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Andalusia: dove batte il sole, rispunta Archimede!

Articolo pubblicato il 10 maggio 2011
Articolo pubblicato il 10 maggio 2011
A marzo 2011, per la prima volta nella storia delle energie rinnovabili, in Spagna la produzione di energia eolica ha superato l’apporto del nucleare. Una notizia eccellente per i sostenitori delle energie rinnovabili. Ma si nasconde un paradosso : come spiegare che nel Paese più assolato d’Europa il vento ha fornito il 16% dell’elettricità prodotta nel 2010 mentre al sole spetta solo un 2,7%?
Abbiamo cercato di capirlo a Siviglia (Andalusia), dove il sole splende 3.000 ore all’anno.

Uno sviluppo a corrente alternata

Una legge ne ha imposto l'obbligatorietà per tutte le abitazioni nuove o rinnovate. In Andalusia hanno raggiunto oggi i 700.000 m².Dalla cima della Giralda, l'antico minareto che si eleva nel cuore della città di Siviglia, bisogna cercarli bene i pannelli solari, quasi assenti dai tetti. Pablo Alonso, direttore denerale di Irradia, che conta 30 megawatt (1 MW = un milione di watt, ndr) di installazioni fotovoltaiche nei dintorni della città, ha una spiegazione: “I tetti non offrono abbastanza spazio, l’installazione sarebbe troppo piccola e quindi difficile da sfruttare”. Le imprese del settore si sono perciò orientate verso la costruzione di “fattorie solari”, grandi installazioni di numerosi ettari posate sulle coperture degli edifici industriali e terziari, perfino in piena campagna”. Così abbiamo potuto raggiungere economie di scala nel settore e far abbassare del 70% i prezzi della produzione fotovoltaica”, spiega il giovane imprenditore, membro della Asociación de la Industria Fotovoltaica spagnola (ASIF). Tuttavia, la filiera fotovoltaica attraversa oggi un momento difficile. “Il fotovoltaico ha ancora bisogno di molti investimenti e soprattutto di un quadro regolamentare chiaro. Purtroppo in questi ultimi anni il governo non è stato coerente!”. In effetti, grazie agli aiuti pubblici, il settore ha conosciuto un vero e proprio boom tra il 2007 e il 2008. Successivamente il rubinetto dell’aiuto pubblico ha iniziato a chiudersi, il settore è stato oggetto di una campagna stampa molto negativa e un clima di incertezza generale ha frenato gli investimenti. A fine 2010, il governo ha sferzato l’ultimo duro colpo alla filiera diminuendo ancora una volta gli aiuti senza dare garanzie per dopo il 2013…

Tutti contro il fotovoltaico

Se causano rivolte tra i professionisti della filiera, le scelte di Madrid non sorprendono le autorità andaluse. “È chiaro che in questo momento di crisi non esistono piccole economie per il governo, riconosce Monica Sanchez Astillero, capo del dipartimento di pianificazione dell’Agenzia Andalusa dell’Energia. Quanto alla politica regionale, ci eravamo fissati degli obiettivi, ossia 400MW di pannelli installati in vista del 2013, e siamo già a 700 MW.” Un argomento a doppio taglio nelle mani di coloro che chiedono di non investire più nel fotovoltaico. Come José Manuel Izquierdo, a capo del Grupo Textura, un think tank con base a Siviglia che interroga il tema delle rinnovabili dal punto di vista sociale e culturale. “Il rapporto costi-benefici di tale tecnologia non è soddisfacente”, spiega. “Inoltre, la maggior parte dei produttori di pannelli fotovoltaici si trova in Cina e in India, il che rende il bilancio ambientale e sociale di questa tecnologia abbastanza incerto”. Parole che fanno arrabbiare Pablo Alonso, che dopo aver elencato i membri dell’ASIF che oggi hanno chiuso o lottano per la sopravvivenza esclama: “Sono tutte delle PMI, che creano posti di lavoro locali non delocalizzabili. Con un mercato stabile e una politica coerente, avrebbero potuto sviluppare una produzione locale come è successo in Germania!”.

L’Andalusia (ri)scopre lo specchio ustore di Archimede

Si contano sei strutture operative per un totale di 331 MW nella regione andalusa. L'obiettivo per il 2013 è una produzione di 800 MW. Se il fotovoltaico è tanto imbronciato in Andalusia è perché la regione ha trovato il suo nuovo giocattolino: il solare termodinamico. Messo a punto a partire dal 1977 dal Centro tecnologico avanzato delle energie rinnovabili (CTAER) sulla piattaforma di Almeria, tale tecnologia si ispira agli specchi ustori utilizzati da Archimede per bruciare la flotta romana che assediava Siracusa. La radiazione solare, concentrata attraverso degli specchi mobili, porta a ebollizione un fluido che aziona una turbina. “Quindi è sfruttata commercialmente dall’impresa Abengoa, nel parco tecnologico Sanlucar situato alle porte di Siviglia”, spiega José Manuel Izquierdo. Dal 2006, sono state costruite tre torri solari: installazioni gigantesche, centinaia di ettari di specchi che puntano verso le torri alte dai 50 ai 165 metri, che si offrono agli sguardi affascinati dei passeggeri dei voli in atterraggio all’aeroporto di Siviglia. Ma che hanno anche un impatto sul paesaggio di Sanlucar la Mayor, piccolo borgo circondato da campi di grano. “Onestamente, non intralciano il lavoro agricolo”, ammette Manuel Jesus Bernal, lavoratore stagionale per Casa Quemada, proprietaria di terre occupate da Abengoa. Anzi, le torri sono diventate una specie di orgoglio per il paesino. A inizio aprile, ad esempio, il principe Carlo d’Inghilterra vi ha fatto una sosta in occasione del suo viaggio ufficiale in Spagna. Fuori del bar frequentato dai dipendenti dell’impresa, il giudizio è unanime: “L’arrivo di Abengoa ha dato nuove prospettive ai giovani di Sanlucar”, dicono. “I ragazzi hanno tutti un contratto e sono ben pagati”.  Non trascurabile in una regione in cui la disoccupazione e il lavoro nero la fanno da padrone.

Falsi dibattiti e vere opportunità

Anche se il master è finanziato con soldi pubblici, il legame con Abengoa è molto stretto.Oggi in Andalusia il sole dà lavoro a più di 20.000 persone, di cui un terzo sono impiegate nel fotovoltaico, il 45% nel solare termodinamico e il resto nel riscaldamento solare. Per il professore Manuel Silva Perez, del dipartimento di ingegneria energetica del Politecnico di Siviglia, non ci sono ragioni per opporsi al fotovoltaico e al solare termodinamico. “In entrambi i casi si tratta di energia rinnovabile e ogni tecnologia ha i suoi vantaggi e svantaggi…” Detto questo, anche tra gli studenti, il termodinamico ha avuto un plebiscito: “Un quarto dei nostri studenti fanno tesi legate a questo tema. E di recente abbiamo visto arrivare studenti europei, in particolare Erasmus italiani e tedeschi, ma anche americani”. Per tutti il futuro si gioca nel solare

 Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Greeen Europe on the ground.