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A Napoli il turismo è ancora un treno lento

Articolo pubblicato il 26 settembre 2014
Articolo pubblicato il 26 settembre 2014

Napoli è una città bellissima, ma il turismo non decolla o meglio è un treno lento, come quello che collega la città alla meraviglia di Pompei. Ecco un reportage dal punto di vista di uno straniero che vuole capirci qualcosa. 

Prendere un treno da Napoli a Pompei è un’esperienza di un altro secolo. I traballanti vagoni stile metropolitana si trascinano per le piane desolate attraverso città orribili verso i resti di una delle rovine dei tempi romani meglio conservate: Pompei. La gente suda. L’aria condizionata non funziona. Niente di simile ad altre esperienza turistiche in destinazioni europee. 

«Molti turisti non vogliono prendere il treno», dice Federica Rubino, coordinatrice guida turistica al terminal traghetti del Porto di Napoli, «è molto lento, sembra vecchio e pericoloso. Piuttosto prenderebbero un bus a noleggio. È una questione di immagine, il governo non si preoccupa dei dettagli». 

Nel mondo del turismo da tre anni, ha lavorato gratis nelle reception di alberghi prima di avere un lavoro retribuito, ma il suo sogno è diventare guida turistica a Napoli. Per adesso passa l’estate lavorando al porto cittadino, il secondo più affollato al mondo dopo Hong Kong per volume di passeggeri. «È quasi impossibile fare la guida durante l’inverno, per questo sto studiando per diventare traduttore», continua Federica. «Un tempo c’era un esame per guide turistiche ogni tre o quattro anni, ora sono sette anni che non c’è ne uno. Il governo ha tagliato le risorse a causa della crisi», conclude con amarezza. 

Nel capoluogo campano oltre 46 giovani su 100 fra i 15 e i 24 anni sono senza lavoro. Del resto, l’alto tasso di disoccupazione è endemico nel sud del paese che ha perduto parte della sua popolazione emugrata nel nord e nel resto d’Europa. 

Claudio Todisco, manager del centro informazioni turistiche InfoPoint, ritiene che «il problema sia politico». Secondo il direttore «le risorse storiche, culturali, naturali e balneari della città dovrebbero bastare a dare impiego ai giovani», invece questi procedono per «apprendistati infiniti, il più delle volte non retribuiti». «È incredibile che gli studenti che escono dalle universitàe parlano diverse lingue e finiscano disoccupati», conclude.

La squisita culla della pizza

Napoli è un misto di stade strette, preziose sculture rinascimentali, chiese antiche, viste mozzafiato e una gastronomia universalmente lodata. Ci puoi trovare il famoso "Cristo Velato" di Sammartino, catacombe paleocristiane e la culla della pizza e delle sfogliatelle.

Eppure, il turismo napoletano non è al passo. «Napoli possiede arte e cultura. È una bellissima città. Ha un buon clima e una gastronomia meravigliosa, ma l’industria del turismo non ha avuto il successo che merita», dice Nicolino Castiello, presidente del corso di laurea in turismo all’Università Federico II.

Il turismo «è stato disprezzato per secoli nel Sud, mentre si scommetteva sullo sviluppo industriale, che è stato arrestato dalla crisi». Secondo Castiello i problemi principali che la città affronta sono «l’industria dell’ospitalità inadeguata, la cattiva gestione politica, la microcriminalità e una cattiva immagine». 

Il professore spiega che «la maggior parte dei turisti che arrivano in città si muovono direttamente per altre destinazioni». E Federica conferma che «quasi tutti i clienti vanno direttamente a Pompei o sulla Costiera Amalfitana. Non si capisce perché nessuno rimanga città.

Le destinazioni balneari di Sorrento, Capri e Amalfi sono auto-sufficienti in termini di risorse umane. «Hanno lavoratori locali a sufficienza per sostenere la domanda, così che Napoli non trae beneficio da quel turismo, fatta eccezione per pochi operatori turistice e guide a Pompei», dice Ettore Cucari, presidente di Fiavet Campania-Basilicata, il ramo regionale della Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo.

Ombre di pericolo

L’immagine della città non aiuta. I media hanno dipinto un duro ritratto di Napoli, mostrandola come una città pericolosa. Christopher Prentice, ambasciatore britannico in Italia, ha denunciato gli alti livelli di criminalità contro i turisti in città lo scorso agosto.

Nino Daniele, assessore alla cultura e al turismo, ha replicato in un’intervista a "Napoli Oggi" che la città non è «una delle più pericolose al mondo», ma che al contrario si potrebbe dire questo di Londra. 

Anche il professor Castiello è d’accordo. «È chiaro che c’è un problema con il crimine e il micro-crimine organizzato, ma non c’è un rischio significativo di violenza contro i turisti», spiega. Questo si aggiunge a un problema di «ospitalità e trasporti urbani», che rendono sgradevole la città.

«Il turismo napoletano si sta riprendendo, ma stiamo solo recuperando quanto perso negli anni precedenti. Mentre il resto del mondo avanza con tassi del 6%7%, noi lo facciamo a tassi dello 0.1%. Ciò spinge molti più giovani a emigrare o verso la criminalità», conclude il professor Castiello.

La risposta della società civile

Per rompere questo circolo vizioso la società civile si sta rifugiando nell’impiego autonomo e la cooperazione. «Le associazioni stanno lavorando duramente per migliorare l’industria turistica di questa città», dice Daniela Ruggiero, manager dell’associazione culturale TECLA, che sta per aprire il proprio Bed&Breakfast.

Insieme ad altre organizzazioni, TECLA è stata responsabile per la pulizia di alcuni quartieri, l’organizzazione di escursioni in kayak lungo le coste e il supporto a giovani disoccupati attraverso corsi di lingua.

Ma ci sono tanti gruppi auto-organizzati in città. Uno è l’Associazione Gaiola che ha allestito e gestisce una riserva naturale sottomarina che si può visitare in barca o con immersioni guidate. Un’altra è Napoli Sotterranea, che si occupa delle centinaia di chilometri di tunnel sotto il centro cittadino, accanto alle rovine greche e romane.

«Non riceviamo supporto dal governo o dal municipio», spiega una delle guide volontarie di Napoli Sotterranea, che preferisce rimanere anonimo. «Siamo completamente auto-finanziati, e dobbiamo coprire tutte le nostre spese e la manutenzione dei tunnel con quello che ricaviamo dai biglietti per l’ingresso».

Fuori per i campi, i treni lenti si trascinano tra la capitale del Sud e le rovine di Pompei. Il sole splende e Federica Rubino accoglie altri turisti al porto per poi condurli verso un autobus per Pompei, rapido e con l’aria condizionata.

Napoli, il treno lento del Sud, è un gioiello dimenticato. Un gioiello opaco, scomodo a volte, ma con una storia unica. Mentre l’intera regione soffoca per gli effetti della crisi, sempre più passeggeri prendono gli autobus veloci per Pompei, direttamente dal porto. Non vogliono ancora prendere il treno.

L'autore e l'equipe Cafébabel che ha realizzato il reportage di Napoli desiderano ringraziare Cafébabel Napoli, in particolare Thai Correa da Mota e Valerio Bruner per il loro aiuto.

Quest'articolo fa parte di un'edizione speciale dedicata a Napoli, nel quadro del progetto eu in motion lanciato da Cafébabel con il sostegno del Parlamento Europeo e la Fondazione Hippocrene. Troverete presto tutti gli articoli del dossier sul nostro sito.