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Badanti: i fantasmi della società italiana

Articolo pubblicato il 15 giugno 2015
Articolo pubblicato il 15 giugno 2015

Svolgono un lavoro essenziale ma, nella maggior parte dei casi, vengono semplicemente sfruttate. Spesso senza diritti, isolate dalla società italiana, rappresentano la crescente femminilizzazione del lavoro migrante non qualificato.

Le poche persone che la conoscono in Italia la chiamano Claudia. Questa 59enne ha deciso spontaneamente di partire negli anni '90 in seguito a dolorose difficoltà finanziarie, dopo aver contattato un rappresentante di un'agenzia che faceva da tramite tra le famiglie all'estero e le donne provenienti dalla Bulgaria.

Prima della sua partenza, la compagnia dava ad ogni persona che si trasferiva 920 euro, una vera fortuna negli anni '90. L'uomo dell'agenzia prese i loro passaporti tenendoli per un periodo iniziale, in modo da assicurarsi il consenso della donna. Considerato che i contratti delle passavano tramite quella stessa agenzia, le donne che venivano sfruttate illegalmente ogni mese erano moltissime.

Quando arrivò a Roma, negli anni '90, Claudia non parlava alcuna lingua straniera né si preoccupava per le malattie o per la vecchiaia e, per molti anni, lavorò come economista in una grande compagnia in Bulgaria.

Parliamo mentre viaggiamo su un treno diretto a Firenze. È carica, con due grosse borse piene di regali (che includono costose cioccolate italiane). Le sta portando a un autista in città che poi le porterà in Bulgaria per spedirle ai figli e ai nipoti di Claudia. Un sistema complesso che potrebbe essere facilmente sostituito da un corriere, è vero, ma Claudia preferisce così. E ogni mese invia del denaro ai suoi figli più grandi, che hanno già famiglia e bambini.

Sorge spontanea una domanda: «Sono persone indipendenti e mature: perché fanno ancora affidamento su di te?». Claudia mi dice che è questo che succede con le madri, soprattutto con quelle bulgare.

Nel corso degli anni, Claudia si è presa cura di diverse persone in molte città italiane. Quando si è trovata a dover assistere un'anziana donna malata, le è stato mostrato solo una volta come fare una trasfusione di sangue dalla figlia dell'anziana donna, che era dirigente medico. I suoi compiti includevano il fare quotidianamente trasfusioni, iniezioni, lavare la paziente, cucinare e pulire la casa.

Dopo molti anni è riuscita a staccarsi dalla compagnia che l'ha portata in Italia: un passo molto difficile da fare, dato che alcune compagnie sono notoriamente protettive sulle loro entrate e addebitano tutti i costi su persone come Claudia. 

Ora Claudia lavora in proprio. Tuttavia, non sa quale tipo di pensione riceverà in futuro.

Il boom delle badanti

Il numero di lavoratori domestici stranieri in Italia – per la maggior parte donne – è decisamente cresciuto negli ultimi anni. Al momento, supera gli 1,3 milioni di persone. Le ultime misure governative adottate per regolare l'immigrazione illegale sono ancora insufficienti.

Le badanti arrivano principalmente dall'Europa dell'Est: da paesi come la Romania, l'Ucraina e la Moldavia. Nonostante il grande numero di Bulgari, la loro presenza resta relativamente piccola se paragonata a coloro che vengono dagli altri paesi dell'Est Europa. Una larga parte delle badanti ha un ottimo livello di istruzione e numerose competenze acquisite nel paese d'origine. Spesso, però, scelgono di avere poche qualifiche perché anche i lavori che richiedono competenze maggiori non sono ben pagati nei loro paesi.

I lavoratori domestici in paesi come l'Italia riempiono vuoti nel sistema sanitario e sociale. Secondo Antonino Ferrara – un giovane italiano che lavora come assistente per una ong su progetti legati all'ufficio di collocamento per l'integrazione dei migranti –, questo è un tipo di sistema sanitario organizzato all'interno del sistema sanitario nazionale. Nel suo lavoro,ha incontrato molte badanti arrivate dall'Europa dell'Est. Per lui, il termine dovrebbe essere sostituito con parole neutre tipo "collaboratori domestici".

Questioni etiche

Antonino mi dice che ci sono questioni etiche che devono essere considerate, iniziando dal fatto che l'emancipazione delle donne italiane è strettamente collegata al duro lavoro delle donne straniere che arrivano nel paese, dopo aver preso la decisione di separarsi dalle  loro famiglie.

Inoltre, ci sono rischi psicologici, come il semplice fatto che i pazienti di cui si occupano le badanti possano morire. Queste donne dipendono fortemente dalle condizioni fisiche e psicologiche dei pazienti,che possono avere un forte impatto sulla loro condizione psicologica.

Queste donne non sentono di vivere in una comunità, sono soprattutto sole. Questo è dovuto al loro ritmo lavorativo: devono fornire un'«assistenza continua agli anziani. Forniscono supporto in ogni aspetto della vita quotidiana, dalla preparazione del cibo all'igiene personale fino alla pulizia della casa. Di conseguenza, spesso mescolano il loro ritmo di vita a quello del paziente, senza fare distinzione tra vita personale e lavoro», dice Antonino.

Inoltre, il diritto ad avere un giorno libero non è spesso onorato dai datori di lavoro. Ciò significa che queste donne, bloccate nella casa dove lavorano, raramente hanno da fare al di fuori del lavoro. E il trauma emotivo di essere lontane dalle loro famiglie è un'altra questione. Nonostante alcuni problemi di salute, Claudia ha messo da parte il sogno di tornare in Bulgaria, dalla sua famiglia e dalla casa in campagna che costruì molti anni fa con parte del denaro che aveva guadagnato in Italia.

E dopo così tanti anni passati con le famiglie degli altri, è sicuro che anche Claudia si merita di godere la vita per la quale ha lavorato così duramente, per tornare a casa dalla sua famiglia.