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Cerco lavoro a Bruxelles: la voce degli stranieri 

Articolo pubblicato il 26 maggio 2014
Articolo pubblicato il 26 maggio 2014

Il 30% degli abitanti di Bruxelles è composto da stranieri; molti di questi sono giovani provenienti da tutto il mondo. Sono fortemente motivati, altamente qualificati e con CV eccezionali, ma anche per loro non è sempre facile trovare lavoro. Abbiamo intervistato alcuni di loro per conoscerne le esperienze e i consigli.

Nella pa­tria degli Spe­cu­loos, bi­scot­ti alla can­nel­la ti­pi­ci del Bel­gio, tro­via­mo la­vo­ra­to­ri pro­ve­nien­ti da tutto il mondo. Els Schep­pers, l'in­ven­tri­ce della "Spe­cu­loo­spa­sta", la crema spal­ma­bi­le a base di Spe­cu­loos, ha un motto, che ri­sa­le al 1968: "Solo se vuoi qual­co­sa per dav­ve­ro, po­trai far­ce­la". La stes­sa frase po­treb­be es­se­re anche quel­la di Nuno Lou­rei­ro, Coor­di­na­to­re Even­ti di In­te­rel, azien­da vin­ci­tri­ce del­l'Eu­ro­pean Pub­blic Af­fairs Award Con­sul­tan­cy del 2014. Prima di que­sto im­pie­go, que­sto ra­gaz­zo por­to­ghe­se di 27 anni con un ma­ster in Scien­ze Po­li­ti­che ha fatto di­ver­si stage non re­tri­bui­ti, ha la­vo­ra­to al De­lhai­ze Su­per­mar­ket per gua­da­gnar­si qual­che soldo, è stato so­ste­nu­to eco­no­mi­ca­men­te dalla fi­dan­za­ta per un po' di tempo, ha se­gui­to le­zio­ni se­ra­li e ha in­via­to cen­ti­na­ia di can­di­da­tu­re. Qual­sia­si cosa per un obiet­ti­vo: la­vo­ra­re nelle isti­tu­zio­ni eruo­pee a Bru­xel­les. "Ho ri­ce­vu­to cen­ti­na­ia di 'no' nella mia vita, così fi­ni­sci per di­ven­ta­re 'im­per­mea­bi­le' ai ri­fiu­ti. Bi­so­gna sem­pre chie­de­re un feed­back su una can­di­da­tu­ra che viene ri­fiu­ta­ta", pro­se­gue,  "poi la chia­ve è di­men­ti­car­si di aver­lo fatto, così quan­do ti danno una ri­spo­sta è sem­pre una bella sor­pre­sa. Se do­ves­se­ro dar­te­la, ti sarà d'a­iu­to per le can­di­da­tu­re fu­tu­re, ma non aspet­tar­te­la", con­clu­de con ama­rez­za.

Non sen­tir­ti in trap­po­la!

Se­gui­re work­shop, co­no­sce­re lin­gue stra­nie­re e con­ti­nua­re a im­pa­ra­re sono le so­lu­zio­ni pro­po­ste da Nuno. "Non adat­tar­ti solo a quel­lo che viene ri­chie­sto nel tuo la­vo­ro. Ci sono mi­glia­ia di op­por­tu­ni­tà là fuori. Non fos­si­liz­zar­ti nel tuo la­vo­ro, anche se ti piace. Non smet­te­re di man­da­re can­di­da­tu­re."

Il gio­va­ne è pas­sa­to da uno stage al­l'al­tro e più di una volta si é iscrit­to come di­soc­cu­pa­to all'Ac­ti­ris, il Ser­vi­zio Fe­de­ra­le del Pub­bli­co Im­pie­go della città. "Qui a Bru­xel­les man­ca­no le op­por­tu­ni­tà per i gio­va­ni lau­rea­ti", e que­sto l'ha spin­to a fon­da­re B!ngo, una ONG che aiuta i gio­va­ni pro­fes­sio­ni­sti a tro­va­re degli stage van­tag­gio­si, equi e di qua­li­tà nella re­gio­ne di Bru­xel­les Ca­pi­ta­le. "Pen­sa­re con ac­cor­tez­za al pro­prio CV. Con­si­de­ra­re, ad esem­pio, di met­te­re una foto". Sono que­sti i con­si­gli per chi vuole met­ter­si in gioco. "A volte non scri­vo la pa­ro­la 'sta­ge', ma un ter­mi­ne che de­fi­ni­sca quel­lo che fa­ce­vo, ad esem­pio 'Pro­ject Ma­na­ger'. Al­tri­men­ti il mio CV po­treb­be non es­se­re visto di buon oc­chio con un con­cor­ren­za così gran­de. Qui a Bru­xel­les lo fanno tutti qui", con­clu­de Nuno. E i suoi 6 anni d'e­spe­rien­za li ha tra­scor­si tra Vien­na, Kiev e Bru­xel­les. È solo gra­zie ai con­tat­ti presi in que­sto pe­rio­do che ha tro­va­to la mag­gior parte dei suoi pro­get­ti di la­vo­ro. "Fare del net­wor­king e va­lo­riz­za­re la rete di per­so­ne che hai co­no­sciu­to o con cui hai la­vo­ra­to è la chia­ve per riu­sci­re e Lin­ke­dIn è uno stru­men­to va­li­do", con­si­glia Nuno.

Per a­mo­re

Mar­cia­no Silva è ve­nu­to in Eu­ro­pa per se­gui­re l'a­mo­re. E alla fine si è in­na­mo­rato di Bru­xel­les. Bra­si­lia­no, 35 anni, é il di­ret­to­re di uno dei ri­sto­ran­ti Exki!, una ca­te­na in fran­chi­sing con più di 70 ri­sto­ran­ti dif­fu­si in 6 paesi. Nel ri­sto­ran­te, si­tua­to nel cuore della città, non lon­ta­no dalla Gran­de Place, Mar­cia­no deve pas­sa­re dal­l'in­gle­se, al fran­ce­se, allo spa­gno­lo e a qual­sia­si lin­gua con cui possa aiu­ta­re i clien­ti, che pro­ven­go­no da ogni an­go­lo del mondo. Quan­do gli chie­do­no in­for­ma­zio­ni sulle op­por­tu­ni­tà di la­vo­ro, il suo con­si­glio prin­ci­pa­le è "ri­cer­ca­re in­for­ma­zio­ni uf­fi­cia­li nel ri­spet­to della legge e non la­vo­ra­re in nero o senza do­cu­men­ti. Mai."

Men­tre pre­pa­ra delle in­sa­la­te fre­sche, un latte mac­chia­to e serve chee­se­ca­ke, ci spie­ga che la­vo­ra qui da 7 anni "per cer­ca­re sta­bi­li­tà eco­no­mi­ca, ma senza di­men­ti­ca­re quel­lo che amo fare". Fi­ni­to il suo turno al ri­sto­ran­te, Mar­cia­no fa quel­lo che sogna ve­ra­men­te: di­pin­ge­re. Gal­le­rie, mo­stre e clien­ti in­ter­na­zio­na­li sono il suo obiet­ti­vo. E ven­de­re i suoi di­pin­ti rea­liz­za­ti in acri­li­co lo aiuta a man­da­re i soldi in Pa­ra­nà, a se­gui­re il suo sogno ar­ti­sti­co, usan­do la sua crea­ti­vi­tà e le co­no­scen­ze ot­te­nu­te dalla sua for­ma­zio­ne nel campo del­l'ar­te e a dif­fon­de­re il verbo del­l'ar­te bra­si­lia­na mo­der­na.

Men­tre scru­ta la città dal bal­co­ne della Mi­lieu, una so­cie­tà di con­su­len­za le­ga­le e po­li­ti­ca, Mari Tepp ci ri­ve­la quan­to le im­pre­se mul­ti­cul­tu­ra­li di Bru­xel­les con­tri­bui­sca­no a con­fe­ri­re un'at­mo­sfe­ra in­ter­na­zio­na­le della città. "Ogni gior­no hai la pos­si­bi­li­tà di la­vo­ra­re con per­so­ne pro­ve­nien­ti da con­te­sti cul­tu­ra­li dif­fe­ren­ti e as­sa­po­ra­re abi­tu­di­ni e ca­rat­te­ri­sti­che molto di­ver­se tra loro, ad esem­pio, quan­to dura la pausa pran­zo di al­cu­ne per­so­ne, op­pu­re in che modo la im­pie­ga­no. Le per­so­ne di­ven­ta­no più tol­le­ran­ti e ri­spet­to­se." Mari è in­ve­ce una gio­va­ne esto­ne che vive al­l'e­ste­ro da tre anni e mezzo: Ger­ma­nia, Fran­cia, USA e ades­so, ap­pun­to, Bru­xel­les. Da quan­do la­vo­ra in un uf­fi­cio mul­ti­cul­tu­ra­le come ri­cer­ca­tri­ce di Scien­ze Po­li­ti­che, ha sem­pre cer­ca­to di "pre­sta­re at­ten­zio­ne a tutte le op­por­tu­ni­tà che si apri­va­no a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le, ai vari ti­ro­ci­ni che ve­ni­va­no pro­po­sti". Il con­si­glio che dà ai suoi amici di­soc­cu­pa­ti è quel­lo di "non per­de­re fi­du­cia in te stes­so, anche se sem­bra che nes­su­no ti vo­glia. C'è posto per tutti. Ci vuole un po' di tempo per tro­va­re delle op­por­tu­ni­tà, non stare fermo. Col­la­bo­ra in pro­get­ti di vo­lon­ta­ria­to, crea una star­tup, im­pa­ra nuove lin­gue, rin­for­za le tue com­pe­ten­ze, anche que­sti aspet­ti sono pre­zio­si per il tuo CV".

Nella città in cui puoi usare al­me­no tre lin­gue di­ver­se per ri­chie­de­re una stan­za in un al­ber­go, Mi­re­la Mi­stor ha do­vu­to im­pa­rar­le tutte e tre. Anche l'ita­lia­no è nella sua lista di lin­gue stra­nie­re, com­ple­ta­ta dalla ­lin­gua madre, il ru­me­no. Ha la­vo­ra­to per 4 anni in una ca­te­na di hotel ed è ar­ri­va­ta a Bru­xel­les quan­do la Ro­ma­nia era fre­sca di am­mis­sio­ne tra gli stati mem­bri del­l'UE. Quan­do ha la­scia­to il suo paese ha co­min­cia­to a la­vo­ra­re come do­me­sti­ca in abi­ta­zio­ni pri­va­te, ot­te­nen­do poi un posto nel set­to­re del tu­ri­smo, fa­cen­do così frut­ta­re la sua lau­rea in que­sto campo. Il suo prin­ci­pa­le con­si­glio è "stu­dia, in­ve­sti in te stes­so, e stu­dia a qual­sia­si età con­ti­nua farlo anche quan­do avrai già un la­vo­ro". In que­sto modo é riu­sci­ta a por­ta­re anche suo fi­glio a Bru­xel­les e lo in­co­rag­gia co­stan­te­men­te a "te­ne­re a mente che qual­sia­si cosa tu fac­cia, o vo­glia fare, devi es­se­re il mi­glio­re". Mi­re­la torna in Ro­ma­nia ogni esta­te, ma si sente cam­bia­ta: "vi­ve­re a Bru­xel­les cam­bia la tua men­ta­li­tà. Ti apre la mente. Le per­so­ne non ti scru­ta­no, non ti giu­di­ca­no per come ti vesti. Certo, se non hai i ge­ni­to­ri che ti guar­da­no le spal­le, che ti sup­por­ta­no sem­pre, non riu­sci­rai mai ad avere il co­rag­gio di ve­ni­re qui e com­bat­te­reSe tor­nas­si in­die­tro, non credo che po­trei ri­per­cor­re quel­lo che ho vis­su­to fi­no­ra, non sono si­cu­ra che ce la far­ei. Ma ades­so",  con­clu­de, "mi sento più forte. Tutto è pos­si­bi­le se lo vuoi!"

QUE­STO AR­TI­CO­LO FA PARTE DI UNA SERIE DI RE­POR­TA­GE SPE­CIA­LE DE­DI­CA­TA A BRU­XEL­LES, "EU-to­pia : Time To Vote", UN PRO­GET­TO GE­STI­TO DA  Ca­fé­ba­bel IN COL­LA­BO­RA­ZIO­NE CON LA FON­DA­ZIO­NE HIP­PO­CRÈ­NE, LA COM­MIS­SIO­NE EU­RO­PEA, IL MI­NI­STRO DEGLI AF­FA­RI ESTE­RI E LA FON­DA­ZIO­NE EVENS. L'IN­TE­RO RE­POR­TA­GE SARÀ PRE­STO DI­SPO­NI­BI­LE NELLA HO­ME­PA­GE.