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A Parigi, lezioni di “risate”: ridi e lascia ridere.

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2011
Articolo pubblicato il 17 ottobre 2011
Ridere per il solo piacere di ridere. In piedi, seduto, con la testa all’insù, la testa all’ingiù, di giorno, di notte e, soprattutto, in compagnia. Perché ridere a crepapelle è una cosa seria. Cafebabel.com si intrufola in un corso parigino di tre lezioni di “yoga della risata”.

Vincennes, Parigi. Un foglio che spunta fuori dal palazzo ci indica il cammino: “Club delle risate, tutti i martedì dalle 19 alle 20”. Freccia a sinistra. Seguiamo le indicazioni, ci sbarazziamo della vergogna e del senso del ridicolo lasciandoli sul tappeto all’ingresso, ed entriamo in una delle sale multiuso che, all’occorrenza, possono servire sia da scenografia per opere di teatro infantili, sia per riunioni di condominio. “Ciao, sono qui per il corso di risata”.

Lezione n°1: A Roma, fai come i romani

“Sì, è qui; benvenuta, stiamo aspettando che arrivino tutti per iniziare”. La professoressa, Martine Medjber, una celebre e conosciuta “risologa”, ci spiega la struttura del corso. Per prima cosa, degli esercizi di rilassamento e riscaldamento, poi, dei giochi e, finalmente, si dà il via alle risate incontrollate…alzi un sopracciglio e annuisci. La signora Medjber è una professoressa un po’ particolare. Non porta il camice bianco e non incute il terrore autoritario come i suoi colleghi: “Prima ero una psicoterapista e ora mi dedico solamente a ridere”. Però rimane sempre un corso. E quindi c’è sempre l’alunno che arriva tardi, quello indisciplinato (che ride più del dovuto) e quello dell’ultimo banco che è riservato e osserva il panorama lasciandosi andare, ogni tanto, a qualche risatina. E poi ci sei tu, con il tuo scetticismo iniziale e il tuo vestito a fiori senza tasche in cui nascondere la timidezza.

Stretching vario, giochi estivi da campeggio (imitazione di animali, giochi di parole, il “telefono senza fili”) e già sei pronto per la metà della lezione: ridere. Tutti stesi a terra in cerchio a ridere in modo incontrollato, pance che si alzano e si abbassano e risate da farti spettinare i capelli. Così fino a che non si riesce a smettere.

Lezione n°2: e tu, perché sei qui?

Questa risoterapia o, come viene chiamata dagli esperti della materia, lo “yoga della risata”, non vuole insegnare a sbellicarsi dalle risate, come afferma Yoëlle, animatrice di uno di questi club e partecipante del “laboratorio settimanale di Martine Medjber”: “l’obiettivo è ridere in maniera collettiva”…e con altri adulti perché, secondo la professoressa, “i bambini non hanno bisogno di ridere perché lo fanno sempre”.

“Viviamo in una società materialista, e non ridiamo più”

Yoëlle dice che ognuno “viene a trovare quello che sta cercando”. Aurélie, che partecipa al laboratorio per la terza volta, ammette: “mi fa stare bene”. Riconosce di sentirsi unita al gruppo di alunni pur non conoscendoli. . Maureen trova in questo club uno “spazio di libertà” nel quale riesce addirittura a “sollevarsi per effetto dell'iperventilazione”. E non è la sola. Diverse persone, alla fine della lezione, erano d’accordo nel dire che queste sessioni permettono loro di “essere se stessi”. Riconoscono che non importa molto cosa pensa di loro la gente, perché nella vita di tutti i giorni indossano una “uniforme”, sono stufi delle norme sociali e quindi questi corsi danno la possibilità di fare tutte le stupidaggini del mondo, di liberare quegli impulsi che si reprimono nel vivere quotidiano per colpa di quanto detto prima. Perché, come ci dice Yoëlle, “viviamo in una società materialista, e non ridiamo più”.

Lezione n° 3: l’università della risata esiste

Il Dottor Madan Kataria inventa lo yoga della risata nel 1995 e nel 2000 si creano club di risate in tutto il mondo. Il laboratorio di Martine è uno dei tanti proposti da una delle scuole eredi dell’insegnamento del Dr. Kataria, l’Ecole International du Rire che, come il nome stesso indica, è internazionale. Fondata da Corine Cosseron nel 2002, è la prima scuola internazionale di risate. E’, per capirci, l’università della risata. Puoi farne parte come studente o come professore e le attività presenti hanno diverse tariffe, dalle lezioni di riso completamente gratuite, fino alle giornate ludiche a 99 euro. Ci sono anche corsi per diventare “esperti in risologia” ai quali partecipano, solitamente, i terapisti. Una volta terminata la formazione, potrai mostrare al nonno un nuovo titolo: “animatore di club della risata”. E quando aggrotterà la fronte e ti domanderà: che roba è?, gli potrai rispondere che è nostalgia per l’infanzia perduta, voglia di scappare dalla società o, semplicemente, un modo per ricordare che nella vita c’è bisogno di ridere.

Il fatto è che, anche se non si è ancora riusciti a scoprire la strada che porta alla felicità, esiste gente disposta a trovare scorciatoie e la risata, soprattutto se è collettiva, è una tappa obbligatoria del tragitto. Quindi sono sicura: da grande voglio fare la risologa.

Il 6 maggio 2012, si celebra la giornata internazionale della risata.