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Aggressioni di Colonia: la società sta affrontando il vero problema?

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016

(Opinione) In seguito alle aggressioni sessuali della notte di Capodanno a Colonia, i media hanno evidenziato il fatto che gli assalitori fossero "di origine araba e nordafricana". Subito in Germania si sono scatenati disordini e la Merkel è stata presa di mira per le sue politiche di accoglienza. Ma la società, concentrandosi sulla nazionalità dei responsabili, sta affrontando il vero problema?

Alcune settimane dopo le aggressioni a Colonia è stato arrestato il primo uomo, un richiedente asilo algerino di 26 anni. Il giro di vite è iniziato, si cerca di portare i responsabili di fronte alla giustizia. Nonostante ciò, i dibattiti su queste aggressioni restano per la maggior parte incentrati sulla tematica dell'origine dei presunti colpevoli.

"Siriani contro il sessismo"

La reazione dei media in seguito alle aggressioni ha spinto i rifugiati siriani di Colonia ad organizzare una manifestazione nella città, con lo slogan "Syrer gegen sexismus" (Siriani contro il sessismo). Lo scopo è quello di dimostrare che ciò che è accaduto la notte di Capodanno non riflette la loro mentalità né la loro cultura. Non sono venuti in Germania per commettere crimini.

Durante il raduno Oula Suliman, 21 anni, ha dichiarato a Deutsche Welle: «In Siria non mi è mai successo nulla del genere». Ha spiegato che, se qualcuno l'avesse aggredita per le strade di Damasco, altri uomini sarebbero corsi a difenderla. Caitlin Duncan, una studentessa americana che la notte di Capodanno si trovava lì, nella folla di fronte alla stazione, sarebbe certamente d'accordo con quest'affermazione. Dopo aver perso di vista il suo ragazzo, che aveva con sé la sua borsa e il suo cellulare, è scoppiata in lacrime, ma un gruppo di rifugiati siriani è venuto in suo aiuto. L'hanno protetta circondandola e scortandola tra la gente finché non ha ritrovato il suo ragazzo.   

Un insuccesso delle forze dell'ordine?

Ciò che non si dovrebbe mettere in secondo piano è la portata e la motivazione delle aggressioni. Sono più di mille gli uomini segnalati, che avrebbero molestato delle donne davanti alla stazione centrale. Nei giorni seguenti centinaia di donne hanno effettivamente sporto denuncia. In uno spazio così affollato, con le forze di polizia schierate in occasione delle celebrazioni per il nuovo anno, come è stato possibile che così tanti uomini potessero riuscire a coordinare i loro attacchi?

Katja L, che quella notte era in piazza, ha raccontato al Kölner Express: «Abbiamo camminato in mezzo a questo gruppo di uomini, siamo passate attraverso quel "corridoio" che si era formato tra loro... Mi hanno palpeggiato dappertutto... Anche se urlavamo e li colpivamo, non smettevano. Ero sconvolta e penso che in quei 200 metri mi abbiano toccato almeno 100 volte». Certamente un fatto simile avrebbe dovuto attirare l'attenzione dei poliziotti presenti, ma sembra che questi non siano stati capaci di intervenire per fermare quello che stava accadendo. Se si vuole assicurare la pubblica sicurezza in futuro, è necessario comprendere come sia stata possibila una serie di attacchi di questo genere, invece di concentrare il dibattito sulla provenienza degli assalitori.

Una questione globale

Stupri, violenze, molestie sessuali e verbali sono tematiche che non si limitano ad una sola nazionalità o cultura. Tuttavia, il sito belga LeVif.be ha pubblicato un articolo in cui si spiega che queste aggressioni sarebbero il risultato di una «frustrazione sessuale», dal momento che gli uomini mediorientali hanno un accesso limitato alle donne. L'autrice propone un paragone con quello che è accaduto in Egitto, quando un gruppo di uomini ha circondato e molestato delle giornaliste in Piazza Tahrir.

Se la portata dei fatti di Colonia è in qualche modo paragonabile a ciò che accade nei Paesi arabi, concentrare l'attenzione esclusivamente su questo esempio significa non voler guardare in faccia il problema. L'Occidente sembra dimenticare che all'interno del mondo arabo esistono differenze geografiche e culturali consistenti. Esistono, ovviamente, differenze culturali tra l'Oriente e l'Occidente, ma sostenere che questo tipo di violenze siano un problema esclusivamente loro (e che la società occidentale abbia liberato completamente le donne da tali problemi) significa non essere realisti.

Nel 2014 l'Agenzia europea dei diritti fondamentali ha pubblicato uno studio intitolato: "Violenza contro le donne: un'indagine a livello dell'Unione Europea". Le statistiche mostrano che una donna su tre a partire dai 15 anni ha subito una qualche forma di violenza fisica e/o sessuale, e una donna su 20 (il 5%) è stata vittima di stupro a partire da quella stessa età. Tra coloro che avevano subito violenza da parte di un uomo diverso dal partner, una donna su 10 ha dichiarato che all'episodio avevano partecipato più aggressori. Si tratta di dati molto preoccupanti considerando che, vista la delicatezza dell'argomento, dai sondaggi generalmente emergono numeri più modesti di quelli effettivi.

Non affrontando il vero problema, non rendiamo giustizia a quelle donne che hanno coraggiosamente denunciato le violenze subite la notte di Capodanno. Trovare i colpevoli è fondamentale, ma (ancora una volta) è altrettanto necessario comprendere come sia stato possibile che ciò sia accaduto in un luogo pubblico e con tali proporzioni.

Non si risolve nulla chiedendo che gli immigrati siano rispediti nel loro Paese o concentrandosi sulla "educazione" da impartire a coloro che arrivano. Le molestie sessuali esistono, sono esistite già prima che si presentasse la crisi migratoria, e probabilmente continueranno ad essere una delle sfide più grandi per la società. Anche se l'Europa dovesse decidere di chiudere le sue porte.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Brussels.