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Braccio di ferro per la grande moschea di Siviglia

Articolo pubblicato il 12 giugno 2007
Articolo pubblicato il 12 giugno 2007
Una settimana dopo le elezioni cittadine, il progetto per la più grande moschea d’Europa è stato messo in soffitta.

La cosa più singolare di Los Bermejales sono i nomi delle strade. Qui via Berlino incrocia viale Francia mentre via Bruxelles incontra viale Germania. Questo quartiere della periferia sud di Siviglia è estraneo allo splendore del centro storico del capoluogo andaluso. Grandi palazzi si schierano uno dietro l’altro e giovani in tuta da ginnastica siedono sulle panchine fumando. Si vede una madre spingere la carrozzina tra due file di caseggiati.

Nessuno sa dire perché qui dovrebbe sorgere la più grande moschea europea di tutti i tempi. La componente musulmana a Los Bermejales è molto piccola e per questo colossale edificio, voluto dalla Comunità islamica spagnola e posizionato alla fine di viale Europa, servono seimila metri quadrati di terreno. Bisogna tuttavia riconoscere che la decisione dell’amministrazione comunale è stata molto combattuta.

Asilo, parco o moschea?

La decisione del sindaco di bloccare il progetto si deve in particolare a una signora: Conchita Rivas, presidente dell’associazione Unione di vicinato di Los Bermejales. «La moschea è troppo grande per il nostro quartiere» afferma, con un po' di irritazione, questa energica 67enne. «Quel terreno potrebbe ospitare un parco, un centro sanitario oppure un asilo.» La sua associazione ha raccolto nel quartiere 3.500 firme contro la costruzione ed è finalmente riuscita a portare di fronte al tribunale l’amministrazione cittadina. Il giudice ha disposto il blocco dei lavori per riesaminare il caso e verificare l’utilità pubblica dell’opera. «Non abbiamo nulla contro la religione islamica» spiega la signora Rivas. «Ma la Spagna non è terra musulmana.»

Malik Ruiz Callejas, presidente della Comunità islamica spagnola, considera ipocrita l’atteggiamento della sua rivale. «L’associazione Unione di vicinato in realtà è contro l’Islam e i musulmani. È questa l’unica ragione per cui si oppongono alla nostra moschea, non le dimensioni. Il quartiere dispone già di numerosi parchi attrezzati.» Il presidente è ben intenzionato a portare a termine la sua battaglia. Crede che la grande moschea sia un progetto rivolto a «tutto l’Occidente. Diventerebbe un punto di riferimento sia per i musulmani sia per i non credenti».

La Comunità islamica ha già costruito a Granada la Moschea Albaicin, inaugurata nel 2003. «Un centro pieno di vita, aperto al vicinato» precisa Ruiz Callejas. Anche a Siviglia la Moschea dovrà essere «un luogo confortevole, luminoso, pulito». Il giardino pubblico si estenderà su 4mila metri quadrati e il reso del terreno sarà occupato da un centro culturale, da una biblioteca e da altri luoghi aperti e accessibili.

I conservatori temono il terrorismo

Se la Moschea verrà costruita, avvisano i conservatori, l’estremismo islamico metterà le radici in Andalusia. Il giornale spagnolo ABC, di uguale orientamento politico, ha pubblicato un articolo in cui si affermava che l'opera sarebbe stata costruita con il denaro proveniente da Al-Qasimi, uno dei sultani degli Emirati Arabi Uniti, accusato di essere un punto di riferimento per i talebani. Ma Ruiz Callejas ha denunciato il quotidiano per calunnia. «Il nostro sistema di finanziamento – precisa – è trasparente. Lo Stato spagnolo è al corrente di tutti i nostri trasferimenti di denaro: delle entrate come delle uscite.»

Le altre organizzazioni islamiche intervengono nella questione con più pacatezza. «Sono favorevole alla costruzione della moschea» spiega Mansur Escudero, presidente dell'organizzazione Junta Islamica de Espana, che riunisce diverse associazioni musulmane. Escudero passa per un moderato: si batte per i diritti delle donne ed è l'autore di una fatwa contro il terrorismo islamico. «Ogni cittadino spagnolo ha il diritto di dire la sua sulla costruzione dei luoghi di culto» afferma. Definisce «stupida» l’ipotesi che dietro ai finanziamenti possano celarsi organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda. «In tal caso le autorità spagnole avrebbero perseguito le organizzazioni coinvolte». Quanto alle dimensioni ammette: «Preferirei una moschea più piccola».

«Questa moschea potrebbe diventare un centro di propaganda» avvisa Emilio González Ferrín, docente di Scienze islamiche all’università del capoluogo. Il professore teme un eventuale arrivo dal Marocco degli imam fondamentalisti, come è successo per la nuova moschea di Granada. E pensa che la costruzione di questa gigantesca moschea nasconda vari interessi politici. «L’Arabia Saudita persegue una politica precisa: finanzia gigantesche moschee nelle più importanti città del mondo per diventare un punto di riferimento per la comunità islamica globale. L'obiettivo: palliare alla mancanza di peso nelle comunità islamiche locali.»

Emilio González sostiene che la Comunità islamica spagnola non rappresenta completamente i musulmani presenti nel Paese. Esistono altre comunità con un alto numero di credenti, ma che non hanno i soldi per finanziare una moschea. E conclude: «A Siviglia, in ogni caso, serve una moschea perché i musulmani non hanno al momento a disposizione abbastanza luoghi di preghiera».

Grazie ad Anna Castellari, Eduardo S. Garcés e Fernando Navarro Sordo.