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Attivismo spettacolare: un ponte tra l'Africa e l'Europa?

Articolo pubblicato il 30 settembre 2015
Articolo pubblicato il 30 settembre 2015

Lo scorso lunedì la Guardia costiera ha nuovamente salvato un migliaio di uomini, che avevano pagato dei trafficanti per raggiungere le coste europee. Ogni giorno si ribaltano imbarcazioni sovraffollate in mare aperto. L'Europa ha intensificato le misure di salvataggio, ma una soluzione che vada al cuore del problema pare ancora lontana. È dall'Austria che arriva un'idea "decisiva"?

Christian Konrad, recentemente nominato dal Governo austriaco "responsabile dei rifugiati", pianifica in prima persona un ponte sul Mediterraneo: una misura per porre fine alle stragi in mare. Il ponte Jean-Monnet collegherà la città tunisina di Al Huwariyah con la siciliana Agrigento. 230 chilometri per 230 miliardi di euro

Su internet viene definita "la più grande infrastruttura del Mediterraneo" o "arteria vitale tra due continenti". Pare che tutto sia pronto. La società austriaca STRABAG potrebbe prendere in mano l'esecuzione del progetto. La holding finanziaria austriaca Raiffeisen se ne assumerebbe invece i costi. L'inizio dei lavori è previsto per la primavera 2017, la conclusione per il 2030

Chi pensa che tutto questo sia assurdo ha perfettamente ragione. Nessun ponte collegherà mai l'Africa all'Europa. Dietro a questa bufala c'è un progetto dello Zentrum für politische Schönheit (Centro per la bellezza politica, n.d.t.), un collettivo di artisti e attivisti berlinesi, che più volte ha suscitato clamore con azioni non convenzionali.

Le azioni del Zentrum für politische Schönheit

Nel giugno scorso, il gruppo ha trasportato dei presunti cadaveri di migranti (o delle simboliche bare, in realtà) dai confini dell'Europa fino a Berlino, dove sono state celebrate le esequie e scavate le fosse di fronte al Bundestag. Se nelle bare ci fossero davvero dei cadaveri, non è del tutto chiaro. 

Per il 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino, gli attivisti hanno trafugato alcune croci del memoriale in ricordo delle vittime del Muro: queste sono poi state trasportate ai confini dell'Unione europea e fotografate accanto ad alcuni richiedenti asilo. Più tardi, le croci sono state riportate alla loro sede originaria. Il collettivo berlinese si batte per la difesa dei diritti umani e per una migliore politica migratoria. Per diffondere i propri messaggi, gli attivisti utilizzano dei mezzi decisamente stravaganti. 

Il loro ultimo progetto "Die Brücke" (il ponte, n.d.t.) pare assolutamente autentico ed efficacemente organizzato. Sul web si è diffuso un video che presenta la grande opera: nelle immagini si può ammirare un modello animato di quella che viene definita "l'opera del secolo" (alla faccia del ponte sullo stretto di Messina). «L'Austria ha già più volte dimostrato di saper realizzare progetti significativi,» dice una voce in sottofondo. Rumori dal mare e una colonna sonora colma di pathos completano il video.

Anche il coordinatore autriaco per i rifugiati Christian Konrad dice la sua: «Un atteggiamento più umano può migliorare la situazione di tutti,» chiarisce una voce un po' rigida con un perfetto accento austriaco, «rendiamo la "Fortezza Europa" una casa per tutti». Se si tratti del vero Konrad o di un bravissimo imitatore non è dato sapersi. Alla fine del video compaiono il logo dell'impresa edile STRABAG e il simbolo della Cancelleria austriaca. Il video è montato da professionisti, e questo rende la fregatura perfetta. 

Il "giallo" del ponte tra la Tunisia e Agrigento

Tra Konrad e gli altri attori c'è effettivamente un legame: l'attuale coordinatore autriaco per i rifugiati è stato avvocato generale del Raiffeisenverband, la federazione che oggi sosterrebbe i costi del ponte. La Raiffeisen-Holding, per giunta, è l'azionista principale di STRABAG: ecco il legame diretto con l'impresa chiamata a eseguire i lavori. Online si può consultare anche un capitolato, apparentemente confezionato dall'Unione europea. Gli attivisti dello Zentrum für politische Schönheit hanno costruito un (finto) piano dettagliato per la realizzazione di una grande opera, come l'Europa non ne ha mai viste.

Annik Schlöndorff, il presunto contatto dell'ufficio stampa di Christian Konrad, ci rinvia a Frida Baumann, che si presenta quale dipendente di STRABAG e spiega a cafébabel che è lei la responsabile del progetto. In precedenza, tuttavia, STRABAG si era tirata fuori dai giochi, spiegandoci che l'azione non aveva nulla a che vedere con l'azienda, né c'era stato alcun tipo di accordo. «Il progetto era ancora top secret fino a questa mattina,» cerca di giustificarsi Baumann, «può darsi che la notizia non sia ancora giunta a tutti i dipendenti». 

Ci imbattiamo nella stessa reazione quando proviamo a metterci in contatto con il Ministero degli interni austriaco, l'autorità alla quale fa capo Christian Konrad: avrebbero appreso la notizia attraverso la stampa. Il Ministero non può tuttavia confermare che l'idea abbia un'origine austriaca, o addirittura che si sia sviluppata proprio in quegli uffici.

Obiettivo già raggiunto

Poiché l'inizio dei presunti lavori è fissato per la primavera prossima, nel frattempo dichiarano di aver pianificato l'installazione di circa un migliaio di piattaforme di salvataggio nel Mediterraneo. Sei metri per sei, luci di posizione, provviste alimentari, un apparecchio per le chiamate d'emergenza, moduli fotovoltaici, un albero maestro e due ancore: queste sarebbero le caratteristiche e l'attrezzatura delle piattaforme. Il costruttore delle zattere di salvataggio sarebbe un italiano, che però non vuole ancora rendere noto il proprio nome, spiega Frida Baumann dopo essersi concessa qualche secondo di riflessione. Ogni piattaforma costerebbe 20 mila euro. Da mesi è attivo un crowdfunding su Indiegogo per finanziare il primo modello. 8.700 Euro era la cifra disponibile martedì mattina.

«Giovedì mattina (1° ottobre, n.d.r.) volerò personalmente a Licata, in Sicilia, per inaugurare la prima piattaforma,» annuncia Baumann. Alle 6:30 del mattino un'imbarcazione salperà dal porto locale con tutto il materiale per costruire il primo modulo. I giornalisti possono prenotare un posto sull'imbarcazione, le prime fotografie saranno disponibili alla stampa già nella mattinata di giovedì. Ma già nella serata di mercoledì 30 settembreun post con le immagini dei preparativi è apparso su Facebook: "Aylan 1" è il nome della prima piattaforma, dichiarano. 

Pare dunque che lo Zentrum für politische Schönheit abbia in programma un'ulteriore spettacolare azione, questa volta in Sicilia. In fin dei conti, non importa che sia costruito un ponte o installata una piattaforma di salvataggio, oppure nulla di tutto ciò: gli attivisti hanno già raggiunto il loro scopo. La loro azione ha già fin d'ora un'ampia risonanza mediatica. Non convenzionale, ma efficace.