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Canada, per non pagare le tasse gli studenti sfilano in mutande

Articolo pubblicato il 22 maggio 2012
Articolo pubblicato il 22 maggio 2012
La provincia francofona del Canada ha rappresentato a lungo un'oasi di pace per gli europei. Tuttavia, il Québec sta vivendo lo sciopero più importante di tutta la sua storia.
La spiegazione di un movimento colossale che i media hanno già definito, un anno dopo le insurrezioni nell’Africa del Nord, il "printemps érable", da "érable", l'"acero" simbolo del Canada, grazie alla facile consonanza con la primavera araba (in francese "printemps arabe").

Il Québec, pacifica provincia canadese, vive ora lo sciopero più importante della sua storia. La fronda è ufficialmente iniziata lo scorso 13 febbraio, quando il governo di Jean Charest (Partito liberale del Québec) ha annunciato che avrebbe aumentato gradualmente le tasse universitarie. Dagli attuali 2.168 dollari canadesi, (1.679 euro), si arriverebbe a 3.739 (2937 euro) nel 2017. Un aumento di circa il 75% in cinque anni. Giustificata come una misura economica necessaria in tempo di crisi, essa è stata accolta soprattutto dagli studenti come un attacco al sistema sociale del Québec, che può ancora vantare le tasse più basse di tutta l’America del Nord.

Manifestazione del 22 marzo 2012 a Montréal.

Conti in rosso fin dal primo anno di scuola

Questo aumento è una scelta che cercano di imporci con una grande guerra di cifre”, ha detto indignato Jean-Sébastien Sénécal, dottorando in Studi Classici presso l’Università Concordia di Montréal e molto coinvolto nel movimento. “Si tratta di una misura che mette in discussione una serie di buone decisioni prese dalla popolazione del Québec negli anni 60-70. È in gioco in primis l’accessibilità per tutti agli studi universitari e poi la missione originale dell’università come luogo del sapere, indipendente dal resto della società e, in particolar modo, dal modello economico”. Da ben tre mesi, sfoggiando il quadrato rosso come emblema della contestazione, gli studenti hanno dato sfogo alla propria immaginazione, allo scopo di catalizzare l’attenzione sulla loro protesta: un giorno uno striscione enorme copre il ponte Jacques Cartier; un altro giorno l’edificio del Ministero dell’Istruzione è imbrattato da scritte rosse e, un altro ancora, è la volta del blocco metropolitano. Il 3 maggio scorso, circa mille studenti hanno sfidato la pioggia e il freddo sfilando quasi nudi nelle vie di Montréal: “in intimo, per chiedere trasparenza al governo”.

Se lo scopo imminente della contestazione è quello di impedire un nuovo aumento, (nel 2007 il governo ne aveva già deciso uno del 30%), essa mira anche, e soprattutto, a sollevare una rivendicazione sociale molto più ampia. Alcuni professori del Québec (Les profs contre la hausse) si sono uniti agli studenti e hanno redatto un manifesto in cui denunciano la logica di indebitamento sottesa a questo aumento. Essa include de facto lo studente nell’universo finanziario, sottomettendo le sue decisioni a quelle di un banchiere. Lo studente diventerà così un agente di riproduzione dell’ordine sociale più che un cittadino pienamente partecipe dell’evoluzione della sua società. La libertà accademica e la dimensione critica della formazione universitaria sembrano svanire nel nulla.

Violenza sempre più aspra

E così la “primavera canadese”, come è stata definita dai media, alimenta l’energia contestatrice del 2011. Tuttavia, malgrado questa importante mobilitazione, il governo ha fatto orecchie da mercante. Il punto è che tale movimento appare poco coeso: alcuni studenti si sono dissociati e hanno fatto ricorso alla giustizia, rivendicando il proprio diritto allo studio. I media sostengono che, nell’insieme, la società del Québec appare molto divisa. Su Facebook sono stati diffusi fotomontaggi realizzati dai sostenitori degli scioperanti. Essi mettono a confronto uno dei titoli principali dei giornali locali in occasione della manifestazione del 22 marzo, in cui 200.000 manifestanti hanno sfilato nelle vie di Montréal. Mentre il quotidiano Le Devoir, considerato indipendente, riportava il titolo: “Ascoltate 200.000 voci”, il Journal de Montréal, accusato dagli scioperanti di complicità con il governo, sosteneva che gli studenti stessero perdendo appoggi.

Dopo i genitori, intervengono le Nazioni Unite

In questi ultimi tempi, la polizia ha esercitato una repressione sempre più dura nel corso di molte manifestazioni, il che ha esacerbato la tensione generale. All’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani è stata avviata una pratica per la querela contro le intimidazioni e la brutalità della polizia. Durante la manifestazione di Victoriaville, che si è tenuta venerdì 4 maggio, alcuni manifestanti sono rimasti gravemente feriti: uno studente ha perso un occhio e un altro parte dell’orecchio. “Ciò che sta accadendo qui è molto grave. La gente ha paura”, confida Jean-Sébastien. Genitori preoccupati dall’inasprirsi della violenza hanno formato il movimento dei quadrati bianchi (simbolo dell'armistizio), “per chiedere al governo del Québec di porre immediatamente fine alla crisi sociale che ha messo in pericolo la vita di centinaia di giovani”. Essi chiedono una moratoria al progetto di aumento delle spese per l’istruzione, “al fine di ascoltare questi giovani che gridano il loro desiderio di un mondo migliore, di un mondo più giusto”, e una confronto per “discutere con gli studenti l’importanza dell’istruzione nella nostra società e del suo finanziamento”.

Foto di copertina e testo: (cc) lariposte/flickr; video:  (cc) DélitFrançais/Youtube.