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Arte ad Atene: unica arma contro l'omofobia

Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
Il fumo delle sigarette sale verso il cielo come un'esplosione di luce fluorescente che si riversa da un'altissima porta per tutta la strada coperta di ciottoli del piuttosto squallido quartiere ateniese di Metaxourgio. The Breeder è tra le gallerie più rinomate di Atene.
Il 30 marzo, la galleria ha ospitato un gruppo di circa 100 artisti, amanti dell'arte e attivisti gay, che si sono riuniti per l'appuntamento annuale con l'asta "Artists for Athens Pride".

L'offerta iniziale è di 200 euro per ogni opera, ma la direttrice della galleria Breeder, Nadia Gerazouni, e il co-proprietario, Stathis Panagoulis, non tardano a incitare una folla attenta e loquace a fare offerte sempre più consistenti, ricordando loro che la maggior parte dei fondi per le attività di "Artists for Athens Pride", in programma per l'8 giugno, provengono da questa asta. Toc toc! Stathis colpisce il palco ormai vuoto con una mazza da golf fucsia: l'offerente numero 19 si è appena portato a casa l'ultimo dei 28 pezzi. Finita l'asta, gli ospiti si dirigono al piano di sopra per un ultimo bicchiere di vino, mentre, dalla strada, il fumo sale da una griglia dove alcuni artisti stanno friggendo le tradizionali koftas greche. I motociclisti fanno rombare i motori e i partecipanti si avviano per le strade super trafficate del sabato sera di Atene.

Breeder Gallery

L'apparenza inganna

Nonostante gli storici concordino nell'affermare che l'omosessualità fosse largamente accettata nell'Antica Grecia, lo spirito della Grecia moderna non è altrettanto magnanimo. "È come se ci fosse una sorta di patina di tolleranza, in modo tale da poter dire: 'Cari gay non fatevi problemi. Avete i vostri locali. Potete comportarvi in modo strano e ridicolo alla TV come gli stilisti che prendete a modello'", afferma Andrea Gilbert, direttrice generale della nona edizione dell'Athens Pride, iniziativa americana sbarcata in Grecia da due decenni, e organizzatrice dell'asta per la raccolta fondi. "Parlando di rispetto nel vero senso della parola, dobbiamo ancora percorrere tanta strada prima di raggiungere la difesa e l'accettazione".

Dal maggio 2012, la Grecia si colloca nelle posizioni più basse in tutta l'Unione Europea per quanto riguarda i diritti umani concessi a lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, secondo l'indice arcobaleno dell'associazione ILGA, seguita solo da Lettonia, Cipro e Malta. È inoltre l'unico paese della classifica dove sono previste due diverse età legali per contrarre matrimonio: 17 anni per un uomo omosessuale, vale a dire due anni in più rispetto ad un eterosessuale.

"La polizia greca non saprebbe come far fronte ad una violenza omosessuale"

Penelope Kaouni, direttore generale dell'organizzazione ateniese LGBT Colour Youth, afferma che la maggior parte degli omosessuali in città lascia passare un po' di tempo prima di parlare apertamente della propria sessualità. "Il pensiero comune è che non c'è problema se sei gay a patto che non lo dai a vedere", dice Penelope. "Finché non sei troppo 'provocante' abbracciando il tuo partner o baciandolo andrà tutto bene". Tra agosto e settembre 2012, alcuni attivisti di Colour Youth sono stati aggrediti tre volte, picchiati perché gay. Penelope dà la colpa alla generale ondata conservatrice e reazionaria proveniente dal crescente partito nazionalista greco Alba Dorata. "Non è possibile stabilire il numero esatto delle violenze perché in molti casi non vengono denunciate", continua Penelope. "Se non ti sei dichiarato, denunciare un crimine di questo tipo significa uscire allo scoperto. E poi, diciamocelo, la polizia greca non saprebbe come far fronte ad una violenza omosessuale".

Riprendersi Atene

"Atene è nostra", così si legge sull'enorme poster portato in trionfo da due ragazze lesbiche all'interno della spaziosa galleria Breeder. L'organizzatrice di Athens Pride, Andrea, spera che il manifesto provochi un risveglio di coscienza per quanto riguarda il sentimento di omofobia da parte del partito Alba Dorata. "Lo slogan è lì per incoraggiarci a riprenderci la città dopo tutta la violenza a cui abbiamo assistito. Che siano reali o virtuali si trattava di intimidazioni da parte dell'estrema destra. La maggior parte trova spazio in Internet ma è abbastanza da privarci del contatto con la gente perché abbiamo a che fare con persone ancora chiuse in loro stesse e profondamente terrorizzate". L'asta di opere d'arte ha coperto circa l'80% dei costi degli eventi di Athens Pride da quando la Galleria Breeder ha proposto l'iniziativa ad Andrea nel 2009 per la prima volta. Nel 2011 l'evento ha visto il suo momento migliore grazie alla partecipazione dell'attrice ellenica Themis Bazaka con il suo seguito di drag queen che si sono mescolate tra il pubblico. Con le loro performance sono riuscite a coprire il 99% delle spese di quell'anno.

Quest'anno l'artista Angelo Plessas ha donato una sua opera all'asta convinto che sia il modo migliore di contribuire ai diritti degli omosessuali in Grecia. Molti giovani gay e lesbiche vivono ancora con i loro genitori pur avendo 30 anni suonati, anche prima che la crisi si facesse sentire. Angelo sostiene che portare avanti due vite possa causare seri problemi psicologici per i giovani omosessuali. "Athens Pride va organizzata ogni anno per aumentare la consapevolezza di essere orgogliosi di chi siamo", sostiene Angelo.

Seduto su un divano color argento, in un eclettico appartamento affacciato sul Mar Egeo, Angelo mi racconta che, nonostante la Grecia sia in sostanza un paese omofobo, lui e il suo compagno, in 14 anni di relazione, non sono quasi mai stati protagonisti di commenti omofobi ad Atene. "La società ellenica, come anche le persone, è molto più aperta verso gli omosessuali di quanto lo siano i suoi politici", afferma Angelo. "Sento sempre parlare di retorica e promesse ma i politici non fanno mai niente". Dopo aver vissuto per 13 anni in espatrio ad Amsterdam, l'artista Antonis Pittas afferma che non regalerebbe una sua opera d'arte per sostenere gli eventi gay nei Paesi Bassi. "Amsterdam è finanziata dalla Heineken e il gay pride è ridotto a un business. Nessuno pensa a una sfilata gay come a una rivoluzione ma come all'ennesimo modo per festeggiare", dice Antonis. "Nei Balcani c'è un altro elemento. Combattono per maggiori diritti, il che ha senso".

Numerosi attivisti LGBT si incontreranno qui l'8 giugno 2013, in occasione della nona edizione dell'Athens Pride.

Una settimana dopo l'asta, circa 30 giovani ateniesi stanno distribuendo biscotti e bevande durante un incontro della Colour Youth all'ombra di un'altissima palma nei giardini nazionali. Cartelli con scritte omofobe per un video di una campagna di sensibilizzazione giacciono abbandonati sul prato mentre Kimon, uno degli attivisti, guida il gruppo in una serie di giochi. È evidente quanto siano legati tra di loro: uno degli obiettivi di Colour Youth è quello di fornire un posto sicuro per gay e lesbiche dove trovare supporto una volta usciti allo scoperto. I membri stanno anche programmando una serie di attività da proporre all'Athens Pride come le Olimpiadi LGBT e coreografie per mantenere alto lo spirito durante la manifestazione. "In una società dove gli LGBT sono invisibili, è fantastico avere un giorno in cui farsi vedere e far capire alla gente che non siamo poi così diversi", dice Penelope. "La mia prima manifestazione è stata un'iniezione di speranza. Ho sentito come un senso di appartenenza ed è la stessa cosa per tantissime persone".

Questo articolo rientra nel dossier su Atene del progetto "EUtopia on the Ground", finanziato dalla Commissione Europea con la collaborazione del Ministero degli Esteri, della Fondazione Ippocrene e della Fondazione Charles Léopold Mayer per il progresso dell'uomo.

Immagini: copertina © Athens Pride - Φεστιβάλ Υπερηφάνειας Αθήνας official facebook page; nel testo © Austin Fast per 'EUtopia on the ground by cafebabel.com', Atene, aprile 2013.