società

Canvas, Otpor e Pora: il marchio serbo della rivoluzione non violenta

Articolo pubblicato il 05 aprile 2011
Articolo pubblicato il 05 aprile 2011
Israa Abdel Fattah, Mohamed Adel e Asmaa Mahfouz saranno ricordati come coloro che hanno contribuito enormemente a demolire 30 anni di dominio di Hosni Mubarak sull'Egitto, ed uno di loro ha rivelato quest’anno di essersi formato frequentando organizzazioni giovanili dello stesso tipo a Belgrado.

“Il viaggio dalla dittatura alla democrazia non consiste semplicemente nel sovvertire una leadership non democratica e nell’organizzare elezioni libere e giuste. E’ anche e soprattutto un lungo processo di costruzione delle istituzioni” afferma Srdja Popovic, direttore del Centro per l’Applicazione di strategie ed azioni non-violente (Canvas) di Belgrado. Recentemente il Canvas è stato oggetto di grande attenzione da parte dei mass media perché Mohammed Adel, uno dei leader del movimento egiziano del 6 aprile, ha affermato che è stato proprio in questo particolarissimo centro che ha ricevuto gli insegnamenti necessari all’organizzazione della protesta nel proprio Paese.

Popovic, 38 anni, è anche uno dei fondatori e leader di Otpor! (Resistenza), un movimento giovanile serbo che ha giocato un ruolo importante nella caduta del vecchio regime serbo del presidente Slobodam Milosevic undici anni fa. Da allora, sostiene una forma di cittadinanza attiva in tutto il mondo. Così la Serbia arricchisce il suo paniere con un nuovo brand: la cosiddetta rivoluzione non violenta. “I media sono nelle condizioni di dare grande eco ad un avvenimento, facendo di una mosca un elefante - afferma - hanno trasformato la storia di alcuni coraggiosi attivisti egiziani venuti in Serbia per un workshop sui diritti umani, in una storia romantica sull'importazione e l'esportazione della rivoluzione". La sua organizzazione tiene un workshop per più di mille persone provenienti da 37 Paesi.

La connotazione romantica della rivoluzione

Le strategie del movimento non-violento sono conosciute da decenni e sono materia di studi in molte università prestigiose. Comunque, l'idea della protesta non-violenta come vero e proprio marchio serbo è stata per la prima volta presentata dai media serbi un paio di anni fa dopo la Rivoluzione Arancione in Ucraina. Venne riferito (dai giornali dell’epoca) che gli attivisti serbi dell’Otpor! incontrarono i membri ucraini del Pora (E’ tempo!), il movimento giovanile fautore della rivoluzione. Incontri simili si tennero anche con attivisti di Georgia, Zimbawe, Burma e Maldive. A questo si è aggiunto il premio MTV “Free your mind” (libera la tua mente) ricevuto da Otpor nel 2000: ed ecco un nuovo brand in grado di poter essere venduto come un qualsiasi altro brand.

I media diedero in pratica una connotazione romantica a tutta la storia ma il fatto che il documentario sull'l’Otpor “Caduta di un dittatore” (Bringing dow a dictator, 2002) venne visto da 23 milioni di persone garantì la diffusione delle loro idee.

Ma in fondo, perché non essere romantici? Prima di tutto il pugno chiuso simbolo di Otpor si dice sia proprio l’elaborazione della mente di un uomo innamorato; a Nenad Duda Petrovic, ora trentasettenne, venne chiesto di creare un logo per una certa organizzazione studentesca da una ragazza di cui era infatuato. Gli ci vollero solo una paio d’ore per disegnare un pugno chiuso che da quel momento in poi avrebbe rappresentato la resistenza della gente al regime dittatoriale. Quello stesso simbolo da quel momento, è stato presente in Georgia, Venezuela e recentemente in Egitto.

Petar Milicevic era uno dei formatori al workshop che il Canvas ha organizzato per gli attivisti egiziani nel 2009. A suo modo di vedere, i metodi presentati durante l’addestramento al Canvas sono stati applicati perfettamente durante la rivolta egiziana. “Tuttavia non un solo cambiamento al potere si è verificato in seguito a un addestramento o a un supporto internazionale" nota Milicevic. “Il forte desiderio di cambiamenti politici e sociali deve venire dalla gente. Qualsiasi cosa è più allettante che passare 20 giorni in Piazza Tahrir circondati dall’esercito dell’ex presidente Mubarak. La chiave del successo egiziano è stato il riconoscimento da parte dei leader rivoluzionari delle necessità del popolo".

"E vissero per sempre felici e contenti"…o no?

Per quanto possa apparire romantica la storia dell’insurrezione egiziana, la lotta non è finita con le dimissioni di Mubarak dell’ 11 febbraio. Mentre l’attenzione a livello planetario si è spostata su Libia, Bahrein, Siria ed altri paesi in condizioni politiche simili, tocca ora al popolo dare il via alla ricostruzione delle proprie istituzioni politiche. Il prossimo importante passo è il cambiamento di una costituzione quantomeno grottesca e ormai obsoleta da tempo. Dopo di che c’è la registrazione dei partiti politici, la libertà di parola e di riunione, l'autonomia delle istituzioni educative locali, la separazione dei poteri (giudiziario, esecutivo e legislativo)..."C'è ancora tanta strada da fare, ma agli egiziani non manca né la speranza né l’entusiasmo”, dice Srdja Popovic.

"La gente crede che il cambiamento nelle loro vite, si verifichi immediatamente…ma non è così”.

Delle così grandi speranze possono anche esigere un pesante tributo per la loro attuazione. Ad una decina d'anni dalla caduta di Milosevic, i serbi sono delusi dall'esito della loro rivoluzione. L'apatia generale è aggravata dalla povertà, dall’alto grado di corruzione e dalla mancanza di fiducia nella politica e nelle istituzioni. Una recente ricerca in Ucraina ha evidenziato risultati simili. “La Serbia appare sicuramente migliore a 10 anni dalla caduta di Milosevic rispetto al periodo della sua dittatura. Non riesco a pensare praticamente a niente di quel periodo che mi faccia provare almeno un po’ di nostalgia. Il problema è che la gente pensa che i cambiamenti avvengano immediatamente.. Non è così, e quindi questa enorme energia si scontra inevitabilmente contro il muro dei problemi quotidiani. Spero che l'Egitto trovi il modo per superare queste difficoltà,” dice Petar Milicevic. A giudicare dai numeri, il popolo egiziano ha superato il primo esame di democrazia registrando una grande affluenza alle urne per il primo voto sulle modifiche alla costituzione. Si continuerà ad agosto, quando si terranno le elezioni presidenziali.

Images: main Pop!Tech art, Otpor! 2005 (cc) Peter Durand/ Alphachimp Studio/ alphachimp.com/ on Flickr/ videos: MTV award and trailer for movie (cc) technodrombg and (cc) AFMPF Films/Youtube