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Boko Haram: il massacro all'ombra di Charlie

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2015

L'inizio del 2015 è stato macchiato da uno degli attentati più sanguinosi del secolo. No, non stiamo parlando della Francia, bensì della Nigeria nord-orientale. Rispetto allo  spazio riservato alle notizie su Charlie Hebdo, il massacro compiuto da Boko Haram sembra essere poco più di una nota a piè di pagina. È tempo di alzare gli occhi e di gua-rdare oltre il Mediterraneo. 

È l'11 febbraio, solo pochi giorni dopo gli attacchi a Parigi. Sullo schermo, il mondo assiste in diretta a una storica mobilitazione da parte dei francesi di tutt le classi sociali: milioni di persone si riversano nelle strade di Parigi per solidarietà alle vittime. Le scritte "Je suis Charlie", "Je suis Juif" e "Je suis Ahmed" si leggono ovunque mentre, invano, si cerca almeno un "I am Baga".

All'inizio di gennaio, 3700 kilometri più a sud di Parigi, nella zona di crisi del nord-ovest della Nigeria, una serie di attentati terroristici di matrice islamica hanno fatto molto più di 17 vittime. Un destino perverso ha voluto che il più recente (e finora il più devastante) massacro messo in atto dal gruppo jihadista nigeriano Boko Haram sia avvenuto proprio agli inizi di Parigi, raggiungendo il culmine della sua crudeltà il giorno dell'attacco alla redazione parigina. 

A partire dal 3 gennaio, Boko Haram ha occupato le città nigeriane di Baga, Doron Baga e altri centri abitati circostanti, bruciando case e uccidendo centinaia di uomini. La cifra esatta delle vittime è sconosciuta: incrociando alcune testimonianze coi dati stimati dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani, si arriva a circa 2.000. Le immagini satellitari rese pubbliche da Amnesty International e Human Rights Watch mostrano l'entità dei danni: solo a Doron Baga sono stati distrutti più di 3.000 edifici. La stima del governo nigeriano si aggira intorno alle 150 vittime, un dato talmente basso da sembrare sospetto. D'altra parte, nessuno si è potuto fermare a contare i morti.

L'istruzione occidentale è proibita

L'attacco è stato rivendicato dalla setta islamica Boko Haram, nata nel 2002. In un video un membro del gruppo, forse il leader già più volte dichiarato morto, Abubakar Shekau, minaccia  altri attentati simili. Insomma, gli attacchi avvenuti finora sarebbero solo "la punta dell'Iceberg". Dalla radicalizzazione del gruppo, avvenuta nel 2009, sono state reclutate diverse persone tra cui oltre 500 donne. E ad essere uccisi, tra musulmani e cristiani, sono stati in migliaia.

Boko Haram dice di agire in nome della religione, spiega Abraham Sunday Odumu, docente di "Citizenship Education & Government" al politecnico federale di Kaura Namoda, nel nord-ovest della Nigeria. Eppure, prosegue Odumu, «tutti quelli che non accettano la visione dell'Islam di Boko Haram sono visti come nemici, gli stessi musulmani moderati vengono considerati infedeli. Anche i loro genitori e parenti vengono trattati come nemici che meritano la morte».

Finora le forze armate nigeriane non hanno ancora saputo fronteggiare l'organizzazione terroristica, il cui obiettivo esplicito è costruire una teocrazia in Nigeria. La città di Baga si trova in uno dei nove stati federali del nord della Nigeria dove già vale la legge religiosa della Sharia, mentre quelli a sud sono a maggioranza cristiana. La lista degli attacchi di Boko Haram, che viene tradotto con «l'educazione occidentale è proibita», è lunga. Lo scorso anno le vittime sono state circa 1.500: un triste apice.

Questa setta islamica, affiliata ad Al-Qaida, è meno presente nei media rispetto ad altre organizzazioni terroristiche del Vicino e Medio Oriente. Tuttavia, non si differenzia in crudeltà dai suoi "fratelli". Boko Haram usa donne e bambini come kamikaze, come nel caso di Maiduguri e di Potiskum, pochi giorni dopo la carneficina nella vicina città di Borno.

Dopo Charlie, il diluvio

Mentre la solidarietà alle vittime dell'attentato di Parigi raggiunge un ampio raggio (non solo nei social network) e una dozzina di capi di stato prende parte alla grande manifestazione dell'11 gennaio, il massacro a Baga viene retrocesso alle ultime colonne della sezione politica dei giornali. L'hashtag #IAmBaga non compare così spesso come #JeSuisCharlie, che per giorni ha spopolato su Twitter.

Una settimana più tardi - che nei tempi di Internet equivale a un'eternità - ecco arrivare il lento risveglio. I giornali parlano di un "massacro di dimensioni spaventose". Le poche, brevi notizie che si basano sui comunicati stampa di Amnesty International sfiorano solo allora la coscienza dei cittadini interessati alla notizia del giorno. Rapidamente si crea un'onda di solidarietà.

Una settimana dopo il massacro, Avaaz (organizzazione non governativa cybermilitante) ha dato vita a una petizione per richiedere una sessione del consiglio di sicurezza dell'Onu. Si tratta allo stesso tempo di un appello alla comunità internazionale per fare pressioni su un governo, quello nigeriano, che finora si è tenuto sospettosamente in disparte. Tuttavia il successo, benché piccolo, è arrivato: con una presa di posizione ufficiale, il consiglio di sicurezza dell'Onu ha brevemente condannato senza riserve gli attacchi della milizia terroristica.

Baga, una notizia marginale e niente più

Non è un fenomeno nuovo: i media trascurano la violenza terroristica di Boko Haram e le condizioni delle città in guerra su suolo africano. Già una volta, più di 20 anni fa, il mondo quasi passivamente ha assistito al massacro dei Tutsi in Ruanda. Il fatto che Baga sia una notizia marginale, e niente di più, non può dipendere da un rifiuto collettivo di un delitto talmente orripilante da diventare difficilmente immaginabile. 

Per alcuni, i motivi sono chiari. Ecco cosa twittava @suraiasahar il 16 gennaio: «Perché sei africano. E musulmano. #JeSuisBaga #BagaTogether». Che si tratti di un chiaro caso di etnocentrismo? Almeno l'epidemia di Ebola, questo glielo dobbiamo riconoscere, sembra aver tenuto l'Occidente con il fiato sospeso, complici i casi di contaminazione su suolo americano ed europeo.

Puoi leggere qui la seconda parte del nostro approfondimento su Boko Haram