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Brexit: l'identità europea in crisi

Articolo pubblicato il 30 maggio 2017
Articolo pubblicato il 30 maggio 2017

Giovani, belli e alla scoperta dell'Europa. L'unico problema? Sono inglesi. A causa della Brexit, presto non potranno più godere della cittadinanza europea. Ma si tratta di una semplice formalità o di una vera e propria crisi d'identità? Siamo andati a scoprirlo incontrando alcuni giovani per i quali la Brexit significa molto più di qualche timbro sul passaporto.

«Il diritto di votare e di partecipare alle elezioni locali ed europee. Il diritto di non essere discriminato. La libertà di circolazione in tutta l'Unione europe». Laura conosce bene il concetto di cittadinanza europea. Laureata ad Oxford, la giovane cittadina britannica di 24 anni risiede oggi a Parigi, dove frequenta un master in studi europei. Conoscendo tutti i suoi diritti in quanto cittadina dell'Unione europea tanto da saperli recitare a memoria, Laura parla di «un senso di comunità e di unità europea. Per me, [la cittadinanza europea] rappresenta la collaborazione per un bene comune».

Europeista convinta, Laura ha votato «Remain» al referendum dello scorso giugno, ovvero perchè il Regno Unito continuasse a far parte dell'Unione europea. La Brexit significa, per lei e per tutti i cittadini britannici, la fine della cittadinanza europea di cui possono godere solo gli stati membri. Si tratta dell'occasione perfetta per ripassare la loro visione di questo concetto, spesso malinterpretato o ignorato dai diretti interessati. 

Le piccole cose di tutti i giorni

La cittadinanza europea risale al 1 gennaio 1992, ovvero alla firma del trattato di Maastricht. Nonostante fosse inizialmente piuttosto vago, il concetto è stato rivisitato più volte dal punto di vista giuridico fino ad arrivare a un'integrazione dei diritti economici e politici (participazione alle elezioni locali ed europee, diritto di iniziativa cittadina, garanzie giuridiche, ecc.). Tuttavia, andando al di là degli aspetti meramente diplomatici, la cittadinanza europea rimanda soprattutto a momenti speciali, esperienze uniche e personali.

Madeleine ne è un esempio. A soli 21 anni, originaria dell'Inghilterra centrale, ha già visitato in lungo e in largo l'Unione europea, avendo avuto la possibilità di vivere in due paesi membri. Prima in Italia, a Firenze e in una piccola città della Puglia, dove ha lavorato come ragazza alla pari. Poi in Francia, nella città di Bourges, come insegnante di inglese. Secondo Madeleine, la cittadinanza europea ci permette di scoprire delle culture diverse o delle «picole cose che non si trovano da nessun'altra parte». «Tutti i luoghi culturali di Firenze, la meravigliosa costa pugliese, il festival di Bourges e per finire... il camembert in crosta cucinato dalla mia coinquilina francese!» ricorda Madeleine.  «Io ho votato “Remain” e oggi sono preoccupata che l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea possa avere un qualche impatto sulla mia possibilità di vivere e lavorare all'estero».

Cambiare vita

Tra le righe spesso incomprensibili dei libri di diritto, resta un punto al quale Madeleine, come gran parte dei cittadini britannici, non cessa di aggrapparsi: la libera circolazione. Principio cardine del progetto europeo, la libera circolazione permette ai cittadini di spostarsi e trasferirsi in qualunque paese membro. Secondo alcuni, i vantaggi vanno ben oltre l'assicurare spostamenti facili e veloci: si tratta di poter scegliere di parire se non, addirittura, di poter cambiare la propria vita. 

«La prima volta che sono stata in Francia è stato per un tirocinio in una start-up a Parigi» racconta Sarah, 24 anni. «La mia scelta è ricaduta sulla Francia un po' per caso, ma questa esperienza è stata una vera rivelazione: oggi colgo tutte le occasioni che mi capitano per poterci ritornare!». Originaria di Halifax, una regione dell'Inghilterra settentrionale particolarmente colpita dal problema della disoccupazione, Sarah non poteva capitare in un posto più diverso dalla sua città natale. Oltre alle differenze sul piano economico, Sarah ha notato principalmente una serie di differenze nella vita di tutti i giorni. «Qui mi sento molto meno stressata, il ritmo è più rilassato rispetto all'Inghilterra. Per esempio, in Francia passare un'ora intera a fare colazione è normalissimo! Ognuno può fare le cose con calma nella vita di tutti i giorni e questo mi piace molto». «Mi sono innamorata della Germania il primo giorno che sono arrivata» confessa Lucy, residente a Berlino da ormai tre anni. «Oltre a un vera e propria affinità sul piano linguistico, la mia personalità è perfettamento compatibile al modo di fare tedesco. Berlino mi ha costretta a rallentare, a godermi di più la vita e la mia passione per la storia. I tedeschi mi hanno insegnato a riconciliarmi con il passato in modo produttivo e progessivo».

Essere cittadine e cittadini europei ci permette quindi di poter cambiare completamente vita? Quello che è certo è che la liberta di circolazione aiuta ad andare alla scoperta dell'altro «dall'interno». Conoscere espressioni nella lingua del posto, bere la birra tipica o ancora fare la spesa nei supermercati del luogo sono tutti elementi che contribuiscono alla visione dell'universo nazionale del paese in cui ci troviamo.

Si può vendere la cittadinanza europea?

La logica risale alla genesi stessa del progetto europeo. Lo scopo è la creazione di un sentimento di comunità tramite l'incontro dei popoli europei. Ad oggi la scommessa sembra vinta per metà: sebbene la Brexit segni per alcuni un netto rifiuto dell'Unione europea, allo stesso tempo mostra, per altri, l'unità del progetto stesso. «Sento una forte solidarietà tra le persone della mia età provenienti da diversi paesi europei» afferma Bradley, londinese di 22 anni con un'esperienza lavorativa di tre mesi a Vienna. «Grazie ai miei studi a Londra e al mio lavoro in Austria ho avuto l'opportunità di incontrare ragazze e ragazzi europei e con molti di loro ho stretto delle profonde amicizie. Mi rattrista, oggi, il fatto che il mio governo stia cercando di indebolire questi legami».

Solidarità e vicinanza: stiamo forse assistendo alla creazione di un popolo europeo? L'argomento resta tuttora controverso visto che la cittadinanza europea, così come la realtà europea, è purtroppo un vantaggio riservato ad alcune categorie. Tuttavia, sebbene in stadio embrionale, «l'essenza europea» sembra essere presente nelle nostre interviste. Sono numerose, infatti, le persone che affermano di sentirsi europee. La loro definizione va ben oltre un mero stato giuridico. «Viaggiare da un paese all'altro, comunicare in una lingua straniera: io mi sento più europea che inglese!»  aggiunge Sarah. «Il fatto che presto dovrò richiedere esplicitamente questa cittadinanza e reclamarla in qualche modo mi sembra assurdo!»

E' innegabile che la Brexit rappresenti la fine del sogno europeo per i cittadini britannici. Nonostante i negoziati sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea non siano ancora iniziati, il problema della cittadinanza europea rappresenta già una delle maggiori sfide. Nel novembre 2016, il deputato lussemburghese Charles Goerens ha proposto il concetto di «cittadinanza associata», la quale permetterebbe alla popolazione britannica di conservare alcuni diritti europei. Si tratta di una proposta allettante, ma sulla quale molti dei nostri intervistati esternano il proprio scetticismo. «Sarei felicissima di poter conservare la mia cittadinanza europea» confessa Laura. «Ciononostante, la cittadinanza associata sarebbe illegittima. Il Regno Unito dovrebbe pagare una tassa di adesione per ottenerla e ciò implicherebbe il potere di "vendere" la cittadinanza europea».  «Il progetto è splendido ma è decisamente troppo tardi per attuarlo» riporta Sarah«Il Regno Unito ormai ha votato e non c'è nulla che il nostro paese potrebbe proporre all'Europa in cambio di questa concessione».

Per il momento, la questione è sospesa e si attendono le elezioni legislative anticipate all'8 giugno il cui annuncio, proclamato dalla prima ministra Theresa May, ha colto di sorpresa il Regno Unito così come tutta l'Unione europea. May punta a rinforzare la maggioranza del partito conservatore in vista dei negoziati sulla Brexit, consapevole che il risultato potrebbe influire sul futuro della cittadinanza europea per i cittadini britannici. Ad ogni modo: «Perdere la cittadinanza europea non mi impedirà certo di essere europea. Continuerò ad essere parte di questa comunità culturale e sociale».