissuto in un quartiere di case popolari e siamo state contente di andarcene da lì», racconta la madre. Si sono trasferite in una casa in un quartiere ai margini settentrionali della città. Ma ben presto hanno scoperto il rovescio della medaglia di quell'apparente idillio: il marciapiede.

«Non mi sono mai sentita al sicuro qui», dice Simona Kmonickova. La volta in cui le chiesero per quanto «lo avrebbe fatto», rimase scioccata. Da allora ha paura per le sue figlie: la più grande, che ora ha 16 anni, ma soprattutto per le due gemelle. «Le piccole le porto io ovunque, a scuola, a casa, e ai corsi pomeridiani».

«Per le strade viene pubblicizzata qualsiasi cosa, perché non richiamare l'attenzione al problema in questo modo?»

La donna, grafica per formazione, ha ideato in prima persona i disegni per i manifesti, che ora sono appesi ai lampioni. Sa che in realtà avrebbero dovuto occuparsene altri. Soprattutto quei politici che siedono al Parlamento ceco, che da anni bloccano una legge moderna, che prevede la legalizzazione della prostituzione. Le legge attuale risale a prima della guerra, quando la prostituzione di strada non era ancora in discussione. Ma Simona Kmonickova non è una donna che si affida ad altri. Vuole fare qualcosa. «Per le strade viene pubblicizzata qualsiasi cosa, perché non richiamare l'attenzione al problema in questo modo?» si chiede lei. L'idea di richiamare l'attenzione su infezioni che minacciano di portare a malattie veneree non è infondata. Le giovani donne sul marciapiede di Chomutov offrono i loro servizi non solo a prezzi molto bassi, ma anche senza preservativo. «Queste malattie non sono state scelte arbitrariamente, sono state tutte diagnosticate dai medici ad alcune prostitute nella zona di Chomutov», ha detto il vicesindaco Jan Rehak. Egli ha accolto l'idea dei manifesti con gratitudine e ha contribuito con fondi pubblici alla loro stampa. «La proposta della signora Kmonickova mi ha colpito», dice Rehak.

La città ha tentato per anni di tenere sotto controllo la prostituzione di strada. «Da quando abbiamo installato una telecamera di sorveglianza e abbiamo messo le foto delle auto dei clienti su Internet, il numero delle prostitute è diminuito notevolmente. Delle ventidue donne a noi note ne sono rimaste ancora solo quattro», dice Rehak. Come i manifesti, anche la telecamera è servita in parte a scoraggiare i clienti, prevalentemente tedeschi. Ma da qualche tempo la polizia agisce con durezza anche contro le donne. «Le forze dell'ordine sono tenute a portare ogni prostituta alla stazione di polizia, per una registrazione di protocollo. Se possibile devono portarla alla stazione più lontana, in modo da allontanare la donna dal suo luogo di "lavoro"», spiega Rehak. Il cambiamento è evidente. Anche se, pure quando fa freddo, per strada ci sono un numero di donne maggiore delle quattro prostitute menzionate da Rehak. Dalla via Lipska, una volta malfamata, le donne sono scomparse quasi completamente. Il problema si è spostato in altre strade, ma in misura molto minore rispetto a due o tre anni fa.

Il problema non si lascia risolvere completamente. Il vicesindaco Jan Rehak è consapevole del fatto che la prostituzione si trasferisce nelle stanze private, dove è ancora più difficile da controllare. Lui crede che, per affrontare il problema alla radice, ci vorrebbe una soluzione giuridica.

È calata la sera a Chomutov. Adela e Barbora guardano uno show per bambini, mentre la madre Simona Kmonickova sparecchia la tavola. Crede che i suoi manifesti abbiano un effetto anche sulle prostitute? «Non lo so, io voglio soprattutto che se ne vadano, in modo da poter di nuovo vivere in pace», risponde risoluta. Poi si ferma. «Ma, forse si. Qui si vive al motto di "Ciò che non so, non mi riguarda". Ora che i manifesti con le malattie pericolose sono appesi direttamente di fronte al loro naso, le donne potrebbero forse rendersi conto del pericolo a cui espongono se stesse e gli altri»

Dal corrispondente del nostro partnern-ost, Steffen Neumann

Foto: Steffen Neumann