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Carovita, Praga scopre il lato oscuro del turismo

Articolo pubblicato il 15 maggio 2007
Articolo pubblicato il 15 maggio 2007
Dalla fine degli anni Novanta la capitale della Repubblica Ceca ha puntato tutto sull'industria turistica. Ma non è tutto oro quel che riluce.

«Marzo e aprile danno il via all’alta stagione turistica» assicura Martina, mentre impacchetta dei souvenir in cristallo di Boemia a dei sorridenti e attempati turisti tedeschi. Questa ragazza trentenne lavora al Blue Praha, una catena specializzata in souvenir e oggettistica per turisti che ha invaso l’aeroporto e le affollate strade praghesi con nove negozi. Martina si è spostata a Praga dopo la laurea in economia e commercio in cerca di un “lavoro decente”. Un importante 85% dell’economia cittadina è legata al turismo e sono soprattutto proprio i più giovani come Martina a essere occupati in questo settore. Non appena entrano nel mondo tintinnante dei registratori di cassa, diventa difficile uscirne. «Sono già cinque anni che lavoro qui a tempo pieno» spiega Martina, «ma non voglio rimanerci per sempre».

Birrerie per soli turisti

Il volto di Praga è cambiato da quando nel 1991 è caduta la cortina di ferro e i segni del tempo sono stati rimossi dalle sue splendide chiese riccamente ornate. Nuovi retroscena sulla vita di Kafka sono stati rivelati dal museo a lui intitolato, situato poco più a sud della stazione della metropolitana di Malostranska. Recenti costruzioni che ricordano l’epoca sovietica, come il Memoriale per le vittime del comunismo dello scultore Olbram Zoubek, inaugurato nel 2002, mostrano come la città ami farsi bella con la sua storia.

Pavel Seknika, docente di economia all’Università di Charles, la più antica e grande della Repubblica, è soddisfatto di come la sua città è cresciuta. «Le fabbriche di birra nel centro cittadino, da tempo fuori mercato, sono state riconvertite in attrazioni turistiche. I turisti sono la loro unica fonte di reddito» spiega il professore.

Ma alcuni importanti nomi dell’architettura non gradiscono questo sguardo rivolto al passato, che porta a investire negli edifici più vecchi. David Cerny, 39enne provocatore ed eccellente scultore, considera l’architettura di sperimentazione messa in scena dalla Dancing House (foto a sinistra) dell'architetto statunitense Frank O.Gery, costruita tra il 1992 e il 1996, la classica mosca bianca. Secondo Cerny le autorità locali hanno abbandonato ogni slancio di audacia architettonica. «Le discussioni – dice – vertono tutte sulla nuova biblioteca nazionale, che deve sorgere dove una volta c’era il monumento a Stalin, distrutto nel 1962» dice Cerny. «L’appalto è stato vinto da Jan Kaplicki, ma subito la gente ha protestato, dicendo che il progetto è troppo moderno e non si adatta al luogo. Io invece lo trovo molto bello».

«In media i turisti rimangono in città solo tre giorni»

Ma non è solo l’architettura a cambiare il volto della città. Seknika menziona il ruolo dei grandi investitori, come «l’Unione Europea, i ricchi uomini d’affari tedeschi, austriaci e perfino statunitensi e giapponesi» che stanno mettendo mano al portafogli per finanziare il restauro della città. «In media i turisti rimangono in città solo tre giorni» dice Seknika. «Molti soldi vengono investiti per sviluppare un turismo di lunga durata. Si punta ad offrire più intrattenimento per andare oltre le solite passeggiate nei quartieri della città.» Per questo si costruiranno nuovi centri per conferenze mentre grandi firme come Hugo Boss e Swarovski hanno aperto negozi nelle vie centrali per attirare i danarosi uomini d’affari. Così Praga, anziana signora dal fascino antico, cede il passo alle tentazioni moderne e griffate.

I turisti portano ricchezza…

In breve, ognuno ha dato il suo contributo all’opera di ristrutturazione di Praga e questo ha certamente avuto un impatto sui cittadini. Alcuni considerano l’invasione dei turisti e la nuova mise accattivante della città due fenomeni positivi, che rendono la città più multiculturale e aperta alle nuove idee. Così la pensa Roberto, svizzero che vive a Praga da quasi dieci anni. Il 50%-80% per cento del suo reddito è legato ai pasti che vende ai turisti grazie al suo piccolo fast food. Per lui gli stranieri non sono solo una fonte di guadagno, ma anche ambasciatori della loro cultura. «Molti stranieri vengono a Praga anche per studiare e questo rende la città più vivibile.»

…ma i prezzi vanno alle stelle

Ma in tanti non sopportano di dover spintonare tra la folla mentre vanno al lavoro. Gli affitti e il costo delle case sono cresciuti, in particolare dopo l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Unione Europea. «Ricordo che un paio di anni fa volevo comprare casa: costava 4 milioni di corone (140.000 euro circa ndr). Oggi costa il doppio!» dice Roberto. Poi spiega che agli stranieri non era permesso acquistare gli immobili prima del 2004, a meno che non avessero un’azienda nel Paese. Ora, invece, proprio gli acquirenti esteri stanno infiammando i prezzi.

Anche la 28enne Eva, avvocatessa in una ditta vicino al centro, lamenta il carovita. «Mio zio vive qui da 25 anni e non può più andare nel pub locale perché è diventato troppo caro». Ewa spiega che anche gli eventi culturali si sono adattati al gusto e al portafogli del turista, rendendo perfino gli svaghi più comuni inaccessibili alle persone che vivono in città. La pensa allo stesso modo Michael, studente di legge. Secondo lui, i tentativi del governo di preservare la cultura ceca sono solo «tentativi di facciata guidati dal denaro».

Più Praga si fa bella, più i turisti aumentano e vogliono catturarne l’immagine nelle loro fotocamere. Ma anche i prezzi salgono. Il nuovo volto di Praga sarà anche scintillante, ma non tutti i suoi cittadini possono gioirne.

Foto Dancing House IntlTraveler/Flickr