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Anarchici a Roma e riots a Londra: criminali d’Europa senza un messaggio politico

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2011
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2011
Equiparare i rivoltosi di Londra ai dimostranti greci e i siriani è semplicemente offensivo. La mobilitazione dei londinesi, durata quattro giorni, non può essere paragonata ai mesi di agitazione che attraversano o l’Europa e il mondo arabo. Per le violenze che hanno rovinato la giornata del 15 maggio a Roma vale lo stesso discorso.

Gli osservatori di ogni parte del mondo sembrano aver perso interesse per la Primavera Araba, che continua da 10 mesi. Persino le reazioni alle proteste scatenate dalle misure di rigore economico in Europa sono ormai un po’ stanche. I lettori sfogliano le pagine dei giornali sui massacri in Siria e nello Yemen con la stessa indifferenza che riservano agli scioperi e alle proteste in Grecia. Eppure i quattro giorni di proteste andati in scena a Londra dal 6 al 10 agosto sono bastati per lasciarli allibiti. Allibiti non per il contenuto della protesta, ma per la rapidità con cui una delle capitali più ricche e libere del mondo è precipitata nel caos. Cantavano London Calling. E sembra che il messaggio sia stato recepito: non tocca soltanto ai PIGS*.

And battle come down: e inizia la battaglia

Il messaggio è stato interpretato erroneamente. L’euro è minacciato e neppure la forza economica della Germania è in grado di salvarlo. In Greciai disordini si sono risvegliati, e dall’altra parte dell’Oceano stanno occupando Wall Street. Gli spagnoli scopriranno che il loro nuovo governo è impotente quanto i socialisti, e l’ultima manovra economica in Italia farà presto sentire i suoi effetti. In questo scenario, i giovani incappucciai d’Inghilterra restano in silenzio.

A Londra, la scintilla che ha dato il via agli scontri è nota più alla controparte araba dei rivoltosi che ai loro fratelli europei: la brutalità della polizia. Tuttavia, in un anno in cui la gente di ogni parte del mondo si è sentita incoraggiata a far sentire la propria voce, ci si interroga su some una protesta di tutto rispetto abbia potuto trasformarsi in anarchia. Possiamo davvero ricondurre gli scontri in Gran Bretagna agli appelli del mondo arabo per la riforma della polizia o alla messa alla berlina in tutta Europa dei tagli all’economia? Quando nel mondo ci sono due correnti ben distinte di agitazione, come al momento attuale, è facile attribuire ogni episodio alle medesime cause. Tra il 6 e il 10 agosto, a Londra, gli scontri, i saccheggi e gli atti di vandalismo non sono incominciati come sfide ai tagli alla spesa sociale. Hanno però provocato l’accusa che i tagli alla spesa da parte del governo abbiano aizzato la ‘gioventù selvaggia’.

Wheat growing thin: il grano scarseggia

Non è troppo facile dare la colpa dei disordini ai tagli all’economia? I rivoltosi non hanno bisogno del beneficio del nostro dubbio, molti di loro beneficiano già dell’aiuto del governo, in forma economica. "Mi sto solo riprendendo le tasse", è la famosa giustificazione di un saccheggiatore. Per molti altri ragazzi, anche appartenenti a minoranze etniche e a classi ‘inferiori’, la conclusione è che gli scontri non siano stati altro che crimini opportunistici. Secondo molti però, esprimere questa opinione significa virare pericolosamente verso destra. Ma questo non cambia i fatti. Equiparare i rivoltosi di Londra ai dimostranti greci e i siriani è semplicemente offensivo. La mobilitazione dei londinesi, durata quattro giorni, non può essere paragonata ai mesi di agitazione che hanno attraversato l’Europa e il mondo arabo. Tra la Londra del 2011 e la Parigi del 2005 il confronto è meno inadeguato, ma tutt’altro che convincente.

Non c’è dubbio che i tagli alla spesa sociale, l’aver tradito le pari opportunità nell’istruzione e l’aumento delle tasse abbia infiammato i giovani britannici. Si tratta di problemi che richiedono discussione pubblica e azione. Quest’estate il numero di disoccupati sotto sussidio, per metà sotto i 25 anni, è aumentato di 37.100 unità. E non perché i giovani siano selvaggi. Di fatto, i tassi di disoccupazione giovanile sono rivelatori in tutta Europa. Nel Regno Unito, in Irlanda, Francia, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, il 20-45% di tutti i disoccupati ha tra i 16 e i 24 anni. Che nei Paesi Bassi, in Germania, Austria e Scandinavia le cifre siano solo a uno zero, aiuta certo a spiegare la distribuzione dei disordini di quest’anno in Europa. Ma mentre la gioventù disincantata d’Inghilterra dopo pochi giorni si è stufata delle sue cosiddette proteste, i Greci sono ancora in forze, in Italia si torna a respirare un clima di violenza e senza dubbio in inverno altri si uniranno a loro. Tra questi potrebbero esserci i britannici. Ma se la gioventù inerte di Londra tornerà a rubare TV e scarpe da ginnastica mi mangerò il cappuccio.

Image: main (cc)   sm3287/ Flickr/ gfxtown.com