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Ad Istanbul lo spettacolo deve continuare

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2017

(Opinione) In un anno di devastanti attacchi terroristici Istanbul spicca come forse la più pericolosa città d’Europa. Oltre 140 persone sono state uccise in grandi attacchi terroristici, per non parlare del fallito colpo di stato delle forze armate turche. Ma questi eventi non hanno fermato i turisti venuti a visitare l’antica città.

Non sono un tipo spericolato. Ho prenotato i miei biglietti all’inizio di luglio, appena prima del colpo di stato. Da molto tempo Istanbul è sulla mia lista di luoghi da visitare, e anche se il Regno Unito ha sconsigliato ogni tipo di viaggio verso il confine con la Siria, Istanbul si trova a più di 1000 km a Ovest. È stato solo la notte precedente al mio arrivo, seduto nell’ambiente asettico dell’aeroporto di Doha in Qatar, che ho avuto la notizia di un attentatore suicida e di un’autobomba che hanno preso di mira la polizia fuori del Vodafone Arena Stadium di Beşiktaş, uccidendo 44 persone.

Il Beşiktaş è una delle più grandi squadre di calcio della Turchia, e l’attacco del 10 Dicembre equivale al bombardamento dell’Old Trafford o dello Stadio Olimpico. Tuttavia, al momento dell’atterraggio ad Istanbul, la notizia degli attacchi non si era ancora diffusa. Non ho avuto alcun problema ad attraversare l’aeroporto Sabiha Gökçen. La prima a parlare dell’accaduto fu la receptionist dell’hotel, la quale visibilmente scossa disse che non avrei dovuto rimandare la visita della città e che lei stessa sarebbe andata ad una partita di calcio proprio quella sera. Un avviso negli ascensori dell’hotel mi informò che lo stato di emergenza, in vigore sin dal colpo di stato di luglio, "non avrà alcuna influenza sulla democrazia e sulla vita quotidiana delle persone".

L'avviso in ascensore: 

Gentili ospiti,

 Grazie per essere venuti nella nostra bellissima città. Vorremmo gentilmente informarvi del fatto che lo stato di emergenza è stato dichiarato dal nostro governo soltanto per migliorare la regolamentazione legale, quindi non avrà alcuna influenza sulla democrazia e sulla vita quotidiana delle persone in tutto il paese, dato che continuiamo a vivere la nostra vita in tutta sicurezza. Vi chiediamo di non preoccuparvi per la sicurezza e vi auguriamo una buona permanenza.

La receptionist aveva ragione: quel giorno Istanbul splendeva sotto il sole invernale. Tutto era aperto, le strade erano piene di persone scese a far compere e il Ponte di Galata pieno di pescatori, come al solito. Ad ogni modo l’avviso nell’ascensore dell’hotel era poco accurato: poliziotti armati erano appostati ad ogni bazar, e le borse venivano controllate all’entrata di ogni museo. E quella sera, mentre vagavo per il quartiere turistico di Sultanahmet ho realizzato di essere uno dei pochi turisti rimasti nella città. All'ora di cena ho superato un ristorante vuoto dopo l’altro  prima di scegliere un posto dall’aria accogliente, i cui soli clienti erano quasi tutti parenti del proprietario.

Secondo il Ministero della Cultura e del Turismo turco, in 11 mesi, fino a novembre 2016, sono arrivati 10.000 turisti in meno, una perdita di oltre un terzo del totale. I turisti sono stati spaventati dall’ISIS, dal colpo di stato e dal TAK (il gruppo armato curdo dietro gli attacchi del Vodafone Arena), che hanno intimato agli stanieri di stare alla larga. Il ristorante vuoto in cui ho mangiato riflette la tragedia finanziaria di un paese il cui 5% dell’economia e l’8% del mercato del lavoro dipendono dal turismo, secondo i dati del World Tourism Council. Infatti, l’unico paese in cui, nello stesso periodo, si è registrato un aumento significativo del turismo rispetto alla Turchia è l’Arabia Saudita.

Il cosmopolitismo di Istanbul è racchiuso nella sua stessa geografia: si può salire su un traghetto in Europa e arrivare in Asia in 10 minuti. Lo stesso vale dal punto di vista storico: per 916 anni l’Hagia Sophia è stata una chiesa, poi una moschea e oggi è un museo. Tuttavia i 10 anni di regime autoritario mascherato da democrazia di Recep Tayyip Erdogan hanno reso Istanbul un luogo anomalo in Turchia. Da quando che la Turchia si sta riavvicinando alla Russia e al Medio Oriente – con un fondo di investimento da 20 miliardi di dollari tra la Turchia e il Golfo annunciato a gennaio – gli islamisti si sentono più forti. I finanziamenti  per la direzione degli Affari Religiosi sono stati quadruplicati nel 2015, e il 30 dicembre 84.000 moschee hanno diffuso sermoni in cui dichiaravano i festeggiamenti di Capodanno "illeggittimi".

Ortaköy, il sobborgo in cui si trovava il locale notturno “Reina”, è una reliquia di quella giovanile, cosmopolita e ora “illeggittima” Istanbul.  Quando l’ho visitata ho visto un tipico sobborgo universitario – studenti con cappellini, alcol a fiumi e un reporter che intervistava i passanti su un’alimentazione sana. Quello che non ho visto è stato il licenziamento di massa dei loro professori – ogni rettore nel Paese è stato sospeso dopo il colpo di stato – o la chiusura di più di 160 canali di informazione. Rispetto agli attacchi terroristici, la scomparsa della variegata cultura di Istanbul non risulta immediatamente visibile ad uno straniero in un viaggio di soli 4 giorni.

Ho ricordi splendidi di Istanbul, dallo speziato caffè turco alla neve che cade sulla Moschea Blu. Non mi mancherà l’estenuante tensione con cui gli abitanti di Istanbul devono convivere tutto l’anno. La guerra che va avanti in Siria e l’interruzione delle trattative di pace con i curdi non renderanno sicura la città, e il parlamento turco sta per concedere al presidente Erdogan sempre maggiori poteri. Ho paura per luoghi come Ortaköy e non riesco a non pensare che la città che ho visto sta per cessare di esistere.