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Belgio: divorzio imminente? La voce della gente

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 09 ottobre 2007
«Basta francofoni»: i fiamminghi sono sempre più tentati dall'indipendenza. Ma, mentre il Paese resta senza Governo, c'è chi dice no. Reportage.

I Mondiali di calcio sono finiti e nel 2006 il Belgio non si era nemmeno qualificato. Ma il nero-giallo-rosso delle bandiere nazionali prolifera è dappertutto. A memoria di belga, non si era mai vista tanta fibra nazionalista esprimersi sui balconi. Almeno su quelli della Vallonia, la regione francofona e della capitale Bruxelles. Sì, perché nelle città delle Fiandre, la regione settentrionale di lingua fiamminga, sembra regnare una febbre indipendentista. In seguito alle elezioni del 10 giugno 2007, infatti, i partiti non sono riusciti a mettersi d'accordo sulla formazione dell'esecutivo. E così il Belgio è sempre senza un governo federale.

«Siamo identici, perché metterci contro?»

« «Ho sempre amato il Belgio», ci dice un anziano signore intervistato in una strada di Anversa, città fiamminga. «Ma quando vedo come sta evolvendo la crisi, ho proprio voglia di dire ai francofoni di fare i loro progetti senza di noi!». Il suo perfetto francese, senza un briciolo d’accento, cozza con la limitatissima diffusione del fiammingo nelle regioni francofone.

«Si è mostrato ai fiamminghi che starebbero meglio senza di noi», risponde Aurélie, studentessa d’economia a Bruxelles. «Penso che alcune persone abbiano interesse a dividere il Paese, in particolare scindendo la previdenza sociale», prosegue Aurélie. «I politici fiamminghi fanno credere ai cittadini che la loro vita sarà migliore senza i francofoni. Ma i sindacati, che sono la sola cosa ancora unita in questo Paese, non si sbagliano e fanno appello all’unità».

Questa analisi è condivisa da Christelle, impiegata alla Stib – la metropolitana di Bruxelles – che sostiene di non avere alcuna difficoltà a lavorare con i suoi colleghi fiamminghi. «Siamo identici, trovo patetico che si tenti di metterci contro».

Questione di lingua

Veramente uguali? «La differenza nasce certamente dalla lingua», prosegue Aurélie. «È un veicolo di cultura che di fatto ci separa. L’altro giorno ho seguito un dibattito politico sulla televisione fiamminga per capire il loro punto di vista sulla crisi politica. Ho dovuto constatare che è molto diverso dal nostro. Nelle Fiandre non si trattano gli stessi argomenti. E la mia conoscenza del fiammingo non è abbastanza estesa per comprenderne il contenuto in modo sufficientemente approfondito».

Come spiegare questa debolezza linguistica quando tutti i giovani di Bruxelles devono seguire 12 anni di corsi, per 4 ore a settimana? «Io parlo tedesco, inglese e spagnolo», sostiene Aurélie, «ma il fiammingo non è per nulla attraente, anche se adoro andare nelle Fiandre: Gand e Lovanio sono delle bellissime città e, inoltre, il mio ragazzo è fiammingo!».

Se questo popolo è talmente diverso e la sua lingua non è attraente, perché voler persistere nel coabitarci?

«Il Paese è già così piccolo, immaginate se ci si divide ancora in due o in tre?» risponde Sandrine, studentessa in relazioni pubbliche originaria della Vallonia. «È vero che il fiammingo non è facile, ma non per questo non è attraente. D’altronde andrò in Erasmus nelle Fiandre, non in un paese soleggiato!» si lascia andare Sandrine, sostenendo che i giovani delle due comunità hanno tutto da guadagnare nell’imparare a conoscersi.

In attesa della Cnn

«Ti rendi conto che se ci separiamo ne daranno notizia alla Cnn, che vergogna!», si lascia andare Anouk, giovane di Anversa nata a Haiti. «È ovvio che i valloni possono fare degli sforzi linguistici, ma restiamo comunque tutti degli esseri umani. Bisogna essere capaci di vivere insieme. Nella mia classe la pensiamo tutti allo stesso modo!».

Ma questo discorso può rappresentare una città come Anversa che da dieci anni dà instancabilmente un terzo dei suoi voti all’estrema destra separatista? Un’enorme bandiera belga, dieci volte più grande di quelle esposte ai balconi della capitale, spunta appesa all’insegna di un bar. «Questo è l’unico Paese al mondo a non avere alcun orgoglio dal punto di vista dell’identità né alcun sciovinismo», spiega il proprietario.

«D’altro canto è per questo che lo amo! Guardate i francesi e i tedeschi, così fieri di loro stessi. Noi siamo l’esatto contrario. Questa bandiera non evoca niente per me, non fosse altro che un gran pugno in faccia a quella minoranza di estremisti che vuole separare delle persone che non hanno mai avuto alcun problema fra loro».