società

Benedetto XVI un Papa medievale?

Articolo pubblicato il 03 marzo 2009
Articolo pubblicato il 03 marzo 2009
La Chiesa cattolica è in crisi. Da un lato le polemiche feroci hanno ridotto ai minimi storici il dialogo con le altre religioni monoteistiche e con il mondo laico, dall’altro le fratture al suo interno.

Non è un caso che Papa Benedetto XVI scrivesse, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera (in risposta a Marcello Pera) pubblicata nel novembre 2008, che «un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile». Definito da più parti un “papa conservatore” se non “reazionario”, Ratzinger pare affascinato e attratto dalla Chiesa medioevale fondata innanzitutto sul dogma, ma anche sul potere temporale.

Il rito all’antica sul fronte interno

(Paul Resh/flickr)Non è un caso, per esempio, l’attenzione del Papa al proprio vestiario con il ritorno a uno sfarzo ormai inconsueto. Per la messa di Natale del 2008 il Papa «aveva un mantello con un’apertura alare di 7-8 metri, una mitria con gemme e diamanti, il pallio con spilloni in oro, casula rifinita con bordi in oro, camice ricamato, anello d’oro, scarpe luccicanti in tinta con i paramenti», secondo quanto riporta don Matteo Ragazzo, giovane parroco della provincia di Padova che si è lanciato in una denucia per un ritorno alla sobrietà della Chiesa Cattolica. Ma i caratteri retrogradi si riscontrano anche nelle aperture verso il latino e la messa tridentina (messa con rito romano celebrata fino al 1962, ndr), la celebrazione con le spalle rivolte ai fedeli, la comunione in ginocchio, il ritorno alla preghiera del Venerdì Santo per la conversione degli ebrei (recentemente modificata sulla spinta delle polemiche seguite alla vicenda del vescovo lefebvriano Williamson). Del resto già nel 2000 col documento Dominus Iesus (Il Signore Gesù) l’allora Cardinale Ratzinger chiudeva le porte all’ecumenismo riaffermando il ruolo di primo piano della Chiesa di Roma, sostanzialmente pronta ad accogliere ma non a fare concessioni al dialogo, sul presupposto di una verità dogmatica che non si può discutere. Si può facilmente intuire la direzione antitetica che avrebbe avuto un ipotetico papato dell’austero e carismatico Cardinale gesuita Jorge Mario Bergoglio, con ogni probabilità il secondo più votato nel conclave che elesse Ratzinger.

Riabilitare i negazionisti

Il “fronte esterno” del resto non pare meno conflittuale: nel 2006, per la lectio magistralis presso l’Università di Ratisbona (dove fu docente di Teologia Dogmatica e Storia dei Dogmi) il Papa citava un testo dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, in particolare leggeva un passaggio («mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane») che scatenò le proteste di molte comunità islamiche e rappresaglie sui missionari cattolici. E sempre Ratisbona è il centro di nuove polemiche nel 2009: è nei pressi della città bavarese (nel seminario della Fraternità di Pio X a Zaitzkofen) che il vescovo dissidente Williamson – riabilitato dalla scomunica assieme ad altri tre presuli lefebvriani ultratradizionalisti una settimana prima del Giorno della Memoria – affermò in un’intervista che nessun ebreo sarebbe morto nelle camere a gas. Il filmato, realizzato nel novembre del 2008 dall’emittente svedese Svt, viene reso pubblico il giorno stesso della revoca della scomunica, e segna il punto più basso delle relazioni tra Vaticano e comunità ebraica, almeno dal 1974, anno in cui l'ex arcivescovo di rito greco Hilarion Capucci (che nel 2002 gridava ancora dal palco di una manifestazione pro-Palestina«Intifada fino alla vittoria!») veniva arrestato al confine israelo-palestinese e condannato a 12 anni per contrabbando d’armi. Sarà liberato nel 1977 su pressioni di Papa Paolo VI, salvo essere fermato nuovamente a inizio febbraio 2009 su una nave che violava il blocco marittimo imposto da Israele sulla Striscia di Gaza.

E certo non paiono sereni nemmeno i rapporti col mondo laico: le proteste contro la visita del Papa per l'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma a inizio 2008 si fondano ancora una volta su una citazione di Ratzinger risalente al 1990, quando questi a Parma riprese in un discorso un'affermazione di Paul Feyerabend in Contro il metodo (Feltrinelli, 1979): «all'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Ma l’insofferenza dei laici verso il Vaticano riguarda un ampio spettro di tematiche nelle quali la Chiesa cattolica pare riuscire a fare pressione sulla politica: dall’eutanasia – con tutta le polemiche sul caso Englaro – all’aborto terapeutico, dalla fecondazione assistita ai diritti delle coppie di fatto, per finire ai matrimoni omosessuali e alla presenza dei crocifissi nelle scuole e nelle aule dei tribunali. In definitiva, Ratzinger sembra essere riuscito – più che a risvegliare la fede – ad assumere un ruolo di primissimo piano sullo scenario internazionale, almeno quanto il suo predecessore: la deferenza con la quale si rapportano a lui politici come Sarkozy, Blair (addirittura convertitosi al cattolicesimo) e G. W. Bush è il segno di un dialogo costante con i potenti della terra.