società

#Aleppo: la follia della guerra su Twitter

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 15 dicembre 2016

Seguire una guerra come quella siriana su Twitter può essere un'esperienza agghiacciante.. "Come si può reagire a tutto questo?" si chiede il mondo. La coesistenza tra la quotidianeità e gli orrori della guerra, in un tweet.

Analizzare una tragedia attraverso un social come Twitter è sempre un'esperienza.

Basta cliccare sul link dei nuovi tweet per riceverne almeno 250 nuovi tweet che parlano di orrori, disperazione e impotenza. Tutti sono raggruppati sotto lo stesso hashtag: #Aleppo. I tweet sono un macabro mix di immagini agghiaccianti che raffigurano le strade siriane coperte da macerie e corpi privi di vita, postate da chi è in questo momento lì, e di commenti scioccati di chi le vede dall'esterno. 

267 nuovi tweet.

Immagini devastanti, richieste di soccorso, appelli al mondo intero affinché si prendano dei provvedimenti. E poi ci sono i messaggi di addio dei moribondi, che ancora non sono del tutto pronti ad andarsene. Dal canto suo, il mondo intero annuncia tutta la sua vicinanza: "Siamo accanto a voi", "Preghiamo per voi". Altri si chiedono: "Perché Kayne West spopola sul web mentre le persone ad Aleppo muoiono?". Si postulano paragoni con Sarajevo, Srebrenica, il Ruanda e la rivolta di Varsavia nel 1944. "Che ne è stato del 'non dovrà accadere mai più'?". Le accuse continuano: L'Unione europa ha chiuso i confini. La colpa è la sua. Obama ha lasciato che la Siria superasse la linea rossa, anche lui è colpevole. Nuovi post vengono pubblicati freneticamente con l'hashtag #saveAleppo.

366 nuovi tweet.

Grazie all'appoggio offerto dalla Russia a partire da novembre, il regime di Assad è riuscito a conquistare la parte est di Aleppo. Sono soltanto pochi chilometri, eppure vengono da mesi bombardati e messi sotto assedio. L'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'ONU denuncia l'esecuzione di 82 civili ad Aleppo, trucidati direttamente per strada.

209 nuovi tweet.

"Chiamate i vostri parlamentari e i vostri governi e scrivete loro, esortandoli a porre fine al genocidio!" scrive Lina Shamy su Twitter. Qualcuno prima o poi risponderà. "Scrivete una mail all'ambasciatore russo a Bruxelles" posta su Facebook una ragazza francese con tanto di indirizzo privato dell'ambasciatore. Una ragazza polacca che vive a Berlino è talmente provata che propone di organizzare una marcia solidale da Berlino ad Aleppo. A Istanbul, a Londra, a Parigi e in altre città le persone sono scese spontaneamente in strada contro il massacro dei siriani. Altri postano immagini e articoli che si girano tra amici o chiudono proprio la bacheca. "Oggi mi sento una fallita. Sono una corrispondente di guerra da quasi 25 anni, eppure non sono stata in grado di cambiare le cose", scrive la giornalista Janine di Giovanni

Aggiorniamo la pagina.

317 nuovi tweet.