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Berlino: «essere poveri non è cool, ma è ok»

Articolo pubblicato il 30 giugno 2010
Articolo pubblicato il 30 giugno 2010
Denaro e crisi non sembrano essere tra le priorità dei berlinesi, che in questo modo possono concentrarsi su altre cose, come l’arte. «Essere poveri non è cool, ma è ok»: è questa l’idea comune. Sembra molto promettente per chi viene dalla Bulgaria, ufficialmente il paese più povero dell’Ue, dove la mancanza di denaro, lungi dal glamour a buon mercato, non è di certo una virtù.

Nella capitale della Germania i rapporti interpersonali non si basano sul denaro. La moneta più comune è quella dello spirito libero. Uwe Gössel riunisce giovani professionisti del teatro provenienti da venticinque paesi durante il Theatertreffen festival. In una ex fabbrica, gli Uferstudios sulla Uferstrasse a Berlino ovest, mette in luce la particolare atmosfera informale della città. «È difficile trovare un autentico berlinese nato qui – dice da buon straniero. - La città è ospitale con tutti coloro che sono alla ricerca della verità o forse di loro stessi. C’è gente di tutti i tipi – freak, artisti, omosessuali, studenti, scrittori e musicisti. C’è spazio per tutti. L’importante è trovare l’ambiente in cui ci si trova meglio e poi si ha tutto ciò che serve per sviluppare le proprie idee. È come ottenere la password di accesso». I nuovi berlinesi di solito perdono i contatti con la propria terra di origine e trasformano loro stessi in singolari viaggiatori. «Berlino è un luogo di speranza» dice Uwe.

Berlino: povertà estetica

Da Sofia a Berlino, sola andataEppure non tutti riescono ad affermarsi e così alcuni alla fine lasciano la capitale tedesca. Emil Doesn’t Drive ce l’ha fatta in uno stile “berlinese” tutto suo. Circa sette anni fa il DJ lasciò la natia Bulgaria per Berlino «e per la musica». Ci incontriamo nel suo posto di lavoro diurno; fa il barman in un caffè di fronte ad Alexanderplatz. Ampie finestre danno l’idea di un grosso acquario: siamo sovrastati dalla torre della televisione, ma protetti dalla confusione che la circonda. Emil può essere considerato un DJ di successo; la sua agenda è spesso strapiena. Non indossa abiti firmati e sembra non importargli. «Meno possiedi, più normale e naturale sei», afferma seduto su una comoda sedia semi-sferica anni ottanta. In sottofondo risuona una musica da discoteca.

«Indosso sempre robaccia, non penso molto a come appaio»

Emil fa parte dei circoli underground di Berlino, di zone come Kreuzberg e Neukölln. «Quando sono arrivato qui abitavo in uno dei quartieri più poveri, dove vive una grande mescolanza di persone diverse - spiega Emil. - Nel corso degli anni ho cominciato a sentirmi a casa. Indosso sempre robaccia, non penso molto a come appaio». Le persone che vivono in queste zone non hanno la televisione e vanno da una festa all’altra, di club in club, e visitano mostre a go-go. Non gli importa di ciò che gli accade intorno: creano arte, studiano e hanno molto cara la propria libertà. Molti sono disoccupati per scelta. «Non penso al denaro - afferma Emil. - Le persone qui vivono grazie ai sussidi statali, ma non a causa della crisi o perché non c’è lavoro». La sua teoria è che gli artisti vivano al limite perché questo li costringe ad essere creativi.

Ironia socialista

Centri d'arte improvvisatiBerlino è senza dubbio la città dove puoi permetterti tutto questo in un quadro economico e sociale particolare. La sua povertà è estetica e ironica: più economica è una cosa, più bella appare. I ricordi dell’era socialista sono parte di questa ironia; le sue rovine sono ovunque, per esempio negli edifici pubblici abbandonati in cui numerosi artisti vivono e lavorano. Alcune case occupate come Tacheles sono state trasformate in improvvisati centri d’arte. Tutti i piani e il cortile degli ex grandi magazzini Kaufhaus Maassen nella Oranienstrasse, nel quartiere Berlin-Mitte, sono occupati da opere d’arte, tanto da diventare una destinazione turistica piuttosto popolare. Più che acquistare qualcosa dagli artisti, i visitatori solitamente preferiscono portarsi a casa alcuni scatti del luogo. Si possono trovare un po’ dappertutto contenitori stilizzati per le donazioni, fatti con vecchie bombole del gas, con i quali si chiede un piccolo sostegno di circa un euro.

A Berlino da 15 anni«La prima cosa che ti viene chiesta a Berlino è quali sono le tue idee, non quanti soldi hai», dice Martin Jankowsi al Café WOHNZIMMER nei pressi di Prenzlauer Berg. Sa di essere più povero del ragazzo medio bavarese, ma non gli importa. Lo scrittore della Germania dell’Est, che ha vissuto a Berlino negli ultimi quindici anni, si arrangia per guadagnarsi da vivere. «Il costo della vita è basso (1.000 euro al mese), ma l’umore è alto» dice Jankowski, che prese parte alle “Manifestazioni del Lunedì” che portarono alla caduta del Muro di Berlino. Due decenni dopo, spiega come i berlinesi non prestino attenzione alla crisi perché sono abituati ai mutamenti economici sin dalla caduta del muro. Durante l’epoca comunista, Martin era un compositore ed interprete, il che gli permetteva di esprimere i suoi pensieri contro il regime in una maniera più sicura. «So cosa sia la vera povertà – conclude, - ho viaggiato molto nel blocco socialista. Non è proprio possibile sperimentare la propria eccentricità in altri posti, come a Monaco per esempio. Gli altri ti giudicherebbero».

Tolleranza di seconda mano

Una passione per lo stile trascurato berlineseQuando Eva Gaigg viveva a Monaco, sentiva laggiù una sorta di tensione sociale. È esattamente ciò che rende Berlino diversa dal resto della Germania, dove si è invece stabilita l’attrice austriaca. «I berlinesi sono tolleranti» dice durante una pausa in un economico fast food caffè dalle parti di Prenzlauer Berg, vicino al teatro dove sta facendo le prove. «Non pensano tanto alle apparenze». È qualcosa che si vede anche nello “stile trascurato” proprio dei berlinesi, che tendono a riciclare prodotti di seconda mano, e nei caffè, per esempio, con i loro arredamenti di seconda mano, vecchi poster e tovaglie con pizzi appartenute alla giovinezza ormai lontana di chissà chi.La povertà è parte integrante di questa città, ma anche una questione di proporzioni. Berlino è ricca in confronto alla capitale della Bulgaria, Sofia, dove il pittore bulgaro-tedesco Mario Gerhard Lischewsky trascorse buona parte della sua infanzia. A lui l’ultima parola: «Immaginate Berlino come una pittoresca composizione dove ogni colore dipende da un altro. Potrebbe sembrare troppo colorata, ma tutte le sfumature si uniscono infine in un accordo perfetto», afferma seduto al Caffè Tasso, un posto confortevole nei pressi di Frankfurter Allee, a pochi passi dalla sua abitazione. La parte orientale della città e i suoi giganteschi, vecchi edifici sono certamente una testimonianza del passato. Mario conferma quanto i berlinesi siano concentrati sul proprio benessere interiore, spirituale. Ecco perché la definizione di Berlino “povera ma sexy” coniata dallo stesso sindaco, è gradualmente diventata lo slogan della città. Ma è anche un cliché che i berlinesi prima o poi romperanno. Alla fine, è il buon gusto a trasformare la povertà di Berlino in un’esperienza di valore.

Grazie a Rozalina Laskova, Vera Trajanova e Sergio Marx del cafebabel team di Berlino

Leggete l'articolo in bulgaro nel blog ufficiale del cafebabel.com team di Sofia

Foto: Camelia Ivanova; Emil Angelo/myspace.com; AndreKarwathAka/Wikipedia; Mike Gaigg/evagaigg.com