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«Allarme neonazista». Ma Monaco apre la nuova Sinagoga

Articolo pubblicato il 10 novembre 2006
Articolo pubblicato il 10 novembre 2006
Inaugurata il 9 novembre la nuova Sinagoga di Monaco. Un simbolo per la comunità ebraica. Che ora, però, ha paura.

Avvicinandosi alla sinagoga del centro storico di Monaco, il colpo d’occhio lascia a bocca aperta. È situata a qualche metro di distanza dal fastoso Staatstheater am Gärtnerplatz, il Teatro Nazionale, costruito nel Diciannovesimo secolo, di fronte al quale si stende una curatissima oasi di fiori ed erba lussureggiante. Ma girandovi intorno è difficile immaginare che l’edificio di fronte a noi sia un luogo di culto. E non sarebbe nemmeno possibile immaginare un contrasto più stridente fra la facciata regale del teatro e quella sporca, logorata dalle intemperie della sinagoga principale di Monaco.

Il problema è ormai risolto. Sì, perché Monaco ha ormai una nuova sinagoga. Che, insieme al nuovo Centro Culturale “Othel Jakob” di Jakobsplatz saranno inaugurati il 9 novembre. Due edifici che conferiranno finalmente maggiore visibilità e legittimazione alla comunità ebraica del capoluogo bavarese. I 9.000 ebrei della città non dovranno più praticare la propria religione in sinagoghe allestite nei cortili interni dei palazzi, nascosti dal resto della popolazione.

Sono 9.000 gli ebrei a Monaco. Oggi.

Ellen Praser è la direttrice del nuovo Centro Giovanile e Culturale di Monaco. Nella piccola tavola calda che serve pietanze kasher (preparate secondo i dettami della religione ebraica, ndr) vicino alla Gärtnerplatz, dove ci incontriamo, mi spiega che la nuova sinagoga ed il nuovo centro culturale simboleggiano il ritorno della comunità ebraica nel centro cittadino. «Durante i vent’anni di regime nazista tutti gli edifici ebraici sono stati rasi al suolo. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’unica costruzione ebraica rimasta in piedi è l’attuale sinagoga sulla Reichenbachstrabe. I nazisti non hanno potuto distruggerla perché questa era situata in un cortile interno, e quindi anche gli edifici circostanti sarebbero rimasti distrutti dal fuoco».

Secondo la Praser, la Sinagoga «attirerà nuovamente la comunità ebraica nel centro della città, dove è sempre stata, fino all’estate del 1938, quando la prima sinagoga fu distrutta per ordine preciso di Adolf Hitler. Le restanti sinagoghe vennero rase al suolo nella Reichskristallnacht (la Notte dei Cristalli, ndr), il 9 novembre di quello stesso anno». Dopo la devastazione dell’epoca nazista, la comunità ebraica di Monaco è cresciuta costantemente, fino a raggiungere le 4.000 unità verso la fine degli anni Ottanta. E l’emigrazione dai Paesi ex comunisti dell’Europa dell’Est ha più che raddoppiato la popolazione ebraica di Monaco, che oggi supera i 9.000 individui.

Più di 6.000 gli attacchi antisemiti. Per la comunità ebraica «ricordano il 1933»

Ma il ritorno della comunità ebraica nel centro della città non è stato per nulla immediato. E la comunità stessa è ancora ben lungi dal sentirsi integrata e al sicuro. Nel novembre 2003, poco prima della cerimonia di deposizione della prima pietra per la sinagoga, un intero gruppo di fanatici di estrema destra fu arrestato con l’accusa di aver cospirato per far saltare in aria tutte le autorità riunite per l’occasione. Nel maggio 2005 i membri dello stesso gruppo terroristico sono stati condannati a pene detentive dai 2 ai 7 anni di reclusione. Lo sventato piano terroristico «è stato un vero shock», confessa Ellen. «E lo è stato anche per la società civile non ebraica, perché molte persone si sono rese conto di quanto fosse concreta quella minaccia».

Oltre a questo piano terroristico di cui la stampa si è occupata a fondo, i neonazisti del Partito Nazionaldemocratico Tedesco hanno fatto man bassa di voti nelle elezioni regionali della Germania orientale, un’area ancora travagliata da una profonda crisi economica. «Non possiamo negare il fatto che il Partito Nazionaldemocratico Tedesco sarà in grado non solo di discutere, ma anche di dirigere concretamente la politica delle regioni e dei governi federali. È un dato di fatto, ed è tremendo. E ci dimostra che queste persone sono pronte ad usare la democrazia per raggiungere i loro fini».

Nel 2005, la polizia tedesca ha registrato ben 6.606 reati commessi da estremisti di destra; una cifra che nei primi otto mesi del 2006 ha raggiunto la quota record di 8.000. Ciò ha spinto Charlotte Knobloch, Presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei Tedeschi, a pronunciare un allarmato monito il 24 ottobre di quest’anno: «Gli attacchi antisemiti da parte di esponenti di estrema destra hanno raggiunto una visibilità ed un’aggressività che richiamano alla mente il 1933». L’anno in cui il nazismo prese il potere in Germania.

Lo spettro del terrorismo

Ma Ellen è convinta che Monaco sia diversa. «Credo che ci sia una netta differenza fra il nord ed il sud della Germania. La città di Monaco è ovviamente socialista, ma la Baviera (Stato federale di cui Monaco è capitale, ndr) è uno Stato molto conservatore, vale a dire che la destra è solo relativamente debole. Ma non possiamo certo chiudere gli occhi davanti al fatto che appena tre anni fa alcuni neonazisti erano pronti a piazzare delle bombe che avrebbero ucciso migliaia di persone, e non solo ebrei. Anche per questo molti leader tedeschi di primo piano erano presenti alla cerimonia di deposizione della prima pietra della nuova sinagoga».

Questo piano terroristico ha forse sollevato dubbi sull’opportunità di costruire una nuova sinagoga ed un nuovo centro culturale ebraici così ben in vista nel centro della città? Ellen mi risponde di getto, in modo accorato: «Ma noi possiamo convivere in pace». E questo il punto. Perché una parte della comunità di Monaco, che risiede qui da secoli ed è ben integrata, dovrebbe auto-relegarsi ai margini della vita cittadina? «Le minoranze ebree e la comunità non ebrea condividono moltissime cose. Non siamo più nel Sedicesimo o nel Diciassettesimo secolo, quando gli ebrei vivevano reclusi nei ghetti. Questa stessa tavola calda in cui siamo sedute accoglie tante persone non ebree. Tantissimi avventori non si rendono nemmeno conto che qui servono pietanze ebraiche. È una tavola calda come tutte le altre. Oggi noi ebrei siamo più fiduciosi, e per questo cerchiamo dei reali interlocutori, qui a Monaco».

Pochi metterebbero in dubbio il fatto che, a 68 anni di distanza dalla Notte dei Cristalli e dopo mezzo secolo costretti a praticare la propria fede in sinagoghe allestite nei cortili interni dei palazzi, la comunità ebraica è tornata nel luogo cui appartiene: il cuore di Monaco.