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"Aylan 1": la zattera di salvataggio per i migranti

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 13 ottobre 2015

Dopo l'annuncio provocatorio e il video spettacolare del ponte tra Sicilia e Tunisia, il collettivo di artisti-attivisti dello Zentrum für Politische Schönheit ha mantenuto la sua promessa: la prima piattaforma di salvataggio dei migranti ha mollato gli ormeggi e ondeggia dolcemente tra le acque del canale di Sicilia. Fotogallery.

Avevano provocato l'opinione pubblica con il progetto (nella realtà irrealizzabile) di un ponte tra Agrigento e la Tunisia e l'avevano ribatezzato "Die Brücke" (per l'appunto "il ponte"), ma l'azione più concreta era l'istallazione di una piattaforma di salvataggio per i migranti nel canale di Sicilia. Alla fine gli attivisti-artisti dello Zentrum für Politische Schönheit (collettivo tedesco, Centro per la Bellezza Politica, n.d.r.) hanno mantenuto la promessa: sono sbarcati al porto di Licata con la prima piattaforma.

La mattina del 4 ottobre un gruppo di circa 8 attivisti tedeschi è partito all'alba dal porto di Licata per istallare la piattaforma. Sei metri per sei, un telefono satellitare alimentato da un pannello solare, un piccolo albero maestro, dei giubbotti di salvataggio e una scorta di viveri. Ecco la zattera della solidarietà.

L'hanno ribatezzata "Aylan 1" in onore del piccolo siriano strappato alla vita dalle onde del mare tra Turchia e Grecia e dalla ingiusta lotta per la sopravvivenza che aveva commosso il mondo intero. È costata 20 mila euro, somma che il collettivo tedesco ha raccolto in soli 5 giorni grazie ad una campagna di crowdfunding su Indiegogo. Il progetto, forse utopico ma affascinante, sarebbe quello di averne mille e creare un corridoio umanitario. 

In un primo momento il maltempo aveva ritardato l'azione spettacolare, ma gli attivisti non si sono dati per vinti e alla fine sono riusciti a liberare Aylan 1 tra le acque del canale di Sicilia.

Il cuore del progetto sono loro: Frida Bauman ed Emilia Leuchter (nelle foto sopra). Sono le giovanissime attiviste tedesche di 23 e 24 anni che hanno guidato il gruppo nell'impresa. Emilia parla anche un buon italiano perchè ha gia vissuto in Sicilia 5 anni fa a Riesi, comune in provincia di Caltanissetta.

«Non siamo un gruppo di attivisti, ma ci consideriamo degli artisti,» spiega Frida a proposito dello Zentrum e delle sue azioni spettacolari. «L'utopia serve ad azioni concrete». E se il ponte Jean Monnet, com'era stato chiamato, probabilmente non sarà mai realizzato in futuro, oggi una piccola zattera sul mare potrebbe salvare tantissime vite o semplicemente assumere un valore simbolico. Questa volta l'Europa c'è.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Palermo.