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C'è crisi: tutto di seconda mano!

Articolo pubblicato il 01 marzo 2010
Articolo pubblicato il 01 marzo 2010
In periodo di crisi l'immaginazione e l'ingegno lavorano sodo. Comprare vestiti di seconda mano può essere una buona soluzione per risparmiare, ma anche per distinguersi dalla massa.

L’industria della moda può senza dubbio essere annoverata tra i settori economici più coinvolti dall’ultima crisi. La portata del problema è visibile su esempi concreti: falliscono case di moda di lunga tradizione (Escada, Christian Lacroix, Burani) e gli stilisti fanno di tutto per rimanere a galla, creando collezioni per catene di negozi popolari (ultimamente si pensi a Sonia Rykiel per H&M). Questi sconvolgimenti di mercato obbligano la donna media a cercare nuove fonti alternative per rifornire il proprio guardaroba. Può darsi che le modaiole abbiano fatto proprio il consiglio di Jean-Paul Gaultier, che si è espresso così nel luglio scorso: «La crisi rappresenta il momento in cui si devono cercare nuovi metodi di creazione, nuove soluzioni, e mettere in discussione i presupposti anche più radicati». A questo va ad aggiungersi la necessità di stringere la cintura, ed è più facile rinunciare all’ultima camicetta da discoteca piuttosto che al cibo. A maggior ragione se si pensa che la prima può essere facilmente recuperata in qualche negozio di vestiti usati o al mercato delle pulci.

Nascondino

targ w całej okazałości«Va bene,questa camicetta magari è vecchia quanto me..è allora, qual è il problema?» chiede retoricamente Annette, ventenne. La noto una domenica mattina sulla Place du Jeu de Balle a Bruxelles, La Mecca degli accaniti del vestito mica banale da pochi centesimi. Annette fruga tra una massa di vestiti gettati alla bell’e meglio sul cerato, per terra. Una pioggerella fine non ha ostacolato la sua gita settimanale a caccia d’abbigliamento. «Cerco il più possibile di non lasciarmi prendere la mano. So che da qualche parte mi aspetta un vero tesoro di moda, lo devo solo trovare».«Non è affatto difficile. Basta sapere quello che si cerca» si convince Sophie, un’altra cacciatrice dell’offerta e “dipendente dalla moda”, come si considera lei stessa.

Tra i maggiori tesori acquistati per pochi soldi c’è un vestito di Barbara Hulanicki degli anni Sessanta («il commerciante forse non aveva idea di cosa avesse sul banco») e una borsetta quasi nuova in pelle «che ricorda la giovinezza di mia nonna». Il sogno di Sophie è fondare un e-shop con vestiti di seconda mano. «Mi sbarazzerei così di tutti quei capi che mi ritrovo nell’armadio - ride - anche se potrebbe risultare più difficile di quanto sembri» continua più seria.

La concorrenza si fa dura

Conferma le parole di Sophie uno dei commercianti della piazza. «Adesso la concorrenza è più forte. Si fa più facilmente soldi puntando sulle rimanenze dell’armadio. Per questo nel mercato entrano una marea di venditori occasionali, che offrono qualche capo d’abbigliamento spesso già visibilmente usato. Raramente qualcuno ne fa un business». Similmente a quanto avviene con gli acquirenti, sia clienti occasionali, sia compratori accaniti. Il commerciante di seconda mano che si trova nel quartiere di Bruxelles Molenbeek-Saint-Jean ci rivela che questi ultimi cercano vestiti di buona qualità, per i quali sono pronti a pagare un po’ di più. Ma ci sono anche quelli per i quali la qualità è secondaria, conta solo il prezzo. «So che alcuni modificano poi a casa i vestiti di seconda mano», aggiunge. Mi guardo intorno nel negozio ed in effetti vedo sia persone insospettabili, che mai mi sarei immaginata di vedere in un negozio di seconda mano, sia gente per la quale probabilmente questo tipo di acquisti è una necessità. Accanto a me una signora un po’anziana con una catasta di vestiti usati comincia a trattare il prezzo alla cassa.

Negozio dell’organizzazione caritativa Les Petits Rien. La folla è tale che quasi è quasi impossibile farsi largo tra la gente per raggiungere alcune ceste, oppure appendiabiti con i vestiti. La fila per la cassa è lunghissima, e neanche un foglio in cui si vieta di trattare il prezzo scoraggia potenziali clienti. «Vengo qui regolarmente. I prezzi sono ragionevoli e anche se qualcosa non piace a mio figlio o a mio nipote, non ci perdo poi tanto», racconta una signora cinquantenne curata e con delle camicie al braccio si avvia verso la fila per la cassa

«Vedo anche che sempre più persone cominciano a vendere. Mi consolo pensando che, alla peggio, potrò fare lo stesso»

do wyboru do koloruLa popolarità dei capi di seconda mano ha esordito con l’inizio della crisi economica? La risposta non è univoca. Come ammette il commerciante di Molenbeek-Saint-Jean c’è un gruppo di clienti fissi che viene regolarmente, indipendentemente dalla congiuntura del momento. Ma è vero che nel corso degli ultimi mesi sono aumentati i volti nuovi. Sylvie, che ho beccato sulla Place du Jeu de Balle mentre comprava un vestito, ammette che ultimamente trovare cose buone sta diventando più difficile. Anette, che a causa della crisi ha perso il lavoro e ha dovuto accontentarsi di uno stage poco lucrativo, riconosce che al mercato delle pulci ultimamente spende meno soldi. «Vedo anche che sono molte di più le persone che si mettono a vendere a loro volta. Mi consolo pensando che, male che vada, potrò fare lo stesso».

Le cittadine di Bruxelles danno qualche consiglio su come acquistare di seconda mano:

TEMPO - Dedica tempo a rovistare negli scatoloni. Con la fretta è facile perdere di vista qualche affarone.

ESPERIMENTI - Non avere paura di sposare vestiti di seconda mano con quelli di prima qualità. Il tuo look ci può solo guadagnare.

RISCHIO - A volte meglio rischiare e comprare qualcosa che non ci convince del tutto. Magari tra una settimana ti imbatterai in una camicetta che darà carattere a dei pantaloni acquistati senza esserne convinta.

MODIFICHE - Vale la pena avere una macchina da cucire a casa o una sarta per amica. A volte anche un vero tesoro può avere bisogno di qualche modifica.

L’autrice ringrazia la redazione locale di cafebabel per l’aiuto offerto nella redazione dell’articolo.

Foto: Place Jeu de Balle di Grégory!Picasa; scarpe nella Place Jeu de Balle di lewishamdream/flickr